Frontiere Digitali
E/leggiamo… Un voto per promuovere la lettura
(voce di Luca Grandelis)
E’ stato pubblicato in queste ore un appello a favore della lettura che ci sembra utile condividere. Tra i primi firmatari Andrea Camilleri (scrittore), Tullio De Mauro (linguista), Oscar Farinetti (Eataly), Carmine Donzelli (editore), Gustavo Zagrebelsky (giurista), Elsa Fornero (economista) e molti altri.
Firma anche tu. Ecco l’appello, e in calce il link per firmare e per ulteriori informazioni.
E/LEGGIAMO.
UN VOTO PER PROMUOVERE LA LETTURA
Lettera aperta ai candidati alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013
Gentili candidate e candidati,
ci rivolgiamo a voi, che vi candidate a governare il Paese, chiedendovi un impegno concreto a operare nella prossima legislatura a favore del libro e della lettura.
Tutti gli indicatori di cui disponiamo mostrano l’esistenza di una stretta correlazione tra lettura dei libri e condizioni favorevoli a una migliore qualità della vita e al benessere complessivo della persona e delle comunità, non misurabile solo attraverso il PIL. Dove si leggono più libri si leggono anche più giornali, si va più spesso al cinema o al teatro, si ascolta più musica, si frequentano di più i musei. Non solo: la lettura di libri si combina positivamente anche con l’uso delle nuova tecnologie e in particolare di Internet.
Ancora: dove la lettura è abitudine più diffusa, in molti casi è anche più alto il reddito, è migliore la qualità della vita, la società è più coesa, sono maggiori la capacità di innovazione e la propensione alla crescita, è più forte la difesa della legalità, sono minori la corruzione, la criminalità e la discriminazione nei confronti delle donne. Secondo i dati diffusi dai pediatri di ‘Nati per leggere’, anche la salute e il benessere complessivo dei bambini traggono vantaggio dalla pratica dei genitori di leggere libri ai figli fin dai primi anni di vita.
Come mai allora le classi dirigenti italiane, con poche eccezioni, hanno prestato così scarsa attenzione al libro, alla lettura e ai loro luoghi, dalle biblioteche alle librerie, dalla scuola all’università e agli enti di ricerca? E questo proprio in un paese come l’Italia in cui la propensione alla lettura è più bassa della media europea. La responsabilità principale è dei tagli a scuola, cultura e università effettuati dai governi recenti.
Particolarmente pesante è la situazione nelle regioni meridionali, dove a una storica arretratezza si aggiunge la debolezza del tessuto delle biblioteche e delle librerie.
Occorre invertire le politiche di definanziamento che hanno drammaticamente colpito il mondo della cultura e della formazione: per avere servizi da paese civile, occorre investire come e quanto i paesi civili.
Forse una parte della responsabilità è anche dei lettori di libri, che fin qui non si sono fatti sentire, non si sono mobilitati su una questione che pure sta loro molto a cuore. Il 24-25 febbraio voteremo anche per questo, per eleggere deputati e senatori che condividano queste nostre preoccupazioni e si impegnino ad affrontare questi problemi.
L’Associazione Forum del Libro intende mandare un segnale forte al Parlamento che stiamo per costituire, al quale chiediamo di approvare una legge organica in materia, come hanno fatto altri paesi europei. Intendiamo portare avanti questa iniziativa insieme a tutti gli attori della filiera del libro, dagli autori ai lettori, dai bibliotecari agli insegnanti, dai librai agli editori, e a tutti coloro, singoli o associazioni, che sono impegnati sul terreno della promozione della lettura, cui chiediamo di collaborare alla elaborazione delle proposte, arricchendole col loro contributo, di unire gli sforzi e coordinare le iniziative, e di vigilare su come il nuovo Parlamento lavorerà su questi temi.
Per contribuire alla preparazione della legge, proponiamo ai candidati di tutte le liste un confronto a partire da cinque punti semplici ma importanti, che non hanno carattere di parte ma interessano tutti gli italiani. Cinque punti che dovrebbero entrare nella nuova legge, ma potrebbero anche essere oggetto di provvedimenti d’urgenza. Cinque punti che, assieme alle adesioni raccolte, invieremo al Presidente della Repubblica, ai Presidenti e ai Capigruppo di Camera e Senato, al nuovo Governo.
CINQUE PUNTI PER FAR CRESCERE L’ITALIA CHE LEGGE
1. SCUOLA
Il Manifesto IFLA/Unesco afferma che “la biblioteca scolastica è essenziale in ogni strategia a lungo termine per l’alfabetizzazione, l’educazione, la fornitura di informazione e lo sviluppo economico, sociale e culturale”.
Proponiamo quindi che le biblioteche scolastiche siano riconosciute come parte qualificante del processo formativo e siano presenti in tutte le scuole, e che venga istituita e prevista in organico la figura del bibliotecario scolastico, che dovrà essere selezionato su competenze relative sia alla gestione della biblioteca scolastica sia al suo uso come risorsa didattica. Il bibliotecario scolastico dovrà coordinare iniziative specifiche di alfabetizzazione informativa per studenti e insegnanti, allo scopo di insegnare a studiare e a leggere la realtà, per formare nuove generazioni di cittadini consapevoli.
Proponiamo che il MIUR realizzi annualmente una piano nazionale per la lettura, valorizzando le migliori pratiche delle scuole e del territorio, sollecitando le scuole a offrire occasioni di avvicinamento ai testi e ai libri come condizione indispensabile per garantire il successo scolastico. La promozione della lettura dovrà essere presente nel piano dell’offerta formativa di ogni scuola con tempi e iniziative specifiche, possibilmente in coordinamento con biblioteche, librerie e altre manifestazioni sul territorio.
2. BIBLIOTECHE E CITTADINANZA
La biblioteca è un centro essenziale della crescita civile e culturale di un paese, è un luogo di mediazione informativa e documentaria ma anche di aggregazione; essa è spesso l’unico presidio culturale presente sul territorio, un fattore di qualificazione urbana e uno strumento fondamentale per combattere l’analfabetismo funzionale, che sempre più danneggia ed emargina fasce rilevanti della popolazione. Oltre alla disponibilità di libri, di tecnologie e di spazi per lo studio, la biblioteca mira alla formazione e al potenziamento delle capacità personali lungo tutto l’arco della vita e a costruire le competenze per un accesso sempre più qualificato e consapevole alla conoscenza e all’informazione. Grazie alla sua gratuità, consente ai cittadini maggiormente colpiti dalla crisi di continuare ad accedere a servizi culturali ed informativi di qualità.
Proponiamo l’abrogazione dell’art. 19 del Decreto sulla spending review, che esclude i servizi culturali dal novero delle funzioni fondamentali dei Comuni (ciò significa che biblioteche, teatri, musei, archivi potranno essere finanziati solo dopo aver provveduto a tutte le funzioni obbligatorie) e di adeguare i bilanci delle biblioteche, in modo da consentire loro di rappresentare al meglio la produzione editoriale.
In ogni comune, la biblioteca deve rappresentare il punto di riferimento per le attività culturali legate al libro e alla lettura. In particolare, deve essere rinforzato il ruolo che essa svolge nel promuovere le abitudini e il piacere della lettura, soprattutto nei confronti dei bambini e dei giovani, eliminando i vincoli che limitano tale attività. Vanno potenziati i servizi delle reti culturali, in modo da rendere omogenea la qualità dei servizi sul territorio.
Le biblioteche non sono solo acquirenti di libri, ma svolgono un ruolo fondamentale per la promozione della lettura e la normativa dovrà tenerne conto. Proponiamo inoltre di modificare l’art. 15 della Legge sul diritto d’autore per rendere gratuite le letture pubbliche effettuate nelle biblioteche, e di promuovere il rafforzamento della rete bibliotecaria nazionale attraverso un capitolo specifico di investimento nei bilanci pubblici (statale e comunali), che sostenga ad esempio la progettazione e la costruzione di nuove strutture, adeguate alle esigenze della contemporaneità, accoglienti ed efficaci.
3. LIBRERIE DI QUALITÀ
Il pluralismo delle idee ha bisogno di pluralismo dei soggetti che le producono e le diffondono: autori, editori, librai. La libreria è un centro essenziale per incontrare i libri di ieri e di oggi, specialistici e di interesse generale, romanzi, saggi, manuali. La libreria di qualità è quella che promuove attivamente la lettura nel suo territorio e che nel suo assortimento tiene insieme catalogo e novità, grandi e piccoli editori. Come già accade in Francia, proponiamo il riconoscimento specifico per le librerie di qualità, che comporti fra l’altro l’accesso ad agevolazioni fiscali legate anche alla locazione delle sedi e garantisca priorità nella fornitura alle biblioteche.
Essenziale è il rapporto tra librerie, biblioteche e scuole, perché dove si realizza una forte collaborazione tra le diverse componenti del circuito distributivo del libro diventa più facile portare avanti iniziative efficaci e non episodiche di promozione della lettura. All’interno di questo raccordo, si potranno prevedere facilitazioni nei permessi di uso del suolo pubblico per le manifestazioni ed iniziative che portano i libri al di fuori degli spazi abituali.
4. LEGGERE IN RETE
La diffusione della lettura, e in particolare della lettura di testi articolati e complessi, è una priorità anche nell’ambiente digitale. È compito della Repubblica assicurare un ecosistema digitale della lettura in cui siano garantiti il pluralismo delle voci e dei soggetti, il rispetto dei diritti degli autori e dei lettori, la disponibilità di spazi e strumenti aperti per le attività di socializzazione in rete attorno al libro e alla lettura, e la difesa della bibliodiversità. Proponiamo che ai libri elettronici sia pienamente riconosciuta la natura di prodotti culturali, anche dal punto di vista fiscale; che sia garantita la libera disponibilità in formato digitale dei prodotti della ricerca finanziata per oltre il 60% con denaro pubblico; che venga avviato un progetto nazionale di digitalizzazione per i libri fuori commercio e per quelli fuori diritti, finanziato anche attraverso sanzioni economiche su pirateria e violazioni del copyright, in grado di assorbire e integrare gli sforzi pubblici e quelli privati oggi esistenti al riguardo.
5. UN PIANO PER LA LETTURA
È essenziale coordinare le politiche pubbliche, statali, regionali e locali, in un piano per la lettura, adeguatamente finanziato, da valutare e aggiornare annualmente.
L’esperienza del Centro per il libro e la lettura ha dimostrato la difficoltà di operare in un contesto dove le competenze e le risorse sono frammentate fra molti e diversi soggetti istituzionali. Proponiamo quindi di modificarne la forma e l’assetto, dotandolo di maggiore autonomia e rilanciandone l’azione, in modo da
- metterlo in condizione di raccordare le competenze e le iniziative per la promozione della lettura e del libro ai vari livelli di governo, anche favorendo il partenariato pubblico-privato;
- dotarlo di strumenti normativi e finanziari adeguati a garantire operatività ed efficacia;
- consentirgli di coordinare e valorizzare le esperienze e le buone pratiche delle associazioni di base e delle realtà del volontariato che nei più diversi ambiti hanno promosso sul territorio la lettura di libri negli ultimi decenni.
Occorre investire nella formazione degli operatori, in modo che sappiano rinnovarsi ed adattarsi alle novità e ai mutati bisogni dei cittadini.
Nell’ambito dei provvedimenti finalizzati a rilanciare i consumi, una politica di promozione della lettura dovrà prevedere anche incentivi per l’acquisto di libri e l’abbonamento a riviste, attraverso sgravi fiscali almeno per determinate categorie di contribuenti (famiglie con figli che frequentano la scuola dell’obbligo o in cui siano presenti neolaureati da meno di 18 mesi e in cerca di prima occupazione, lavoratori in mobilità, insegnanti etc.).
Rispetto alle tante attività di promozione della lettura, organizzate da biblioteche e altri soggetti, pensiamo che almeno alcune di esse potrebbero essere destinatarie del 5 per mille dell’Irpef e che si potrebbe prevedere la deducibilità delle donazioni effettuate a loro favore.
Per firmare e ulteriori informazioni: http://legge-rete.net/e-leggiamo/
Camere aperte, Open Data, democrazia e partecipazione
Ieri al Senato, alla sala Nassirya, l’associazione OpenPolis ha presentato il rapporto “Camere Aperte 2013“, la terza edizione della pubblicazione dedicata al Parlamento Italiano, per monitorare e valutare l’attività di Deputati e Senatori attraverso lo studio di dati e statistiche. Interessante l’incontro (ma a dire il vero molto più interessante il sito Open Parlamento e [...]
openSUSE Night 2013
Venerdì 22 Febbraio 2013, alle ore 21, presso la sede di Openlabs in Piazza San Luigi 4 (angolo via don Bosco), Milano, si terrà la seconda edizione della “openSUSE Night”.
La serata, organizzata da openSUSE, FSUGItalia ed OpenLabs, è aperta a tutti coloro siano interessati a partecipare ed a conoscere il progetto e la distribuzione GNU/Linux openSUSE, con un approfondimento teorico ed ampio spazio alla dimostrazione pratica e alle domande del pubblico.
Durante la serata verrà inoltre distribuito il materiale promozionale openSUSE.
Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili sul wiki Eventi di FSUGItalia.
openSUSE Night 2013
Venerdì 22 Febbraio 2013, alle ore 21, presso la sede di Openlabs in Piazza San Luigi 4 (angolo via don Bosco), Milano, si terrà la seconda edizione della “openSUSE Night”.
La serata, organizzata da openSUSE, FSUGItalia ed OpenLabs, è aperta a tutti coloro siano interessati a partecipare ed a conoscere il progetto e la distribuzione GNU/Linux openSUSE, con un approfondimento teorico ed ampio spazio alla dimostrazione pratica e alle domande del pubblico.
Durante la serata verrà inoltre distribuito il materiale promozionale openSUSE.
Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili sul wiki Eventi di FSUGItalia.
openSUSE Night 2013
Venerdì 22 Febbraio 2013, alle ore 21, presso la sede di Openlabs in Piazza San Luigi 4 (angolo via don Bosco), Milano, si terrà la seconda edizione della “openSUSE Night”.
La serata, organizzata da openSUSE, FSUGItalia ed OpenLabs, è aperta a tutti coloro siano interessati a partecipare ed a conoscere il progetto e la distribuzione GNU/Linux openSUSE, con un approfondimento teorico ed ampio spazio alla dimostrazione pratica e alle domande del pubblico.
Durante la serata verrà inoltre distribuito il materiale promozionale openSUSE.
Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili sul wiki Eventi di FSUGItalia.
openSUSE Night 2013
Venerdì 22 Febbraio 2013, alle ore 21, presso la sede di Openlabs in Piazza San Luigi 4 (angolo via don Bosco), Milano, si terrà la seconda edizione della “openSUSE Night”.
La serata, organizzata da openSUSE, FSUGItalia ed OpenLabs, è aperta a tutti coloro siano interessati a partecipare ed a conoscere il progetto e la distribuzione GNU/Linux openSUSE, con un approfondimento teorico ed ampio spazio alla dimostrazione pratica e alle domande del pubblico.
Durante la serata verrà inoltre distribuito il materiale promozionale openSUSE.
Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili sul wiki Eventi di FSUGItalia.
Cittadini digitali: il Lazio, La Silicon Valley italiana
(voce di Luca Grandelis)
L’innovazione tecnologica come leva per lo sviluppo economico della Regione Lazio. Questo il tema dell’incontro di mercoledì 6 febbraio 2013 che si terrà dalle ore 10:00 al Teatro Piccolo Eliseo con Nichi Vendola, Stefano Rodotà e Arturo Di Corinto. Per immaginare insieme una regione che sappia sfruttare l’enorme potenziale derivante dalla sua produzione turistica e manifatturiera e che sia capace di sburocratizzare la Pubblica Amministrazione e agevolare le attività produttive incentivando il riuso, gli open data, l’e-commerce, l’open source, l’e-procurement.
Il tema è di grande rilevanza per una Regione, il Lazio, che, seppure abbia un PIL superiore a paesi come il Portogallo o l’Ungheria non dispone di reti adeguate all’internazionalizzazione della sua produzione e conta un numero impressionante di disoccupati, ben 166 mila sotto i 34 anni.
Eppure la sola provincia di Roma conta ben 16 università e oltre 140mila studenti e ricercatori. L’accesso gratuito al wi-fi, la banda ultralarga, la digitalizzazione e il libero accesso ai prodotti della ricerca scientifica, gli incentivi alle start up e all’e-commerce potrebbero facilitare sia una maggiore cooperazione nel campo della ricerca pubblica e privata che la sua applicazione a processi e prodotti innovativi da parte delle imprese.
L’incontro, organizzato da molte associazioni di settore, vuole fare proposte per la gestione intelligente delle città e dell’ambiente dedicando un’attenzione particolare alla green economy, alle smart cities e alla mobilità sostenibile.
Per Arturo Di Corinto, candidato di Sinistra Ecologia e Libertà alla Regione “le politiche di investimento pubbliche e private nelle tecnologie sono un motore incredibile per lo sviluppo sostenibile: come dighe e strade furono al centro del new deal, oggi autostrade digitali, informatizzazione dei servizi pubblici e formativi, energie rinnovabili ed efficienti e infrastrutture tecnologiche avanzate possono essere il fulcro di una nuova politica economica tanto nazionale quanto locale.”
Gli organizzatori ricordano che l’innovazione è però un approccio e un metodo: “una politica per le tecnologie deve garantire ai cittadini nuovi diritti digitali, sociali e politici, capaci di rivoltare la piramide della partecipazione. ” il tema di cui parlerà il professore Stefano Rodotà.
All’incontro partecipano Paolo Gentiloni, candidato alle primarie del PD come sindaco di Roma, e Nicola D’Angelo, già commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) che illustrerà i confini delle competenze regionali nell’ambito delle comunicazioni eletttroniche. A moderare l’incontro del 6 febbraio al Piccolo Eliseo di Patroni Griffi, l’avvocato e giornalista Guido Scorza.
CITTADINI DIGITALI: idee e proposte per l’innovazione e il governo del Lazio
Mercoledì 6 febbraio 2013, ore 10.00 – 13.00
Teatro Piccolo Eliseo, via Nazionale 183, Roma
Partecipano: Sefano Rodotà (Professore emerito di Diritto Civile), Nichi Vendola (Sinistra Ecologia e Libertà), Nicola D’Angelo (ex-Commissario AGCOM), Paolo Gentiloni (Partito Democratico), Arturo Di Corinto (Candidato SEL nel Lazio).
Introduce: Giulio De Petra – modera: Guido Scorza.
Registrazioni: http://www.openlazio.it/cittadinidigitali/
Organizzano e promuovono fra gli altri:
- Art Attack adv
- Binario Etico
- Concreta-mente
- E-text
- FLxER
- Flyer Communication
- Free Hardware Foundation
- Il Secolo della Rete
- Linux Club Italia
- Lynx
- Net Left
- Partito Pirata
- Patamu.com
- Qomu-VSBL
- Slogin
- Web Art Mouse-um
Desaparecidos in Siria. Intervista a Donatella Rovera
Donatella Rovera, senior crisis response adviser del Segretariato Internazionale di Amnesty International, organizzazione per la quale lavora da oltre vent’anni, è specializzata in rapporti sulle zone di conflitto in medioriente. L’ultimo suo rapporto sulla Siria è della fine di settembre.
La guerra civile in Siria continua. Com’è la situazione?
Avendo visitato i governatorati di Idlib, di Aleppo e una parte del governatorato di Hama, posso dire che la situazione è cambiata moltissimo da quando ho cominciato ad andarci, nello scorso aprile, ad ora, perché all’epoca le forze governative non erano così onnipresenti, c’erano molte zone rurali nelle quali era possibile muoversi con un certo agio. Nonostante le incursioni governative fossero già piuttosto frequenti, ci si poteva ancora spostare attraverso strade secondarie. C’erano dunque parecchi posti ancora piuttosto estranei al conflitto vero e proprio, cioè quello permanente: nella città di Aleppo, ad esempio, erano ancora possibili manifestazioni pacifiche. Da un certo punto in poi le forze governative si sono messe a sparare anche sui cortei pacifici e la situazione è progressivamente degenerata.
Quindi si va verso il peggio.
Purtroppo sì, perché da un certo punto in poi le forze governative hanno cominciato ad effettuare bombardamenti aerei, con tutte le ovvie conseguenze: un numero molto più elevato di vittime civili, una distruzione molto più estesa di tutta l’infrastruttura civile (case, negozi, ecc.), e è un numero elevatissimo di sfollati, persone che son dovute fuggire attraversando le frontiere nei Paesi vicini. Anche se, in maggioranza, questi sfollati sono ancora in Siria, fuggiti dal loro luogo di provenienza, dalle loro case. La Siria è un Paese di 23 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali rimane nel Paese, spostandosi da una zona all’altra a seconda dei bombardamenti; sembra di assistere a una tragica partita di dama o di scacchi, in cui le pedine umane si muovono in conseguenza dei bombardamenti.
Colpa del governo, o della ribellione armata?
I ribelli generalmente non colpiscono i civili, mentre il governo lo fa indiscriminatamente. Tuttavia il fatto è che la presenza di forze ribelli, in qualsiasi posto del paese, attira i bombardamenti del governo, quindi le due cose finiscono per coincidere. La confusione è ulteriormente aumentata dal fatto che le due fazioni non fanno altro che incolparsi a vicenda e spesso è impossibile stabilire chi abbia ragione. Il dato di fatto è che, alla fine, la popolazione civile si trova presa nel mezzo e non ha più la possibilità reale né di schierarsi né di farsi da parte. I civili sono costretti a subire e basta. Di qui il fatto che – complice anche l’inverno, con il freddo e la pioggia – la situazione umanitaria va degradandosi e le possibilità di intervento per organizzazioni come Amnesty si riducono: mentre prima si poteva dormire all’aperto o ripararsi in una casa mezza bombardata, ora non è più possibile.
Le organizzazioni come Amnesty possono entrare in Siria liberamente?
Tutt’altro: le autorità governative non permettono l’ingresso in Siria. Non resta che entrare clandestinamente. I primi tempi l’“entrata” consisteva nel correre tra i campi per attraversare le frontiere, passando al di sotto della rete di separazione; poi, più o meno da settembre, il governo turco ha permesso agli stranieri di passare legalmente oltre la propria frontiera, quindi al momento è possibile entrare in Siria in questo modo. È una modalità legale per il governo turco, ma non per quello siriano: se la polizia siriana mi scoprisse potrebbe arrestarmi (come è successo ad altri). Fortunatamente il rischio non è lo stesso in tutte le zone: perciò si preferisce entrare nelle zone controllate dalle forze di opposizione, per poi spostarsi anche in quelle controllate dal governo: io ad esempio ho attraversato spesso passo i checkpoint ad Aleppo, per una donna non è difficile, basta coprirsi il capo.
Il 6 gennaio scorso il Presidente Bashar Al Assad ha rivolto alla nazione il suo nono discorso. Qual è la Sua impressione in merito?
Tralasciando le considerazioni politiche – perché ad Amnesty non interessa il regime politico ma la situazione umanitaria di un Paese, cioè il modo in cui vengono trattati i civili – devo rilevare che in quel discorso non c’era un minimo accenno al riconoscimento della gravità della crisi, vera e profonda, dove la gente muore tutti i giorni, dove la maggioranza delle persone muore sotto i bombardamenti indiscriminati del governo – tra l’altro effettuati con armi vecchie e progettate per il campo di battaglia, che non dovrebbero mai essere usate in contesti differenti e soprattutto e facendo uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali, come le famigerate “bombe a grappolo”, che con i miei occhi ho visto usare spessissimo e in zone diverse del Paese – e si bombardano quartieri interi. La sua dichiarazione mi è sembrata completamente avulsa dalla situazione reale della Siria.
Quale potrebbe essere, in questa situazione, il ruolo di organismo come Amnesty?
Il ruolo di Amnesty è quello di fare il possibile per tutelare i diritti umani delle popolazioni civili; e questo “possibile” ha tanti limiti, a cominciare dai limiti di accesso alle zone di conflitto. Va detto che le violazioni non avvengono solo da parte del governo; da un certo periodo anche alcuni dei gruppi ribelli stanno cominciando a torturare e a uccidere i soldati avversari che cadono nelle loro mani (che spesso non sono neanche miliziani regolari, ma semplici civili armati dal governo), o addirittura persone che magari non c’entrano niente e sono semplicemente sospettate di collaborare col governo. Alcuni gruppi hanno rapito anche giornalisti stranieri, e la situazione è resa ancora più complicata dal fatto che i gruppi ribelli sono tanti e diversi, e a volte è difficile distinguere tra quelli che sono veramente gruppi di opposizione armati e quelli che invece sono puramente criminali che approfittano della situazione. Detto questo, va da sé che la maggior parte delle violazioni dei diritti umani va attribuita al governo, perché le forza governative sono le uniche a possedere la capacità militare per bombardare il popolo, e i bombardamenti rimangono la prima fonte di vittime civili. In quanto Amnesty cerchiamo di fare pressione sui contendenti e sull’opinione pubblica, affinché ad esempio la situazione in Siria venga portata all’attenzione del Tribunale internazionale dei diritti umani (cosa che non è ancora avvenuta) e per evitare il trasferimento ulteriore di armi.
A proposito di armi: è riuscita a vedere con i Suoi occhi la presenza di armi italiane in Siria, ad esempio pistole Beretta?
A dire la verità no. Chiaramente come si può immaginare non è possibile avvicinarsi alle forze governative, tuttavia dai tanti video (ce ne sono di nuovi quotidianamente) si rileva facilmente che le armi utilizzate sono vecchie, che risalgono all’era sovietica (mentre è più difficile stabilire la provenienza dei kalashnikov: i Paesi produttori sono tantissimi). Armi italiane non ne ho viste; può darsi che ce ne siano, ma si tratterà di eccezioni. Del resto le pistole vengono usate poco; le armi più usate sono due: le “shotgun” (fucili da caccia di quelli a pallini), e appunto kalashnikov. Negli ultimi mesi si vede una grande varietà di bombe lanciate dagli aerei, missili “Rocket” lanciati da elicotteri e aerei, e anche missili terra-terra un po’ più grandi. Negli ultimi tempi una parte consistente di questa attrezzatura sta passando nelle mani dei ribelli, che consentono sempre più successi nelle operazioni di assalto.
È stata a contatto per mesi con la gente che vive in Siria. Cosa pensa il popolo di questa guerra?
Cosa dice la gente (io parlo con loro in arabo, senza traduttori) dipende anche un po’ dalle situazioni; avendo un accesso molto ristretto alle zone controllate dalle forze governative, è molto difficile arrivare a un giudizio sulle percentuali di sostegno dell’una o dell’altra fazione. Non ho statistiche, dunque, ma solo esperienze. Però è chiaro che la gente ha paura soprattutto dei bombardamenti indiscriminati e selvaggi, quindi ha paura essenzialmente; come dicevo, tuttavia, ciò non vuol dire che tutti sostengano i ribelli. Una parte certamente li sostiene, magari auspicando più che altro un cambio di regime (magari ottenuto pacificamente). Quello che ho notato spesso (che mi hanno fatto notare, sapendo che sono straniera) è che i siriani si sentono in generale abbandonati dalla comunità internazionale, che reputano assente e inerte. Si chiedono perché non li aiutiamo. Si chiedono perché non facciamo pressione sul governo affinché cessi i bombardamenti: dopo due anni e tanta distruzione, la situazione umanitaria, soprattutto medica, è disperata, anche in quelli che una volta erano i quartieri più agiati. La gente muore per sciocchezze, per mancanza di assistenza medica basilare o addirittura per l’impossibilità di raggiungere gli ospedali (non c’è benzina e spostarsi è difficilissimo).
Ci racconti, per chiudere, una storia che ha vissuto personalmente.
Ce ne sono così tante che è difficile scegliere; lì non si vedono che storie strazianti. Proprio ieri ho parlato al telefono con i membri di una famiglia di Aleppo che ho conosciuto nella mia prima visita, a maggio: allora la famiglia era al completo, a parte uno dei figli che l’esercito ha ucciso sparandogli in testa senza che questi neanche stesse prendendo parte alla manifestazione: la sua colpa era di star filmando la scena. Due suoi fratelli prendevano parte attiva alle proteste, altri due si occupavano dell’assistenza medica (clandestina; uno di loro mi portò un giorno a visitare il vicino ospedale a campo, attrezzato alla meglio, che poi è stato distrutto). Da allora, due di quei ragazzi sono stati uccisi e due sono scomparsi e a tutt’oggi non si sa che fine abbiano fatto dopo essere stati arrestati. Il medico, che mi aveva accompagnato nella visita all’ospedale, era stato arrestato e non se ne era saputo più nulla; poi il suo corpo è stato ritrovato con segni evidenti di torture e anche a lui hanno sparato in testa. La loro casa, un appartamento in un quartiere densamente popolato di Aleppo, è stata bombardata, la famiglia (quel che ne rimane) è scappata, rifugiandosi presso parenti in un villaggio vicino; poi il villaggio è stato bombardato e son dovuti scappare anche di lì. Nel giro di pochi mesi questa famiglia ha perso cinque figli, tre uccisi e due scomparsi, nessuno in famiglia lavora più, rimane solo la madre (erano già orfani di padre)e le sorelle, non hanno più nulla e nessuno che li possa aiutare. Una storie come tante, oggi, in Siria.
(con la collaborazione di Chiara Borrelli, London, UK)
Ti banno o non ti banno?
Siamo nell’era del web 2.0, viviamo sempre di più le nostre relazioni umane online ma forse non siamo ancora pronti a gestirle prendendo atto del fatto che le modalità e i media che utilizziamo cambiano comunque anche le regole e i comportamenti. D’altronde anche nella vita non online le persone si dividono in due categorie: [...]
Meglio tardi che mai! A Roma, il 4 febbraio, i candidati con l’innovazione in agenda
Il 4 febbraio 2013, nella sede del CNR, società civile e candidati alle politiche 2013 si incontreranno per condividere e discutere della Carta di intenti per l’innovazione dell’Italia, http://www.statigeneralinnovazione.it/wiki/index.php?title=Carta_d%27Intenti_per_l%27Innovazione.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione (http://www.statigeneralinnovazione.it/) metterà al centro dell’attenzione l’Agenda dell’innovazione per il futuro dell’Italia, oltre che all’ indicazione delle priorità programmatiche per le politiche dell’innovazione. Su queste verrà chiesto l’impegno di chi si candida al Governo del Paese e degli Enti Locali.
L’evento bipartisan sull’innovazione più importante di questa campagna elettorale. Un’iniziativa importante. Alla Carta d’intenti per l’innovazione, infatti, hanno aderito al momento più di cinquanta candidati di tutti gli schieramenti, tra i quali:
- Laura Abba di FARE Fermare il declino,
- i capilista della Lista Monti Linda Lanzillotta, Andrea Olivero, Irene Tinagli,
- i deputati PDL Antonio Palmieri, Beatrice Lorenzin, Roberto Cassinelli,
- il candidato UDC Alessandro Onorato,
- la capolista del Movimento Cinque Stelle Federica Daga,
- i parlamentari del PD Ermete Realacci, Paolo Gentiloni, Vincenzo Vita,
- le capolista PD Maria Chiara Carrozza, Valeria Fedeli e Laura Puppato,
- i candidati SEL Andrea Di Martino e Nicola di Mauro,
- i candidati di Rivoluzione Civile Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi, e Luigi Buoncristiani,
- il candidato presidente alla regione Lombardia Umberto Ambrosoli,
- il candidato presidente del Movimento Cinque Stelle alla Regione Lazio Davide Barillari,
- Valentina Grippo, capolista della lista PD per Zingaretti
- e il presidente PD Roma, nonché candidato alle Regionali nella lista PD per Zingaretti, Eugenio Patanè.
Molti di loro interverranno ribadendo il loro impegno a sostenere le priorità programmatiche della Carta.
La giornata di confronto sarà la risposta della società civile per porre al centro dei programmi la strategicità del digitale, insieme a tutti i candidati che vogliono davvero innovare.
Il Convegno prevede inoltre una tavola rotonda sull’analisi dello stato dell’Agenda Digitale a cui parteciperanno:
- Luigi Nicolais (Presidente CNR),
- Rino Falcone (direttore ISTC-CNR, Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione),
- Dino Bortolotto (Presidente Assoprovider);
- Antonello Busetto (Direttore Assinform);
- Mario Calderini (Consigliere per l’innovazione, MiUR);
- Carlo Flamment (Presidente Formez);
- Antonella Galdi (Responsabile Innovazione, ANCI);
- Domenico Laforenza (Direttore IIT-CNR, Istituto di Informatica e Telematica);
- Giovanni Menduni (Coordinatore Area Programmazione, Sostenibilità, Innovazione Comune di Firenze);
- Antonio Naddeo (Capo Dipartimento Funzione Pubblica, MiPA);
- Agostino Ragosa* (Direttore Agenzia per l’Italia Digitale);
- Roberto Sambuco* (Capo Dipartimento Comunicazioni, MiSE);
- Edoardo Zanchini (Vicepresidente Legambiente).
L’ Associazione Stati Generali dell’Innovazione ha intrapreso diverse iniziative sia per supportare l’elaborazione di un piano strategico per l’innovazione sia per portare in evidenza e connettere le tante esperienze di valore che si stanno realizzando sul territorio. In ogni sua iniziativa SGI, partendo dal presupposto che è “dall’ambito operativo di chi fa innovazione” che si deve avviare un processo di partecipazione globale di tutti i portatori di interesse (politica, amministrazioni, imprese, università, centri di ricerca, terzo settore, privati cittadini), ha avviato un percorso finalizzato alla costruzione di una prospettiva condivisa per l’Italia per un cambio effettivo nella politica dell’innovazione. I provvedimenti in tema di Agenda Digitale, approvati nella legislatura, hanno rappresentato degli importanti passi in avanti, ma continua a mancare un piano strategico organico e diversi capitoli fondamentali (come commercio elettronico, alfabetizzazione digitale) sono ancora da affrontare in modo significativo.
Molto è ancora da fare. Ripartiamo dalla Carta d’intenti per l’innovazione dell’Italia.
Ulteriori informazioni:
- Associazione Stati Generali dell’Innovazione www.statigeneralinnovazione.it























