Il futuro è libero

L’Associazione Culturale Linux Club Italia persegue le finalità di promozione e diffusione del software libero, intese come diritto alla trasmissione della cultura e del sapere e come tutela dei diritti fondamentali dell'individuo: la libertà di pensiero, di espressione e di parola.

L’Associazione Culturale Linux Club Italia si batte per ridurre il divario tecnologico-informativo (digital divide) sia tra i cittadini italiani che tra i popoli del mondo; per contribuire all’ utilizzo pieno e consapevole delle tecnologie ed in particolare di Internet; per la piena realizzazione dell'individuo; per la promozione ed il sostegno delle forme di economia a scopo etico. Linux è parte del sistema Gnu/Linux.

Per cambiamenti nella gestione interna i locali di via libetta sono chiusi al pubblico per un periodo indefinito. La nostra sede è in via di spostamento. Per contatti con l'associazione utilizzare l'email: info@linuxclub.it

PROSSIMI EVENTI

Iniziative e Appuntamenti
«Ottobre 2008 
Data sort iconTitolo

L'Arte non è una merce

Contributi e riflessioni

L'Arte non è una merce

Abbattere il muro dell'oppressione culturale

Tratto da email di Franco Fosca (www.fpml.it) - 12.10.2008

Finalmente ero un uomo libero, un artista, non più un impiegato di merda! Remo Remotti

L'artista è l'unico vero rivoluzionario del nostro tempo.

Chi ama la musica e, quindi, chi ama la vita vera, e gira regolarmente nei locali dove si fa musica live, si rende conto che, nei luoghi dove si suona davvero, si ascoltano quasi esclusivamente generi che in televisione non hanno mai accesso. Ci dev'essere un perchè, se la sera, nei pub, nei centri sociali e in tutti i luoghi più o meno underground, dove il fiore dei fermenti culturali sboccia e si riproduce, si odono risuonare le note del progressive, del jazz, del rock, del blues, della taranta, della tamurriata, del combat folk, della musica etnica planetaria, del cantautorato (italiano, ispanico, anglo-americano), del punk, del reggae, del rap, del crossover, del bass&drum, del grunge, del trash.

Ma poi, se si fuoriesce dalla vita vera e ci si trasferisce nella vita finta – illusoria e illusionistica – della televisione, tutto questo ben di dio sparisce nel nulla. Cosa passa in TV? Passa lo straziatimpani dell'isola dei famosi, passa la rassegna mielosa tipo festivalbar, passa la furba bonazza di turno, passa il gruppetto di lattanti costruito a tavolino, passa l'anziano melomane degli anni Sessanta (miracolosamente sopravvissuto allo tzunami culturale dei Settanta), passa la nenia ripetitiva degli spot pubblicitari, passa il bel canzonettaro meneghino capitolino partenopeo, passano i giovani narcisi ugolanti di chiarissima fama (che tra 5 anni non se li ricorderà nemmeno loro madre), passano i polli da allevamento del finto rock, del finto blues, del finto jazz, del finto folk, del finto punk, del finto rap, del finto reggae ecc. (e le pur lodevoli eccezioni, che ci sono, non fanno regola). Passa Pupo, ecco cosa passa.

OpenOffice arriva alla release 3, è pronto per il settore Business ?

Il Software Libero

OpenOffice arriva alla release 3, è pronto per il settore Business ?

di Matteo Venerdì, da www.italiasw.com del 10 Ottobre 2008

OpenOffice 3OpenOffice, il famoso MS Office replacement Open Source è arrivato quest’oggi alla release 3.0 dopo lunghi mesi di sviluppo. La nuova versione attesta quanto di buono abbiamo già visto con le precedenti beta release consegnando in mano agli utenti un prodotto stabile e meno avido di Ram, l’apertura di Writer assieme gli altri processi di OpenOffice occupa infatti 60MB, una quantità tutto sommato discreta.

Mentre tutti si interrogano sulle nuove features di OpenOffice si vuole cercare ancora una volta i motivi che spingerebbero un utente della Microsoft a migrare i propri dati verso la nota Suite Open Source. Le motivazioni ci sono ma potrebbero essere tante o poche in relazione all’interlocutore che abbiamo di fronte, questo perchè se da una parte OpenOffice 3 aggiunge nuove features come il supporto ai files generati con Office 2007 oppure ai database Microsoft Access database, poco cambia se intendessimo aprire con OpenOffice 3 i files creati con MS Office. Sono stati provati ad importare diversi documenti creati con Office (2007 ma anche XP) in OpenOffice 3, la suite li supporta, non bene se parliamo di formattazione, in questo caso non ci siamo. Tale considerazione non è per qualsiasi file importato in OpenOffice 3, i filtri sono aumentati di qualità nel corso degli anni ma quello che si vuole dire è che non dobbiamo avere pretese che i nostri documenti rimangano inalterati con la loro formattazione originale. Quali sono allora le motivazioni che spingerebbero un azienda ad adottare la nuova suite OpenOffice ?

A Roma contro il panopticon di paglia

Convegni incontri dibattiti rassegne

A Roma contro il panopticon di paglia

Per non abdicare alla riservatezza e alla spontaneità, per non rassegnarsi a un tecnocontrollo indiscriminato. Sabato 11 ottobre è il giorno di Freedom Not Fear

di Gaia Bottà da punto-informatico.it del 9 ottobre 2008

Uno spaventapasseri incombe su Montecitorio, una sagoma si staglia contro il cielo: il tecnocontrollo appiattisce la spontaneità dei cittadini, si insinua nella quotidianità e li costringe a un comportamento ineccepibile. Sabato 11 ottobre non ci si lascerà atterrire, sabato 11 ottobre si scaccerà la paura e si manifesterà per la libertà.

Spaventapasseri su MontecitorioFreedom Not Fear 2008 è la giornata europea proposta dal gruppo di lavoro tedesco contro la data retention Vorratsdatenspeicherung e organizzata dal basso, da cittadini disseminati in tutto il globo. Si manifesterà contro l'abuso della sorveglianza abilitata dalla tecnologia, si tenterà di scuotere la società civile per renderla consapevole del panopticon digitale architettato da stato e mercato sulle fondamenta di un quadro normativo che sovente non sa bilanciare il diritto a vivere sicuri e il diritto alla riservatezza.

Anche Roma si unisce alla mobilitazione: preceduta da una conferenza stampa organizzata per venerdì alle 11:00 presso la sala stampa della Camera dei Deputati, la mattinata di sabato 11 ottobre, dalle 09:30 alle 13:00, la sede della Provincia, Palazzo Valentini, sarà animata dalla conferenza dibattito Salvare i diritti civili, fermare l'escalation della sorveglianza. Si parlerà di censure e di controllo, istanze abilitate da tecnologie che al tempo stesso sono per il cittadino strumento di condivisione, di partecipazione, di libertà. Si chiederà trasparenza a stato e mercato, si dibatterà di come le istituzioni aggrediscano il cittadino con tecnologie che si appropriano della sua fisicità e scandaglino le sue idee e le relazioni che intesse.

Si parlerà di paura, si configureranno gli scenari, si tenterà di responsabilizzare il consumatore mediatico acritico, che abdica al diritto ad una vita privata e spontanea sostenendo di non avere nulla da nascondere e da temere. Ma, scacciata la paura, fatto luce sull'ombra proiettata dallo spavantapasseri, ci sarà spazio per dedicarsi alla libertà: nel corso della manifestazione si ragionerà sulla proposta di legge per regolare la raccolta automatica dei dati, una proposta elaborata dal Progetto Winston Smith e ripresentata in Parlamento dall'onorevole Mecacci. Oltre al Progetto Winston Smith, motore della manifestazione italiana, sono numerose le associazioni che hanno aderito: Frontiere Digitali sarà rappresentata dall'intelligenza articifiale Angel_F e da Fatherboard, the superavatar, evaso dai mondi virtuali; Freaknet MediaLab propone di partecipare con la mediazione della rete, postando la propria fotografia sul wiki dedicato a Freedom Not Fear.

Il dispiegamento di forze a livello globale è imponente: le mobilitazioni investiranno numerosi paesi, dalla Germania all'Argentina, dalla Spagna al Regno Unito. Tenteranno di abbattere gli spaventapasseri che pendono sul capo della società civile, di dimostrare che la tecnologia non è solo uno strumento di sorveglianza.

il video dell'iniziativa

17 anni di Linux

Il Software Libero

17 anni di Linux

Un giovane studente pubblica i sorgenti di un kernel su un newsgroup. È l'inizio di una favola incredibile, e del più celebre sistema operativo a sorgenti aperti della storia

di Luca Annunziata da punto-informatico.it del 7 ottobre 2008

Non doveva neppure chiamarsi così. Secondo Andrew Tanenbaum, venerato professore di informatica e programmazione, era un prodotto "obsoleto". Per anni qualcuno ha cercato di ostacolarne la diffusione, rivendicando diritti su parte del codice sorgente. Eppure, dopo 17 anni, Linux è ancora sulla cresta dell'onda: l'unica concreta alternativa free nel panorama dei sistemi operativi. E il suo creatore, Linus Torvalds, è ancora saldamente in sella.

La creazioneIl 5 ottobre 1991 Torvalds annunciava al newsgroup comp.os.minix di aver messo in piedi un kernel di un sistema operativo molto simile a Minix (OS sviluppato qualche anno prima da Tanenbaum) in grado di girare su piattaforma x86. Linus aveva iniziato lo sviluppo quasi per caso, interessato ad avere a disposizione un terminale sul suo nuovo computer per interfacciarsi ai server della sua università: si era presto reso conto di aver tra le mani un vero e proprio sistema operativo, e quindi pensò di condividere il proprio lavoro con altri.

All'inizio Linux non si chiamava neppure Linux: a Torvalds l'idea di dare al kernel il suo stesso nome pareva troppo egocentrica, e dunque aveva ripiegato su un più impersonale Freax (dall'inglese freak, con l'aggiunta di una X per Unix). Sfortuna o il caso vollero che, al momento di piazzare i file sorgenti sul server dell'Università di Helsinki, l'admin trovasse il nome Freax assai bruttino. Freax divenne Linux, Torvalds se ne fece una ragione e da allora il nome è rimasto inalterato.

Musica, gli artisti UK vogliono affittare i brani alle major

Le nuove forme di Diritto d'Autore

Musica, gli artisti UK vogliono affittare i brani alle major

Si prepara una rivoluzione: musicisti di primo piano decidono di cambiare passo, di non aspettare le etichette e di muoversi in autonomia. Si preparano ad imporre nuove condizioni all'industria

di Vincenzo Gentile da punto-informatico.it del 6 ottobre 2008

La musica made in UK si coalizza: è ora di cambiare le normative sui diritti d'autore, di adeguarsi al mercato digitale. Sono oltre 60 i nomi riuniti a formare la Featured Artist Coalition, associazione nata tra gli artisti britannici e per gli artisti britannici. Tra nomi di assoluto rilievo si chiede a gran voce più controllo della propria musica e più voce in capitolo nelle strategie di marketing.

i RadioheadA formare la coalizione quasi tutto il meglio della musica britannica: Radiohead, Iron Maiden, Robbie Williams, Billy Bragg, David Gilmour, The Verve, Kaiser Chiefs, Paul Oakenfold, Travis... un coro di voci eccelse per cambiare il volto della musica odierna. Sabato scorso l'annuncio della joint venture di artisti, una forte risposta come reazione ai profondi cambiamenti subiti dall'industria musicale nell'ultimo decennio. In particolare l'associazione chiede che l'artista sia messo in primo piano nella negoziazione dei contratti derivati dalla flessibilità digitale che assume la musica, come ad esempio il settore delle suonerie musicali per cellulari e la distribuzione via Internet. Cambia il contesto della distribuzione, cambiano le regole: questa la filosofia alla base della FAC, sul cui sito web campeggiano i sei punti intorno ai quali deve essere incentrata la svolta.

Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"

Il Lavoro e l'innovazione tecnologica

Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"

Nel 2009, per la prima volta in 800 anni di storia, e come mai è successo al mondo, nessun nuovo ricercatore prenderà servizio in Italia. In nessun ateneo e in nessuna disciplina. Mentre in tutto il resto d'Europa e del pianeta si investe di più in ricerca, da noi fino a fine legislatura è stato programmato solo di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti. Ecco come nell'Università di Mariastella Gelmini il lento declino è divenuto un crollo verticale per l'Università e la ricerca scientifica pubblica in Italia.

di Gennaro Carotenuto

Immaginate un laboratorio universitario in Farmacia dove si fa ricerca sul cancro. Immaginate che vi lavorino cinque tra professori e ricercatori di ruolo. Con la legge 133, approvata il 6 agosto in un'aula sorda e grigia e in un paese in vacanza, nessuno dei loro collaboratori precari, per quanto indispensabili e meritevoli, potrà entrare in ruolo senza che TUTTI i cinque già strutturati non vadano prima in pensione. Ergo: quel laboratorio è destinato a chiudere e il precario meritevole deve andarsene a vincere il Nobel negli Stati Uniti.

E' questo l'effetto della scellerata applicazione del blocco del turn over sul pubblico impiego alla docenza universitaria. Non si vivacchia, non si tira più a campare; questa volta è scoppiata la bomba atomica. Da qui alla fine della legislatura il numero dei docenti universitari italiani si contrarrà di almeno 8.000 unità (-13% e più del doppio degli esuberi Alitalia) ma nessuno se ne scandalizza. Anzi, succederà con il plauso dell'opinione pubblica teleguidata a caccia del fannullone e lo sberleffo del Gian Antonio Stella di turno, che sguazza facendo soldi calunniando chi lavora equiparandolo all'impunito, al corrotto, all'incompetente, al nepotista.

Quel nebuloso cloud computing

Il Software Libero

Quel nebuloso cloud computing

Prima Steve Ballmer, poi Larry Ellison e infine Richard Stallman. Nel giro di pochi giorni tre pezzi da 90 dell'informatica esprimono le proprie perplessità sul fenomeno più in voga del momento. Forse serve una pausa di riflessione.

di Raffaele Mastrolonardo da visionpost.it del 30.09.2008

Quando tante nuvole si addensano, il cielo diventa nebuloso. Lo dicono le leggi della meteorologia, ma anche quelle della comunicazione: quando si parla troppo di qualcosa il suo significato diventa inevitabilmente più opaco. Come nel caso della tendenza più celebrata e dibattuta di questi tempi: il cloud computing. Il futuro è lì, recita da mesi la grancassa mediatica impegnata in una strana danza della pioggia in salsa hi-tech, in quegli agglomerati di server in cui sempre di più saranno ospitati i programmi che oggi si trovano nei dischi fissi del nostro Pc. Il software diventerà un servizio, la rete un immenso sistema operativo e via discorrendo.

Peccato che a furia di chiamare in causa le nuvole si rischia di non vederci più molto chiaro. Il primo ad ammetterlo giovedì scorso è stato Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, intervistato dalla venture capitalist Ann Winblad: "Pensavo di sapere che cosa significasse l'espressione 'cloud computing' fino a che stamattina non mi sono seduto insieme a un gruppi di venture capitalist che la usavano in modo completamente differente".

GNU: Gentoo is not Ubuntu

Il Software Libero

GNU: Gentoo is not Ubuntu

Si perdoni l’ardito gioco di parole e la travisazione della reale traslitterazione dell’acronimo iterativo GNU, ma il post di Donnie Berkholz merita molta attenzione.

di Lorenzo Lombardi da TuxJournal.net del 30.09.2008

Gentoo rappresenta una delle distribuzioni più atipiche e contemporaneamente, una delle migliori scuole per la comprensione alla radice dei sistemi operativi GNU/Linux. Per chi non conoscesse Gentoo riassumiamo brevemente le caratteristiche fondamentali: installazione di tutti i pacchetti da sorgente (compilazione ad uno ad uno di tutti i software, ottimizzando il binario risultante per la propria macchina) attraverso uno strumento chiamato portage; una comunità interamente basata sul lavoro volontario, che fa della base utenti il suo punto di forza maggiore. Negli ultimi due anni si erano osservati una serie di “scollamenti”, più che altro dovuti ad una lunga serie di sperimentazioni nell’organizzazione dei rilasci della distribuzione e nell’organizzazione del versioning dei pacchetti, che hanno portato ad una serie infinita di ritardi e delusioni da parte degli utenti più affezionati. All’interno di questo processo si era giunti alla decisione di definire dei rilasci a cadenza periodica e all’utilizzo di un applicativo grafico per facilitare l’installazione della distribuzione. In qualche modo ricalcando le orme di distro più blasonate quali Ubuntu e Fedora. Tentativo che non ha mai portato ai risultati sperati.

Brevettare è un crimine contro l'innovazione

I brevetti Software

Brevettare è un crimine contro l'innovazione

A denunciarlo è StopSoftwarePatents, che ha celebrato la giornata mondiale contro i brevetti software e ha lanciato una petizione. Dicono la loro anche i revisori dell'EPO: ci spingono a brevettare di tutto e di più

di Gaia Bottà da punto-informatico.it del 26 settembre 2008

Roma - I brevetti software non devono attecchire in Europa, devono essere sbaragliati nel resto del mondo: brevettare le idee non alimenta il sapere, ma rimpingua semplicemente le tasche dei patent troll. E quelle delle istituzioni presso le quali i brevetti vengono depositati. Sono denunce e rivendicazioni scaturite da StopSoftwarePatent, una coalizione che raccoglie 80 softwarehouse e frotte di sviluppatori: si rivolgono alle istituzioni di tutto il mondo perché chiariscano le normative e perché smettano di arginare l'innovazione concedendo brevetti sulla conoscenza. Il 24 settembre, anniversario del giorno in cui l'Unione Europea ha sancito la brevettabilità di "prodotti specifici" e non di stringhe di codice, è stata la giornata mondiale contro i brevetti software: sperano al più presto di non dover celebrare la ricorrenza, sperano che la petizione che hanno indetto sensibilizzi le autorità.

"Il regime dei brevetti software non crea benefici per l'economia, sono inconsistenti le prove economiche a supporto di un sistema di brevetti sul software - recita la petizione - al contrario, esistono numerosi studi che suggeriscono che i brevetti software ingabbino l'innovazione". Le procedure burocratiche sottese dai brevetti software non si conciliano con i rapidi tempi dell'innovazione, i brevetti software rappresentano un campo minato per gli sviluppatori, un deterrente per l'innovazione incrementale, finiscono per favorire coloro che rivendicano la paternità di idee di cui si sono appropriati, per avvantaggiare coloro che hanno il denaro per affrontare spese legali che le piccole aziende non possono sostenere.

Hackmeting08: Il caos e la potenza

Convegni incontri dibattiti rassegne

Hackmeting08: Il caos e la potenza

Dal 26 al 28 settembre in Sicilia l’undicesimo hackmeeting italiano

di Arturo Di Corinto da www.dicorinto.it del 25.09.2008

Ma gli hacker sono eroi o criminali? Per saperlo basterà conoscerli da vicino, a Palermo, dove dal 26 al 28 settembre terranno il loro incontro annuale, l’Hackmeeting 2008 (www.hackmeeting.org). In un luogo rigorosamente autogestito, l’ask 191, si terranno tre giorni di dibattiti, feste, musica, autoformazione, all’insegna dello slogan “l’informazione vuole essere libera”. Molti i seminari, settecento le persone che partecipano alla sua organizzazione via e-mail e un tema unificante: l’arte della programmazione e la critica alla società della sorveglianza e dei consumi.

Era il 1998 e le controculture italiane cercavano ancora le parole per nominare le forme della socialità e della ribellione digitale. Controinformazione, telematica sovversiva, media tattici, software libero, no-copyright, crittografia, hacker, hacktivism. Da una discussione all’interno di Isole nella Rete (www.ecn.org) germoglia la proposta di fare incontrare in Italia, a Firenze, tutti gli hacker della penisola, e nasce il primo hackmeeting italiano. A Firenze, ospitati dal Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, tre giorni di seminari, sperimentazioni, incontri, con la galassia Internet europea. Adesso si replica a Palermo, per l’undicesima volta. Stessa formula, stesso spirito.

Libere ed indipendenti: 27 settembre ad Acrobax

Iniziative e Appuntamenti

Libere ed indipendenti

Autoproduzioni, nuove tecnologie e nuovi diritti
27 settembre ore 17.00 ad Acrobax

Tratto da http://www.acrobax.org - 25/09/2008

Le Autoproduzioni in generale, e nello specifico quelle musicali, sono una realtà che ha radici profonde e che possono contare su di un bagaglio sociale e politico che ha fornito qualità culturale e, soprattutto, una prospettiva al di fuori del mercato musicale.

Quell'esperienza, dopo aver avuto un'esplosione vera e propria all'inizio degli anni novanta, pareva sopita; in realtà un'erosione sotterranea ha lavorato in tutto questo tempo scavando nuove tracce ed esplodendo in superficie.

Infatti, con le nuove tecnologie, si è aperto un mondo in cui ognuno può esporre ciò che vuole, condividere e valorizzare la propria produzione; da questo punto vogliamo partire, per aprire un dibattito intorno alle nuove possibilità che si sono aperte e che superano, in parte, il problema della distribuzione e, dunque, anche dei diritti d'autore SIAE.

In quest'ambito infatti la rete ha operato comunque un cambiamento: dal software libero si sono mutati codici e dinamiche, arrivando ai CreativeCommons che offrono garanzie e tutele liberando dalle briglie del mercato.

Già da tempo, infatti, produzioni, video, musicali e cartacee si avvalgono di questi strumenti percorrendo e sperimentando una strada nuova.

Rilasciato TheOpenCD Edizione Italiana 3.5

Il Software Libero

Rilasciato TheOpenCD Edizione Italiana 3.5

linux@studenti (open@polito - Politecnico di Torino) ha rilasciato TheOpenCD Edizione Italiana 3.5, raccolta di programmi open source per Windows della migliore qualita'.

Tratto da news letter.

E' disponibile per il download all'indirizzo: http://linux.studenti.polito.it/ileana.php

Sono stati aggiornati alla versione piu' recente:Firefox (3.0.1), OpenOffice (2.4.1), Thunderbird (2.0.0.16), Abiword (2.6.4), Blender (2.47), Celestia (1.5.1), ClamWin (0.94), Dia (0.96.1-8), FileZilla (3.1.2), FreeDownloadManager (2.5-758), GIMP (2.4.7), InfraRecorder (0.45), Inkscape (0.46), PDFCreator (0.9.5), Pidgin (2.5.1), Scite (1.76-3), SokobanYASC (1.435), SumatraPDF (0.9.1), Tux Paint (0.9.20b), VLC (0.9.2), WinHTTrack (3.42-3), WinSCP (4.1.6), Scribus (1.3.3.12) e GhostScript (8.63).

E' possibile consultare online i contenuti della nuova versione all'url: http://www.theopencd.it (si consiglia l'utilizzo di Firefox o altro browser Gecko)

TheOpenCD ha ottenuto il bollino di qualità Indire (Istituto Nazionale di Documentazione per l'Innovazione e la Ricerca Educativa). Per approfondimenti: http://www.indire.it/software.

Cinquemila copie di TheOpenCD sono in distribuzione gratuita, fino ad esaurimento scorte, agli studenti del Politecnico di Torino.

E' permesso e incoraggiato l'uso e la copia di tutto il materiale distribuito da linux@studenti così come definito dalle rispettive licenze di utilizzo. linux@studenti esiste grazie all'attività per lo più volontaria degli studenti del Politecnico di Torino.

linux@studenti - http://linux.studenti.polito.it
Centro di Competenza sull'Open Source e sul Software Libero del Politecnico di Torino
"open@polito" - http://open.polito.it

Copyleft, Copyright. Uno sguardo sulle novità dell'editoria

Le nuove forme di Diritto d'Autore

Copyleft, Copyright. Uno sguardo sulle novità dell'editoria

di Manuela Di Paola da www.tellusfolio.it del 21 Settembre 2008

CENNI STORICI

In principio fu il copyright

Fu la monarchia inglese, nel XVI secolo, ad emanare le prime leggi nel campo del diritto di copia (copyright), per garantirsi un controllo sull’aumentata e fino ad allora libera circolazione di scritti di ogni sorta: una censura, legittima perché rientrante allora fra le funzioni amministrative. A questo scopo venne fondata nel 1557, una corporazione privata di censori - la London Company of Stationers, con un sistema di retribuzione a premio, a cui fu attribuito, con un provvedimento retroattivo, non solo ogni diritto di stampa, ma anche quello di confisca o di eliminazione dei materiali stampati illegalmente. La stampa delle opere seguiva un iter che prevedeva l’imprimatur del censore della Corona (o degli stessi Stationers) e la seguente registrazione nel Registro della corporazione, sotto il nome di uno dei membri, che da allora assumeva il copyright, mentre eventuali dispute fra questi ultimi erano regolate dalla Court of Assistants della Corporazione.

Prima di questo momento il copyright – cioè il generico diritto, tenuto privatamente, di proibire agli altri la copia – non esisteva: nel momento stesso in cui nasceva, si configurava invece come al servizio del governo, per il controllo che garantiva, e dell’editore, per il profitto. Così, paradossalmente, chi non ne traeva alcun beneficio era l’autore.

Intervista con Carlo Ruta

Libertà e Diritti Digitali

Intervista con Carlo Ruta

di Enrico Natoli da pennedigitali.libero.it del 20.09.2008

Ci può raccontare la nascita di “accadeinsicilia"? Che tipo di informazione poteva trovare un lettore nelle pagine del sito?
Faccio una premessa. A partire dalla metà degli anni novanta, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio ho deciso di integrare il mio impegno, prevalentemente di tipo storiografico, con una serie di inchieste sul terreno, su talune realtà della Sicilia, volgendo in particolare l’attenzione sulle aree orientali, da Catania a Gela, da Siracusa a Vittoria. In tali luoghi infuriavano in quel periodo guerre di mafia che sconfessavano il mito di una Sicilia “differente”. Sono stati quindi anni difficili, in cui mi trovavo a fare i conti con avvertimenti di ogni tipo. Raccoglievo gli esiti delle inchieste su libretti che mi venivano pubblicati da “La Zisa”, una casa editrice palermitana, condotta da Maurizio Rizza dell’Istituto Gramsci. E in quel contesto ho scoperto, a fine decennio, il web. Ho valutato le possibilità di comunicazione inedite che mi avrebbe potuto offrire tale strumento, quindi ho creato “Accadeinsicilia”, nel 2001. Sin dall’inizio la mia idea è stata di congiungere le due prospettive: quella storiografica e quella dell’informazione. Dalla prima è nata la sezione “Giuliano e lo Stato”, con altre che documentano l’immagine della Sicilia nei secoli della modernità. Dalla seconda sono scaturite le inchieste sul presente, a partire da quella sull’uccisione del giornalista Giovanni Spampinato.