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creatività, cooperazione, condivisione
Updated: 10 min 26 sec ago

Enrico Piscitelli: La minima importanza

Dom, 14/03/2010 - 10:04pm

Prendere il caffè seduti in un bar, decidere che è il momento giusto per baciare una ragazza, scappare da una verità insostenibile, lasciarsi convincere dallo zodiaco, non riuscire a dire la verità.
Come dice il titolo dell’ultima di queste quindici storie, inutile è voler capire. Perché tutto questo che importanza ha, in fondo? Sono solo attimi della nostra vita, frammenti, storie senza inizio e senza fine, per raccontare come viviamo nella nostra bolla per pesci.
Enrico Piscitelli ha curato l’antologia di autori esordienti “Rien ne va plus” (Las Vegas, 2009). I suoi testi sono comparsi sulle più importanti riviste italiane di narrativa: “Il primo amore”, “inutile”, “Colla”, “Collettivo Soda”, “Carmilla”, “FaM”, “Vibrisse, bollettino”. È nato a Trani, e – dopo aver vissuto a Milano, Forlì, Malaga ecc. – a Trani è tornato.

Titolo: La minima importanza
Autore: Enrico Piscitelli  (illustrazioni di Alice Costantini e Sara Pavan)
Collana: I Jackpot
Uscita: febbraio 2010
Pagine: 91
Prezzo: 10 €
Isbn: 978-88-95744-13-1

Candidati (quasi) web 2.0

Sab, 13/03/2010 - 5:09pm


Candidati (quasi) web 2.0

Arturo Di Corinto per
Il Sole 24 ore – Nova
del 11 Marzo 2010

Qualcosa è cambiato nel rapporto fra i politici italiani e la rete. I candidati alle regionali 2010 sembrano aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l’uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto. I siti volantino e i blog chiusi ai commenti, con fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale sono quasi spariti.
Il cambiamento si nota nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, videoclip, suonerie, e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica ed enfatizzano all’eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l’elettore.
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l’avversario ribaltandone il messaggio. Mentre quasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare.
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il social network Grande Venezia e un’applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi da candidato sindaco. Il partito di Vendola ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Invece Emma Bonino sfrutta al meglio il ricco archivio digitale di Radio Radicale. Ma il più tecnologico sembra il sito del candidato Pdl in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro Sms sul sito. E data l’enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l’unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L’Italia dei Valori fa un buon uso di video professionali per presentare i suoi “11 punti”, in Campania l’accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e la messaggistica Sms che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori.
Il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Sharethis, il sito di De Luca offre invece, come altri, un’utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un’imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l’uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete.

Patrizia Garofalo, “Il cordone d’argento” di Matteo Veronesi

Sab, 13/03/2010 - 5:04pm

“Ll’uomo prova la propria esistenza entrando ed uscendo da porte oscure” 

                                                                                     Pablo Neruda

“…Un dì vedrete/ mendìco un cieco errar sotto le vostre/ antichissime ombre, e brancolando/ penetrar negli avelli, e abbracciar l’urne/ e interrogarle…”.

Il mendìco cieco, a tentoni, abbraccia le tombe, le rende fisiche esistenze, le strappa al freddo della pietra, al tempo e anche al dolore inconsolabile,  restituendo loro parola che chiede e aspetta risposte ad interrogativi che permettono la coesistenza della vita con la morte.

Nel prologo di Matteo Veronesi, l’immagine di Omero assume la connotazione della cecità che vede l’uomo nomade a se stesso; non è oblio, ma immersione nel fiume di Siddartha (secondo l’etimologia tedesca del “colui che cerca”) per risorgere  tramite la poesia. Essa può infliggere dolore ma è l’unica Sibilla a fornire responsi. Ascoltati, essi ridonano vita e resurrezione, erba viva e tenera al passare delle stagioni, penetrazioni nella terra e nell’anima e coesistenza con chi sembra averci lasciato per sempre.

Il vivere per ricordare e il morire per rimanere cordone d’argento palpitano nella penna dell’autore, nella casa dei ricordi, nelle fotografie rimaste, nell’infanzia, nelle parole degli avelli e diventano poesia eccezionalmente compiuta e  restituzione d’eternità. Entra piano, quasi di nascosto, a passo leggero nei versi-frammenti, l’autore; cita da Omero a Pessoa, li ridefinisce nel dolore comune degli uomini e se ne fa schermo: “a casa del poeta non si piange”. “E nell’oblio ho cercato la memoria/ nel silenzio la voce, le mute/ armonie dell’inchiostro -/ io ho cercato la vita/ nella morte/”

Quattro ossimori (“oblio/memoria”, “silenzio/ voce”, “mute/ armonie”, “vita/morte”) iniziano e segnano la percorrenza della raccolta insieme al contrasto dei titoli. “Cordone d’argento” viene ad indicare una permanenza  che si oppone al significante “ frammenti”. Dal grembo inscindibile della madre, l’esistere del figlio si frantuma nei singhiozzati versi per la sorella.   Nell’ampia spazialità del respiro poetico le antitesi dell’animo armonizzano musiche e silenzi, e proprio da essi vibrano in realtà contrapposte ma com-prese.

“Che possa ora il pianto/ farsi ritmo, musica, il lamento/ possano ancora questi versi lievi/ incantare l’abisso”.

E nell’equilibrio di tematiche tragiche espresse in uno stile che dipinge il cielo e sale come una preghiera senza affondare mai nella cupezza, la poesia di Veronesi acquista la pienezza di un volo.

“Nel buio della mente come un soffio d’organo”, la memoria del mare, la luminescenza della lacrima, la quotidianità di gesti comuni, del gatto di casa (“forse sentiva stringersi/ intorno alla tua luce il cerchio d’ombra”), il tempo lungo ed estenuante della malattia (“forse era solo il ritmo stento/ di quei poveri versi il cordone/ d’argento che ancora ti teneva/ legata al tempo”; “e dolce come il miele o il sonno, e tenue/  trema nella memoria la tua immagine”).

Tutto viene a scandire lentamente il dissolversi di noi per un abisso di pace: “Il più grande/ dei piaceri è la fine/ del dolore mormoravi/ con un sorriso stanco, quando ancora tenevi la tua via/ celata, con amore, ai nostri occhi”, in spazi ampi e tempi lunghi (anche il verso 4  del poeta è inconsueto nella  metrica alla sua normale brevità di stile), sacrificalmente donati nel silenzio  consapevole della fine.

Un passero che vola subito via dalla stanza, una fotografia (“il fermo simulacro/ che di te mi rimane”) accompagnano con corone di versi la morte come catarsi del dolore per una vita “altra” dove potremmo in verità scorgere l’intreccio vero della menzogna terrena che ha retto i fili di uno stolto burattinaio, clownesco , fingitore , “buffone”.

Nei “Frammenti per la sorella” il poeta si apre al lettore ancora schermato  da un breve prologo o “inusuale coro”, atto a distanziare il tempo della sofferenza, i sommovimenti, le cadute, lo stordimento, ”lo schianto” e “la mortale quiete”.

La poesia si fa verso frantumato, spazio bianco, spesso lapidario, amore amato, perso e non del tutto perdonato, più che frammenti si colgono brandelli di carne, lacerti, strappi, disagio profondo; è la caduta, scrive e spiega lo stesso poeta, della “ trinità del dolore”. “Tu cercavi la gioia/ che splende oltre il buio/ e oltre la luce, l’amore/ che non chiede un volto o una voce/ per essere vivo”; “ho cercato/ in lungo e in largo un codice per i miei pensieri”.

La parola non sempre trova se stessa, si sillaba in fogli, nella condizione disarmante di non riuscire a definirsi e immaginarsi argine al dolore; si sovrappone ad altre, si cancella, si riscrive, macchia il foglio, lo brucia, lo carezza ed è sempre inadatta proprio quando cerchiamo smarriti il nostro codice d’amore e dolore: “Forse è in quel bianco nulla/ in quella pace ghiacciata che ora giace/ per l’eterno velata/ la tua voce”; “Forse era la tua sorte… fattasi bianca tenebra a confondere/ l’esile trama dei miei giorni”; “Perdonami se non vedrò gocciare nel silenzio/ del cuore le tue ardenti lacrime di porpora”. Tornano le figure retoriche care all’autore, ma in un ritmo incalzante, ossessivo; il ritmo si spezza, diventa pianto trattenuto, balbuzie dell’anima, precipizio del sé verso una solitudine  abissale, urlo tacito e assordante. Neanche il silenzio ha pace e si colora di porpora, di sangue.

E in queste continue dissimmetrie l’autore si misura con la vita e con la morte come un gigante dal cuore fragile.

 

                                                                                            Patrizia Garofalo 

 

 

Il libro può essere scaricato gratuitamente da qui: 

http://www.archive.org/details/IlCordoneDargento-FrammentiPerLaSorella

FESTA dei PIRATI 2.0

Ven, 12/03/2010 - 12:08pm

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Sabato 20, presso il Teatro Capranica, localizzato in pieno centro
storico a Roma, subito dietro l’angolo di Piazza di Montecitorio

FESTA DEI PIRATI 2

Potremo portare le voci e la gioia dei pirati direttamente nel cuore del potere, a 100 metri dal parlamento, con un enorme potenziale in termini di provocazione mediatica.

Il Capranica e’ un teatro suntuoso (accesso con scalinata di marmo, stucchi e candelabri) ma sopratutto bello grande (500 posti in platea,
300 in loggione).

Si tratta di un’ottima occasione per mostrare all’Italia che il movimento per i diritti digitali, con tutte le sue mille sfaccettature
e differenze, non e’ una confraternita di carbonari, ma un’onda maggioritaria e inarrestabile.

Tregua armata fra i politici e la rete

Ven, 12/03/2010 - 12:08pm


Candidati (quasi) web 2.0
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore
del 11 marzo 2010

http://novareview.ilsole24ore.com/articoli/46975

Dopo che Al Gore ebbe lanciato l’idea delle information superhighways, debitore dello slogan a un padre che si occupava di autostrade, si parlò di una nuova era ateniese della democrazia in cui il popolo avrebbe finalmente preso la parola e partecipato alla gestione della cosa pubblica grazie a Internet. Successivamente si sprecarono le analisi sul ruolo di Internet nelle elezioni politiche e si disse che finalmente i piccoli partiti avrebbero potuto gareggiare ad armi pari sulla rete grazie a una tecnologia che riduceva le differenze di budget, visibilità e consensi presso l’elettorato grazie a computer domestici e accessi flat-rate per il passaparola politico. Previsioni sbagliate, visto che a poco a poco ci si rese conto che quelli con più soldi avrebbero fatto i siti più belli, ingaggiato i migliori consulenti e realizzato i contenuti più adatti a creare sinergie con altri mezzi di informazione. La vicenda di Obama non è un’eccezione a questo processo definito di normalizzazione della rete. Obama era certo un candidato con una storia da raccontare, capace di intrattenere e di far sognare, con una larga base di militanti, ma soprattutto era sostenuto da una macchina elettorale che raccoglieva e reinvestiva soldi nella campagna via Internet per posizionarlo dentro e fuori il web e i social network meglio degli avversari. Da allora tutti hanno provato a copiarlo, con alterne fortune.
Il rapporto fra i politici italiani e la rete rimane invece un rapporto non facile, caratterizzato da diffidenze reciproche gonfiate anche da un giornalismo improvvisato e sensazionalistico. A complicare il rapporto fra Internet e politica, l’equiparazione tra Facebook e l’eversione degli anni 70, le denunce nei confronti dei blogger per un post di troppo, gli endorsement fasulli per questo o quel candidato.
Eppure approssimandosi la competizione elettorale, i partiti sembrano in parte aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l’uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto: i siti volantino e i blog chiusi ai commenti, fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale.
Qualcosa è cambiato, e si vede nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, tag cloud e messagistica SMS, videoclip, suonerie e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti striminziti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica e che enfatizzano all’eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l’elettore.
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l’avversario ribaltandone il messaggio. Mentre auasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding del proprio indirizzo e dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare. Ma nessuno, proprio nessuno, prova a fare l’esperimento che servirebbe: costruire il programma proprio e del partito in rete in completa trasparenza. Si chiama Wikidemocracy. La democrazia del Wiki.
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il suo social network Grande Venezia e un’applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi del candidato sindaco. Il partito di Vendola ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Il più tecnologico sembra il sito del candidato PDL in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro SMS sul sito. E data l’enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l’unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L’Italia dei Valori fa un eccellente uso di video professionali per presentare gli 11 punti del programma (assai commentati), in Campania l’accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e il servizio di SMS che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori. Molti non disdegnano la richiesta di finanziare la campagna con meccanismi tanto complicati da renderla inefficace.
Se il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Share this, il sito di De Luca offre, come altri, un’utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un’imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l’uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete. Come ha sottolineato Manuel Castells, l’approccio dei partiti al web 2.0 è tecnologico ma non concettuale perchè la macchina comunicativa resta in mano ai partiti e gli elettori rimangono sullo sfondo a fare da comparse.

Perché l’uso della rete in politica è un’arma a doppio taglio

Ven, 12/03/2010 - 12:08pm

Fonti Super Partes
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore
del 11 marzo 2010

I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in maniera abile per rivolgersi all’elettorato, dimostrando di aver capito l’importanza dei media sociali per veicolare il proprio messaggio. Molti elettori sembrano gradire e, da buoni tifosi, accettano l’amicizia su Facebook, postano qualche commento e si fanno veicoli virali delle proposte del proprio candidato. I più bravi favoriscono la nascita di gruppi che li sostengono dal basso come La fabbrica di Nichi (Vendola).
Ma mentre i politici si danno battaglia elettorale sul web, vari gruppi non partitici che fanno politica si contendono la scena su Internet. Prima era il Popolo Viola che organizzava in rete il No B-Day suscitando come reazione la proposta di un Sì Berlusconi Day, e poi Il Popolo del pomodoro – un gruppo su Facebook che scommette sulla maggior popolarità di un semplice pomodoro rispetto a Silvio Berlusconi- avvicinato, dopo il grande successo di iscrizioni, circa 600 mila, da un paio di politici lombardi per la cessione del logo (e dei contatti).
Ed è probabilmente questo il motivo per cui nelle ultime elezioni i partiti italiani, pur senza eccessiva convinzione, sono andati a caccia di candidati popolari in rete, e di questa esperti, anche se estranei alle logiche di partito. Una decisione che potrebbe penalizzare tale scelta se riconosciuta come strumentale, oppure premiarla come conclusione di un percorso di maturazione del rapporto di certi partiti, pochi, con la rete.
Ma se la rete si offre come piattaforma di comunicazione globale per rivolgersi agli elettori, rimane un’arma a doppio taglio per la politica.
Gli elettori che cercano informazioni attendibili sui candidati non vanno a leggere la loro biografia ufficiale, ma usano siti indipendenti che ne raccontano storia, inciampi e disavventure: Open Polis è fra questi il più accreditato. Questo sito tutto italiano per la politica trasparente, mantiene il database della storia personale di tutti i 130 mila politici italiani completa di incarichi, dichiarazioni e voti espressi durante la propria carriera politica. E prima di queste elezioni ha avuto anche un’altra trovata: quella di somministrare ai politici un questionario per autovalutare la bontà della propria azione politica e di governo. Hanno risposto in 100, in maggioranza dell’opposizione, e le loro risposte sono consultabili in rete. Sulla scia di Open Polis, la “Mappa del potere” di Casaleggio e associati che, recuperando un vecchio progetto non profit americano, They Rule (Sono loro a comandare), offre un ricco database e un software grafico per individuare i legami esistenti fra manager e imprese utile anche a ripercorrere le carriere aziendali dei candidati per prefigurare futuri rapporti fra gli eletti, la politica e il mondo dell’industria.
Altri gruppi fanno lobbying su questioni specifiche. L’Associazione per il software libero ha ideato una campagna, Caro candidato, in cui si chiede a chi corre per l’elezione di firmare un patto con l’elettore a difesa della diffusione del free software, da spedire via fax. Un gruppo di supporto su base territoriale si incaricherà di monitorare la fedeltà dell’eletto rispetto all’impegno preso. Il pressing di CaroCandidato ha portato alla creazione di un gruppo trasversale di parlamentari europei a sostegno del software libero.
Altre proposte rimangono per lo più allo stadio di idee, ma sono potenzialmente dirompenti. E’ il caso del sito wikidemocracy.org che offre uno spazio wiki dove costruire il programma con i partiti in maniera trasparente, mentre uno strumento non ancora importato in Italia, traccia la diffusione dei video politici dentro YouTube. Si chiama Videobarometro e categorizza i link generati tra i blog “conservative” e “liberal”, per misurare il movimento delle idee dentro i social network. Ma per i cyberelettori uno degli strumenti più potenti e più pericolosi per la credibilità dei candidati in rete rimane la cache dei motori di ricerca che non vuole saperne di rispettare uno spesso invocato e discutibile “diritto all’oblio”.

“Il cordone d’argento – Frammenti per la sorella”

Ven, 12/03/2010 - 12:04pm

 “ l’uomo prova la propria esistenza entrando ed uscendo da porte oscure” 

                                                                                     Pablo Neruda

“…un dì vedrete/ mendìco un cieco errar sotto le vostre/ antichissime ombre, e brancolando/ penetrar negli avelli, e abbracciar l’urne/ e interrogarle…”.

Il mendìco cieco, a tentoni abbraccia le tombe, le rende fisiche esistenze, le strappa al freddo della pietra, al tempo e anche al dolore inconsolabile  restituendo loro parola che chiede e aspetta risposte ad interrogativi che permettono la coesistenza della vita con la morte. Nel prologo di Matteo Veronesi, l’immagine di Omero assume la connotazione della cecità che vede l’uomo nomade a se stesso; non è oblio, ma immersione nel fiume di Siddartha (secondo l’etimologia tedesca del “colui che cerca”) per risorgere  tramite la poesia. Essa può infliggere dolore ma è unica Sibilla a fornire responsi. Ascoltati, essi ridonano vita e resurrezione, erba viva e tenera al passare delle stagioni, penetrazioni nella terra e nell’anima e coesistenza con chi sembra averci lasciato per sempre. Il vivere per ricordare e il morire per rimanere cordone d’argento palpitano nella penna dell’autore, nella casa dei ricordi, nelle fotografie rimaste, nell’infanzia, nelle parole degli avelli e diventano poesia eccezionalmente compiuta e  restituzione d’eternità. Entra piano, quasi di nascosto, a passo leggero nei versi-frammenti, Matteo Veronesi; cita da Omero a Pessoa, li ridefinisce nel dolore comune degli uomini e se ne fa schermo: “a casa del poeta non si piange”. “E nell’oblio ho cercato la memoria/ nel silenzio la voce, le mute/ armonie dell’inchiostro/ io ho cercato la vita/ nella morte/”

Quattro ossimori “oblio/memoria”, “silenzio/ voce”, “mute/ armonie”, “vita/morte” iniziano e segnano la percorrenza della raccolta insieme al contrasto dei titoli. “Cordone d’argento” viene ad indicare una permanenza  che si oppone al significante “ frammenti”. Dal grembo inscindibile della madre, l’esistere del figlio si frantuma nei singhiozzati versi per la sorella.   Nell’ampia spazialità del respiro poetico le antitesi dell’animo armonizzano musiche e silenzi, e proprio da essi vibrano in realtà contrapposte ma com-prese.

che possa ora il pianto/ farsi ritmo, musica, il lamento/ possano ancora questi versi lievi/ incantare l’abisso”.

E nell’equilibrio di tematiche tragiche espresse in uno stile che dipinge il cielo e sale come una preghiera senza affondare mai nella cupezza, la poesia di Veronesi acquista la pienezza di un volo.

“ nel buio della mente come un soffio d’organo”, la memoria del mare, la luminescenza della lacrima, la quotidianità di gesti comuni, del gatto di casa (“forse sentiva stringersi/ intorno alla tua luce il cerchio d’ombra”), il tempo lungo ed estenuante della malattia, “forse era solo il ritmo stento/ di quei poveri versi il cordone/ d’argento che ancora ti teneva/ legata al tempo”; “e dolce come il miele o il sonno, e tenue/  trema nella memoria la tua immagine”. Tutto viene a scandire  lentamente il dissolversi di noi per un abisso di pace: “Il più grande/ dei piaceri è la fine/ del dolore mormoravi/ con un sorriso stanco, quando ancora tenevi la tua vita/ celata, con amore, ai nostri occhi” in spazi ampi e tempi lunghi (anche il verso 4  del poeta è inconsueto nella  metrica alla sua normale brevità di stile), sacrificalmente donati nel silenzio  consapevole della fine.

Un passero che vola subito via dalla stanza, una fotografia “il fermo simulacro/ che di te mi rimane”accompagnano con corone di versi la morte come catarsi del dolore per una vita “altra” dove potremmo in verità scorgere l’intreccio vero della menzogna terrena che ha retto i fili di uno stolto burattinaio, clownesco , fingitore , “buffone”.

Nei “Frammenti per la sorella” il poeta si apre al lettore ancora schermato  da un breve prologo o “inusuale coro”, atto a distanziare il tempo della sofferenza, i sommovimenti, le cadute, lo stordimento,”lo schianto” e “la mortale quiete”.

La poesia si fa verso frantumato, spazio bianco, spesso lapidario, amore amato, perso e non del tutto perdonato, più che frammenti si colgono brandelli di carne, lacerti, strappi, disagio profondo; è la caduta, scrive e spiega lo stesso poeta, della “ trinità del dolore”. “Tu cercavi la gioia/ che splende oltre il buio/ e oltre la luce, l’amore/ che non chiede un volto o una voce/ per essere vivo”; “ho cercato/ in lungo e in largo un codice per i miei pensieri”.

La parola non sempre trova se stessa, si sillaba in fogli, nel tentativo disarmante di non riuscire a definirsi e immaginarsi argine al dolore, si sovrappone ad altre, si cancella, si riscrive, macchia il foglio, lo brucia, lo carezza ed è sempre inadatta proprio quando cerchiamo smarriti il nostro codice d’amore e dolore: “Forse è in quel bianco nulla/ in quella pace ghiacciata che ora giace/ per l’eterno velata/ la tua voce”; “Forse era la tua sorte… fattasi bianca tenebra a confondere/ l’esile trama dei miei giorni”; “Perdonami se non vedrò gocciare nel silenzio/ del cuore le tue ardenti lacrime di porpora”. Tornano le figure retoriche care all’autore ma in un ritmo incalzante, ossessivo, il ritmo si spezza, diventa pianto trattenuto, balbuzie dell’anima, rotolamento del sé verso una solitudine  abissale, urlo tacito e assordante. Neanche il silenzio ha pace e si colora di porpora, di sangue.

E in queste continue dissimmetrie Matteo Veronesi si misura con la vita e con la morte come un gigante dal cuore fragile.

edizioni grafiche Veronesi, S. Lazzaro Di Sàvena, 2003

Davide Sapienza: La strada era l’acqua

Gio, 11/03/2010 - 7:03am

Quando l’acqua ti parla non puoi far altro che ascoltarla…

Un giorno di giugno un uomo lascia i ghiacciai dell’Engadina seduto nel proprio kayak. È diretto a Istanbul e nessuno lo sa. Nessuno tranne l’Acqua. Per tre mesi inizia un dialogo tra il canoista e la vita, che nell’Acqua trova la sua espressione chiave. Questa è una storia speciale, raccontata dall’Acqua. Che per la prima volta, in un libro, parla.

La strada era l’acqua
Davide Sapienza
Galaad Edizioni, 2010
150 pp., 14×21, 12,00 euro
Collana: la Quercia e il Tiglio
Data di pubblicazione: 22 marzo 2010

Interrogazione su ACTA dal parlamento EU

Mer, 10/03/2010 - 2:06am

dal sito di ScambioEtico:
“nell’interrogazione orale al Commissario De Gucht, responsabile dei negoziati ACTA, durante la sessione plenaria nella tarda serata del 9 marzo, numerosi europarlamentari hanno usato parole forti. Ecco alcune frasi particolarmente significative:

Sayed Kamall: “Non possiamo continuare ad avere informazioni dai blog, abbiamo bisogno dei documenti”.

Christian Engstrom: “Riconosco al commissario il merito di aver portato i cittadini ad interessarsi della politica dell’Unione. I cittadini sono furiosi, perché vedono i loro interessi e diritti prevaricati dagli interessi delle grandi industrie. Vorrei ricordare al sig. Commissario che questo è un Parlamento, non uno zerbino”.

Eva-Britt Svensson: “Trovo preoccupante che il Commissario possa difendere segretezza e confidenzialità quando sono in gioco i diritti fondamentali dei cittadini. Fermate i negoziati finché tutti gli atti e i documenti non vengono resi pubblici. Questa è democrazia”.

Laurence Stassen: “ACTA viola il principio di sussidiarietà e alimenta una cultura di sospetto e segretezza. Vi riunite in una cucina puzzolente a porte chiuse per elaborare ricette velenose”.

Zuzana Roithova: “Se il Parlamento sarà messo di fronte ad un fatto compiuto, sarà costretto a rigettare ACTA”.

Jan Albrecht: “Se non avete la garanzia di rispettare il Trattato di Lisbona, abbandonate i negoziati. Lo scandalo è che il Trattato è violato fin dal 1 dicembre [giorno di entrata in vigore]“.

Patrick Le Hyaric: “Sig. Commissario, ci sta raccontando una favola. Trovo folle che la giustizia debba essere delegata ad attori privati. State mischiando imposizione dei diritti di proprietà intellettuali con violazioni dei diritti fondamentali”.

Emine Bozkurt: “Sig. Commissario, ha aperto un canale di comunicazione con il Commissario Reding? [Commissario per la Giustizia, i Diritti Fondamentali e la cittadinanza]”

Eva Lichtenberger: “Sig.

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Lun, 08/03/2010 - 9:05pm

Provate ad immaginare uno spazio che contenga Facebook, MySpace, YouTube, Livestream, Ustream, Twitter, Friendfeed, ma anche Open Source, Creative Commons, Copyleft, insomma tutta la tecnologia informatica ed il web 2.0 di oggi e di domani; un luogo nel quale si possa dire che la rete siamo noi, un luogo dove possiamo davvero scegliere ed essere ciò che siamo, condividendolo con chi desideriamo; un luogo che possiamo costruire attraverso le differenti personalità e passioni, un luogo che sia uno solo, ma che sia connesso a tutti quelli che esistono ed esisteranno. Uno spazio per essere sul web ovunque contemporaneamente.

100 giorni da solo in diretta.

Guinnes World Record: Nigth & Day 100 days on live.
Partecipa anche a tu alla creazione del primo Social Network nato sulla Rete con la Rete. CONNECT TO THE MUSIC WORLD

L’Open Source in un’azienda italiana: intervista al fondatore di ManyDesigns

Lun, 08/03/2010 - 9:05pm

ManyDesigns è un’azienda italiana con sede a Genova, che ha rilasciato da alcuni mesi Portofino, un framework in Java per lo sviluppo di applicazioni web model-driven, con licenza open source GPL. In occasione dei test necessari alla recensione di Portofino, ho avuto modo di contattare uno dei due fondatori dell’azienda, l’ing. Paolo Predonzani, che ha acconsentito a rispondere ad alcune domande sull’Open Source e sul ruolo che lo stesso può avere in un’azienda italiana come ManyDesigns.

Ne è nata un’intervista a distanza “a tutto campo”, che offre spunti di
riflessione molto interessanti per tutte le aziende italiane che
sviluppano software, e mostra uno spaccato reale del mondo open source
italiano, spesso poco considerato. Prima di lasciare spazio alle
domande, ma soprattutto alle risposte dell’ing. Predonzani, mi preme ringraziarlo per la disponibilità mostrata. (D’ora in avanti, PP sta per Paolo Predonzani e CF per Ciro Fiorillo)

Qui e qui il resto dell’intervista.

Pirate FileSharing Party

Lun, 08/03/2010 - 9:05pm

PIRATE FileSHARING PARTY

In un crescente clima di censura e controllo un pirata non rimane mai
indifferente: issa le vele e si prepara all’arrembaggio di tutte le forme
di limitazione.

Dopo l’approvazione dei ridicoli decreti Bondi e Romani,
l’associazione di promozione sociale Partito Pirata risponde
organizzando il PRIMO FILE SHARING PARTY D’ITALIA,
giovedì 11 marzo alle ore 21 presso il FUSOLAB, in via Giorgio Pitacco, 29.

Non dimenticate le vostre pen-drive o hard disk esterni.

Verrano inoltre presentati dei seminari sulla gestione di un server e
i relativi script per evitare che siano intasati da file coperti da
diritto d’autore o file pedo-pornografici.

La serata è organizzata in collaborazione con i ragazzi di NINUX.ORG

Preparatevi!
Il FILE SHARING PARTY sta arrivando…

Per ulteriori informazioni:

PARTITO PIRATA
www.partito-pirata.it
info@piratpartiet.it
06.83393456

NINUX
www.ninux.org
contatti@ninux.org

FUSOLAB
www.fusolab.net
info@fusolab.net
06.2754160

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Tech-tuesday: Free hardware Foundation

Lun, 08/03/2010 - 9:05pm


Free Hardware Foundation
Martedì 9 marzo 2010 la riunione del Consiglio della FHF – fhf.it – alle ore 18 in via leonina 85, Roma.
ODG:
1) Partecipazione e organizzazione nuova edizione Live Performers Meeting
2) Partecipazione e Contribuzione alla II Festa dei Pirati
3) Iniziative di mobilitazione in favore del teatro Lido di Ostia
4) Aggiornamenti sul lavoro di supporto al Popolo del Pomodoro – UDS Monza
5) Incontro con le candidate Governatrici del Lazio
6) Restyling del sito FHF.it
7) Comunicazione dei soci, del tesoriere, del presidente
8 – Varie ed eventuali

Per l’occasione partecipano:
Luca Neri, autori di Assalto al Copyright
Alessandro Gilioli, uff. centrale L’Espresso, owner di piovonorane.it

Al termine della riunione, dalle ore 20:30 aperitivo, musica e mostre per festeggiare il nuovo ciclo dei Tech Tuesday, tutti sono invitati a partecipare e contribuire con le vivande.

appuntamento a Spoleto il 27-03-2010

Sab, 06/03/2010 - 11:03am

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Valter Binaghi: “Ucciderò Mefisto”, Perdisa, 2009

Sab, 06/03/2010 - 11:00am

Valter Binaghi

Cinquantatre anni ben portati, nato nell’hinterland milanese, Valter Binaghi, oltre che scrittore, si interessa anche di musica: per Arcana ha curato alcuni volumi dedicati alla musica pop e rock (Pink Floyd – 1978, Lou Reed – 1979, Punk – 1978, Eroi e canaglie della musica pop – 1979. Come scrittore ha al suo attivo diversi romanzi, tra cui: L’ultimo gioco, scritto con Edoardo Zambon (Mursia 1999), Robinia Blues (Dario Flaccovio Editore, 2004), La porta degli innocenti (Dario Flaccovio Editore, 2005), I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, Cronista padano (Sironi, 2007) e Devoti a Babele (Perdisa, 2008).
Gli piace presentare i propri romanzi attraverso reading musicali, in cui accompagna stralci di letture delle proprie opere a musica live di ispirazione blues e jazz.

Ucciderò Mefisto esce nel 2010, sempre per Perdisa.“
Ognuno ha diritto al suo angelo” è una frase chiave del breve romanzo e la pronuncia un uomo, Fausto Blangé, accusato e reo confesso di un omicidio. La pronuncia nel corso dell’interrogatorio che gli sottopone il commissario di polizia Leonetti, dalla “sagoma squadrata da montanaro e la mascella leggermente spostata da un cazzotto di dieci anni fa”.

L’uomo, docente universitario di Letterature comparate, che ha tutta l’apparenza di essere uno squilibrato, è convinto che nella nostra esistenza il buono non si afferma solo per colpa di minime circostanze. Non ci si incontra, non ci si riconosce, e tutto precipita, mentre se i nostri sguardi si fossero incrociati tutto sarebbe andato per il meglio.

Non accetta che la vita sia soggetta ad una regola così esile ed ingiusta. Da ciò la sua decisione di uccidere Mefisto, cioè la circostanza negativa, quella che gli ha rovinato l’esistenza e sta rovinando il mondo.

Tale circostanza negativa è identificata nel dottor Giacomo Collinaro, il suo psicanalista da tre anni. È stato lui che ha deviato la sua vita. Lui, dunque, è Mefisto. Il diavolo.

A sentirlo parlare in quel modo, al commissariato si domandano se ci si trovi di fronte ad un pazzo.
È il tema scelto dall’autore. Seguiamolo.

Ci possono fare da scorta nel viaggio il Faust di Goethe e Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Ma anche Mario Tobino.

Che cos’è mai la follia, si domandava, infatti, Mario Tobino. L’accesso ad un mondo diverso ove regnano una eterna innocenza e una eterna fanciullezza?

Fausto sogna continuamente un airone. È la sua guida, il suo mentore. Attraverso di esso interpreta la vita; non solo, ma la pazzia diventa veggenza, e il suo delirio si trasforma nel privilegio della verità.
Fausto Bergé è un testimone dei nostri tempi.

Da quando ha iniziato le sedute psicanalitiche, la sua vita è cambiata. Quel dottor Collinaro pare più uno stregone che un medico. La sua non è medicina ma qualcosa di più terribile. Un sortilegio, una fattura.
La sua volontà condiziona non soltanto la mente di Fausto, ma la vita che gli sta intorno.

Diventa uno scrittore di successo e la fama lo sospinge lontano dagli affetti familiari. La moglie Margherita si suicida (“Un gesto del tutto inatteso e incomprensibile”) e lo getterà nella più cupa disperazione. Non ha figli. C’è stato nella loro vita coniugale un aborto che ha segnato profondamente la moglie, e ha creato un sottile muro divisorio tra i due, di cui non si è accorto o non si è voluto accorgere. Non ha fatto niente per abbatterlo.

Sotto la scorza di un noir innocente, si nasconde una specie di gotico sotterraneo.
Sono infatti le parti in corsivo quelle a cui bisogna dedicare attenzione. Lì il sogno, simbolo onirico per eccellenza, si impregna di altri simboli in una rincorsa continua verso una decifrazione improba della realtà.

L’airone prende la forma di un messaggero dell’anima, di quella frazione intima dell’umanità, ossia, che appartiene non solo a ciascuno di noi, ma all’universo intero.

Fausto e Margherita erano una coppia perfetta, innamorata, poi misteriosamente il precipizio si spalanca davanti a loro. Quale cifra dell’anima è stata capovolta? Quale ordine è stato inavvertitamente violato?

Si erano conosciuti proprio grazie all’airone. È l’airone, il messaggero, che ha fallito? È l’airone, ancora una volta lui, che può salvarli?

Fausto da tempo ne disegnava, lui che non aveva alcuna attitudine al disegno; eppure i suoi aironi erano perfetti. Poi vede una coppia di aironi scolpiti sopra una scatola di legno. Vuole conoscere chi li ha fatti così, e conosce Margherita. Figlia di un falegname, “aveva imparato a lavorare e cesellare il legno fin dall’infanzia.
Queste cose, le racconta al commissario un amico d’infanzia di Fausto, l’avvocato Paolo Gentili.

L’airone porta in sé la sacralità di un lontano passato, in realtà mai trascorso. Parla come una sfinge, una sibilla, le cui parole sono cariche del peso di una umanità millenaria.

Nelle pagine del corsivo scorre l’enigma della vita. Ciò che dovrebbe essere enigmatico nella parte che vede protagonista il commissario, è invece una bianca superficie liscia su cui non si fatica a camminare. Binaghi lavora su questo contrasto. È la vita di tutti i giorni, sceverata dagli enigmi e imperniata sui solidi fatti, quella che si presenta agli occhi del commissario Leonetti. C’è un grande amore, c’è un tradimento, c’è una gelosia nascosta e forse anche inconscia.

Ma le pietre smosse, il selciato alluvionato e quasi impraticabile, lo smottamento della collina, i cocci di vetro appuntito e tagliente sui muri di cinta, si estendono a perdita d’occhio altrove, dove l’airone ha deciso di posare le sue lunghe e aeree zampe.

È su questo sentiero impervio che camminano senza mai incontrarsi la solitudine, l’incomprensione e l’amore.

E vi cammina anche quell’unico angelo a cui abbiamo diritto, e sarà lui alla fine che riusciremo a vedere e a incontrare.

Document Freedom Day 2010

Ven, 05/03/2010 - 6:04am

Giunto ormai alla terza edizione, dopo il riuscito evento “sperimentale” al Centro Polifunzionale di Opera (MI), FSUGItalia si prepara a celebrare il DFD2010, tornado alla formula classica utilizzata durante tutti i vari SFD, ovvero, all’interno di una scuola.

L’evento si terrà presso i locali  del Liceo Scientifico Statale “A.Volta”, vicolo san Matteo 8,06049 Spoleto (PG), il 27 Marzo 2010 (e non il 31 come previsto da calendario internazionale, per venire incontro alla chiusura per vacanze pasquali delle scuole superiori).

Il Document Freedom Day è la giornata mondiale dedicata agli standard aperti per i documenti. L’evento è organizzato a livello internazionale dalla Free Software Foundation Europe (http://www.fsfe.org).

Con “standard aperti” si caratterizzano quegli standard, le cui specifiche sono aperte a tutti, e su cui tutti possono lavorare, interoperare, e collaborare, senza essere costretti ad affidarsi ad un unico monopolista detentore di uno standard “chiuso” (altrimenti definito “standard proprietario”). L’evento è indirizzato verso tutti gli standard per file digitali, quali musica, immagini, video, ma si concentra soprattutto sullo standard dei documenti. Ci sono una serie di valide motivazioni per portare ODF nelle scuole e farlo conoscere sia ai professori sia agli studenti, che vanno viste in confronto tra l’alternativa proprietaria e quella aperta.

Saranno previsti interventi mattutini di natura più teorica, ed interventi pomeridiani di natura più pratica.

Maggiori informazioni sull’evento, sul come arrivare, sul materiale ed i volantini sono  a disposizone nella sezione eventi del sito di FSUGitalia ( http://www.fsugitalia.org/eventi/doku.php?id=dfd:dfd10 )

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Ven, 05/03/2010 - 6:03am

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Quarta conferenza italiana sul Software Libero

Gio, 04/03/2010 - 1:03am

L’11 e 12 giugno 2010 si terrà a Cagliari la quarta Conferenza
Italiana sul Software Libero (http://www.confsl.org/confsl10/), per
fare il punto sullo stato dell’arte del Software Libero in Italia.
Questo appuntamento è il luogo d’incontro di quanti in Italia sono
attivi nella ricerca, nello sviluppo, nella promozione e nella
diffusione del Software Libero.

Tanti, e tutti interessanti, gli aspetti che saranno trattati:
economici, giuridici, tecnici, etici, sociali e filosofici.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la call for Papers (trovate tutte
le info qui: http://www.confsl.org/confsl10/index.php/call-for-papers).

La scadenza per la presentazione delle proposte è il 18 aprile 2010.

IV Conferenza Italiana sul Software Libero: call for papers

Gio, 04/03/2010 - 1:03am

Sul sito della IV Conferenza Italiana sul Software Libero che si terrà a Cagliari è stata pubblicata la Call For Papers

La scadenza per le proposte e’ il 18 aprile,

Gli interventi possono essere i seguenti
1) presentazione orale breve (~20min)
2) presentazione orale standard (~40min)
3) Workshop/Tutorial (2-3h)

Raccontiamo insieme cosa manca alla “rivoluzione Internet”

Gio, 04/03/2010 - 12:59am

Un quotidiano nazionale mi ha chiesto di scrivere un articolo sui “micropagamenti”, ovvero su ciò che, a mio modo di vedere, manca affinché la rivoluzione Internet si possa dire compiuta.

In un sondaggio di Pagina Tre tutt’altro che scientifico, con appena 31 voti, è emerso che il 65% degli utenti non sa cosa è un micropagamento. Se allargassimo il campione a tutto il territorio nazionale, credo che arriveremmo al 90% e oltre di Italiani (e probabilmente di utenti Internet nel mondo).

Eppure il micropagamento, ovvero il pagamento di una piccola somma di danaro attraverso strumenti informatici, ha potenzialità enormi. La trasformazione dei quotidiani, dei libri, della musica e dei film in “file” digitali sta azzerando i costi di supporto (le memorie digitali sono infinitamente più efficienti nel memorizzare informazioni della carta, dei dischi in vinile, delle pellicole, ecc.). La connettività Internet, sempre più ampia, sempre più economica, sempre più diffusa, ha reso la trasmissione di questi contenuti velocissima ed economica. Una “Divina Commedia” in carta, acquistata da uno studente tedesco, impiega giorni e grandi quantità di energia per viaggiare dall’Italia alla Germania. La “Divina Commedia” in formato e-book impiega pochi secondi e costi tendenzialmente nulli.

Internet ha dunque realmente rivoluzionato due dei tre elementi costitutivi della trasmissione del sapere: la memorizzazione delle informazioni e la loro trasmissione. Ma a tutt’oggi non è ancora riuscita a rendere efficiente il terzo elemento: la remunerazione.

Esistono, certamente, le carte di credito, i bonifici, le piattaforme come PayPal. Ma tutti questi sistemi soffrono di gravi problemi. Alcuni, come le carte di credito, sono vulnerabili ai furti ed espongono l’acquirente a un trattamento illecito dei propri dati personali. I bonifici sono accessibili solo a chi dispone di un conto in banca, sono lenti, costosi, troppo complessi per piccoli pagamenti. Sistemi come PayPal sono poco diffusi, e spesso soffrono anche loro di problemi di privacy e sicurezza.

La soluzione c’è, ma è osteggiata da chi gestisce i “vecchi” sistemi di pagamento, anche attraverso leggi che ostacolano mercato e concorrenza.

Vorrei raccontare tutto questo nel modo migliore, per raggiungere il maggior numero possibile di lettori. Vi chiedo perciò di darmi una mano. Economisti, giuristi, tecnici, tutti possono dare il proprio contributo attraverso informazioni, dati, riscontri, idee. Così da scrivere insieme un articolo chiaro e ben documentato. Se vuoi collaborare, scrivi un commento a questo articolo, o scrivimi attraverso questo form: http://www.marcocalvo.it/email/.