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Hanno colpito Wikileaks al cuore

Libertà e Diritti Digitali

Hanno colpito Wikileaks al cuore

Il sito che consentiva la pubblicazione di materiali di denuncia in modo del tutto anonimo è finito sotto la scure di una ordinanza. L'ha chiesta e ottenuta una banca svizzera. Parte il tam tam anticensura

da punto-informatico.it del 19 febbraio 2008

Roma - Da alcune ore la rete è stata privata dell'accesso più semplice ed ovvio a 1,2 milioni di documenti incandescenti. Tanto era il "bottino" accumulato dal 2006 ad oggi dal sito meno politically correct della rete, quel Wikileaks.org divenuto celebre per aver dato voce agli anonimi e svelato misteri talvolta particolarmente imbarazzanti per questo o quel soggetto. Un materiale ora inaccessibile ai più: il motivo è una ordinanza di un giudice californiano che sta indagando su quanto pubblicato sul sito.

il logo del sitoChi si recasse in queste ore alla URL del celebre spazio web si troverebbe dinanzi ad una pagina di errore, come se quel sito non fosse mai esistito. Secondo la decisione di un tribunale della California il provvedimento si è reso necessario per approfondire un caso imbastito da una banca svizzera, del gruppo Julius Baer, che si sarebbe sentita diffamata da documenti che l'accuserebbero di pratiche illegali, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e via dicendo. Tutti documenti pubblicati in modo anonimo, com'è nella filosofia e nella struttura di Wikileaks, studiato per proteggere gli autori delle rivelazioni e per consentire a chiunque di raccontare la propria verità pubblicando documenti a propria discrezione.

Una scelta, quella californiana, che potrebbe portare alla fine di un esperimento globale che molti già avevano promosso come un essenziale strumento di trasparenza. In tema di cose di rete, è grazie a Wikileaks se sono emersi certi giochini della Difesa statunitense su Wikipedia o venute alla luce le tentazioni di ordine e controllo che maturano in Baviera. Ma questi sono solo alcuni esempi: sul sito veniva pubblicato materiale proveniente da tutto il mondo. Contenuti accessibili per paese, con segnalazioni di fatti di attualità ma anche analisi, biografie e, appunto, leaks, le "spiate" degli anonimi frequentatori del sito.
Stando ai legali della società svizzera, su Wikileaks sarebbero apparsi centinaia di documenti considerati diffamanti. Documenti che sarebbero stati pubblicati da un dirigente che aveva lavorato alle Isole Cayman per conto dell'istituto svizzero. Commenti ufficiali da Julius Baer non sono però giunti perché, han spiegato i portavoce, l'azienda non commenta su "contenziosi aperti".

Il giudice ha ordinato al provider che ospita il sito, Dynadot, di rimuovere i record DNS di Wikileaks dai propri server. Non solo: l'operatore dovrà "impedire che il nome a dominio che porta alla pagina web di wikileaks.org porti a qualsiasi altro sito o server diverso da una pagina bianca, fino a quando non riceverà nuovi ordini da questo tribunale". Il nome a dominio è stato lucchettato per evitare che venga trasferito altrove per far ripartire il sito. Questo però non toglie che quello spazio web continui ad essere accessibile: non alla massa degli utenti che conoscono la URL ora indisponibile, ma a coloro che digitano direttamente l'indirizzo IP 88.80.13.160. Il fatto che i documenti siano accessibili in questo modo sta naturalmente spingendo blog e sostenitori a diffondere il verbo anticensura e i numerini magici a più non posso.

La guerra europea al peer-to-peer

Libertà e Diritti Digitali

La guerra europea al peer-to-peer

Prima una diffida e poi la sospensione della linea, in Francia, mentre la baia dei Pirati continua a offrire approdi sicuri.

di Dodi Casella da ZEUS News - www.zeusnews.it del 19-02-2008

Secondo Les Ecos non ci sarebbe ancora un accordo definitivo sulle sanzioni cui andranno soggetti in Francia gli utenti individuati mentre scaricano dal web contenuti protetti; e la questione ha una certa rilevanza per l'effetto trascinamento che poi potrebbe avere in tutta l'area dell'euro.

Una prima bozza della famosa "risposta graduale" è stata presentata nei giorni scorsi ai firmatari del criticatissimo accordo Olivennes da parte del ministro per la cultura e in essa viene definito il ruolo di quell'"High Autority" che dovrebbe sovraintendere alla difesa degli interessi di autori ed editori sull'internet, che tuttavia non potrà agire che "su iniziativa degli aventi diritto".

Resta invece abbastanza definito l'iter sanzionatorio, che ovviamente scontenta la major le quali vorrebbero una previsione di pene severe e immediate quanto meno a scopo deterrente; invece in caso di scaricamenti illegali si dovrà partire da una prima diffida seguite da una seconda e, in caso di recidiva nei sei mesi seguenti, il servizio verrebbe sospeso per la durata un mese.

In caso di nuove infrazioni, l'abbonamento verrebbe rescisso di diritto dal provider, con il divieto di stipulare nuovi contratti nell'anno successivo al distacco. Ovviamente è prevista la possibilità di ricorrere, dapprima in via amministrativa davanti alla suddetta Autority e poi davanti al giudice togato, anche se non si è ancora deciso se si tratterà di un giudice speciale amministrativo oppure del tribunale ordinario.