Il futuro è libero

L’Associazione Culturale Linux Club Italia persegue le finalità di promozione e diffusione del software libero, intese come diritto alla trasmissione della cultura e del sapere e come tutela dei diritti fondamentali dell'individuo: la libertà di pensiero, di espressione e di parola.

L’Associazione Culturale Linux Club Italia si batte per ridurre il divario tecnologico-informativo (digital divide) sia tra i cittadini italiani che tra i popoli del mondo; per contribuire all’ utilizzo pieno e consapevole delle tecnologie ed in particolare di Internet; per la piena realizzazione dell'individuo; per la promozione ed il sostegno delle forme di economia a scopo etico. Linux è parte del sistema Gnu/Linux.

In seguito alla definitiva chiusura dei locali di via libetta, la nostra sede è in via di spostamento. Attualmente ci troviamo presso la Città dell'Altra Economia nel comparto "Comunicazione Aperta" in L.go Dino Frisullo. Per contatti con l'associazione utilizzare l'email: info@linuxclub.it o il Fax 06.92911184

Creative commons... e la Rete rimane libera

Creative commons... e la Rete rimane libera

Garantiamo la partecipazione informata offerta da Internet

di Fiorello Cortiana da www.ffwebmagazine.it del 10 marzo 2010

Internet è libertà? “Internet è libertà”, l’incontro dell’11 marzo alla Sala della regina di Montecitorio introdotto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, propone questa relazione in modo affermativo e il sottotitolo “Perché dobbiamo difendere la rete”, esplicita l’affermazione come una consapevolezza a scanso di ogni ingenuo velleitarismo. L’iniziativa si tiene nell’anno che L’Agenda di Lisbona propone come quello nel quale «l’Europa deve divenire il continente più competitivo nella società della conoscenza».

Manifesto del Pubblico Domino

Frontiere Digitali

Manifesto del Pubblico Domino

Trenta associazioni di Frontiere Digitali sottoscrivono il Manifesto del Pubblico Domino

Frontiere Digitali - 19/02/2010 - Comunicato stampa

  1. Occorre ridurre la durata dei termini di tutela del copyright.
  2. Qualsiasi modifica sulla portata della tutela del copyright (ivi comprese qualsiasi nuova definizione della materia tutelabile o l'espansione di diritti esclusivi) deve tener conto degli effetti sul pubblico dominio.
  3. Qualora un'opera debba rientrare pubblico dominio strutturale del proprio Paese d'origine, va riconosciuta come parte del pubblico dominio strutturale in tutti gli altri Paesi del mondo.
  4. Ogni tentativo falso o ingannevole di appropriarsi di opere in pubblico dominio va punito a norma di legge.
  5. Non è consentito ricorrere ad alcun ulteriore diritto di proprietà intellettuale per ricostituire l'esclusività su opere di pubblico dominio.
  6. Occorre implementare un modo pratico ed efficace per rendere disponibili le 'opere orfane' e i lavori già pubblicati ma non più in commercio (ad esempio, le opere fuori catalogo) onde poter essere riutilizzate dalla società.
  7. Le istituzioni a tutela del patrimonio culturale dovrebbero assumere un ruolo cruciale per l'efficace catalogazione e tutela delle opere di pubblico dominio.
  8. Va eliminato ogni ostacolo legale che possa impedire la condivisione volontaria delle proprie opere o la diretta assegnazione a pubblico dominio da parte dell'autore.
  9. In generale va reso possibile l'uso personale non commerciale delle opere tutelate dal copyright, e per casi simili vanno esplorate forme alternative di remunerazione per l'autore.

Qui la versione integrale del Manifesto: http://publicdomainmanifesto.org/italian

Seguono le firme delle associazioni che hanno aderito all'appello

  1. Agorà Digitale , Referente: Luca Nicotra
  2. Amici di Beppe Grillo di Roma, associazione, Referente: Marco Giustini
  3. Artisopensource , Referente: Salvatore Iaconesi
  4. Associazione Concreta-mente, Referente: Leonardo Bertini
  5. Associazione Il Secolo Della Rete, Referente: Giovanna Sissa
  6. Associazione Liber Liber, Referente: Marco Calvo
  7. Associazione Linux Club Italia, Referente: Roberto Tupone
  8. Associazione Net-Left, Referente: Sergio Bellucci
  9. Associazione Orchestra Panharmonikon, Referente: Giuseppe Puopolo
  10. Associazione Partito Pirata, Referente: Athos Gualazzi
  11. Associazione UnaRete, Referente: Flavia Marzano
  12. Associazione Wikimedia Italia, Referente: Frieda Brioschi
  13. Beatpick.com, Referente: Davide d'Atri
  14. Community Nephogram - NetLabel CC
  15. FLxER LiveVideo & Free software, Referente: Gianluca Del Gobbo
  16. Flyer Communication, Referente: Gianluca Del Gobbo,
  17. Free Hardware Foundation, Referente: Arturo Di Corinto
  18. Collettivo iQuindici, Referente: Francesco Valotto
  19. ISOTYPE, network di liberi professionisti, Referente: Lorenzo De Tomasi
  20. Istituto per le politiche dell'innovazione, Referente: Guido Scorza
  21. Les Liens Invisibles, Referente: Guy McMusker
  22. Liberius, Sportello di consulenza legale, Referente: Ermanno Pandoli
  23. LPM - Live Performers Meeting, Referente: Gianluca Del Gobbo
  24. Movimento Scambio Etico, Referente: Paolo Brini
  25. REFF/RomaEuropa Fake Factory, Referente: Oriana Persico, e-mail Salvatore Iaconesi
  26. ShockArt - Net Art, Referente: Gianluca Del Gobbo
  27. The house of love and dissent, Referente: Marco Delli Santi
  28. Unione degli Studenti (U.d.S.), Referente: Mauro Di Palma
  29. Viaggi e Miraggi, cooperativa di turismo responsabile, Referente: Enrico De Luca
  30. WAM - Web Art Mouse-um, Referente: Gianluca Del Gobbo

Cos’è Frontiere Digitali

Frontiere Digitali è uno spazio di libera auto-organizzazione di persone e opinioni e nasce a Roma (Italia) nel dicembre del 2005, quale strumento collaborativo, per l'organizzazione della Settimana delle Libertà Digitali che ha avuto luogo dal 18 al 21 gennaio 2006. In seguito, il 28 marzo 2006, in occasione del convegno l'Innovazione necessaria: Creatività, cooperazione, condivisione, tante associazioni e singoli si sono incontrati confrontandosi sull’idea e sugli strumenti per sostenere e rafforzare questa rete di collaborazioni.

http://www.frontieredigitali.net

Arriva un ddl sul software libero emendato da blogger e internauti

Arriva un ddl sul software libero emendato da blogger e internauti

di Nicoletta Cottone da ilsole24ore.it del 26 GENNAIO 2010

Un disegno di legge sulla diffusione delle nuove tecnologie telematiche, la neutralità delle reti di comunicazione e lo sviluppo del software libero, emendato da blogger e internauti. Il provvedimento, presentato da un gruppo di senatori del Pd (Vita, Vimercati, Finocchiaro , Zanda, Latorre, Marco Filippi, Donaggio, Fistarol, Magistrelli, Morri, Papania, Sircana, Di Giovan Paolo e Perduca), ha spiegato il senatore Vita, si propone come un disegno di legge aperto e discusso attraverso la "e-democracy". È stato inserito tra i provvedimenti che l'opposizione ritiene indispensabili. Dunque inizierà fra poco il suo cammino parlamentare.

Firefox 3.6 è nato

Firefox 3.6 è nato

Mozilla ha rilasciato Firefox 3.6 nella sua versione finale. Questa nuova release è destinata a tirare avanti fino all'uscita della 4.0, arricchendosi di nuove funzionalità strada facendo. Ecco tutte le novità del nuovo browser

di Alessandro Del Rosso da punto-informatico.it del 22.01.2010

Ed eccolo, finalmente. Dopo essersi fatto attendere quasi sette mesi, almeno un paio in più del previsto, Firefox 3.6 alias Namoroka è uscito dal grembo materno per affrontare un mondo in cui non interpreta più la parte dell'adolescente ribelle, ma quella del maturo e più forte antagonista di Internet Explorer.

Come usuale, chi già possiede una precedente versione del browser può aggiornare Firefox servendosi del sistema di updating integrato (Aiuto -> Controlla gli aggiornamenti...), mentre tutti gli altri possono scaricarlo dal sito getfirefox.com o da Mozilla Italia. Su quest'ultimo è anche presente un forum appositamente dedicato alle richieste di supporto.

Delle novità di Firefox 3.6 si è a lungo parlato negli scorsi mesi. Quelle principali possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

- adozione del nuovo motore di rendering Gecko 1.9.2;
- integrazione con Personas, funzionalità che permette di personalizzare il tema grafico (e solo quello) dell'interfaccia con un solo clic del mouse;

Si scrive "copyleft" si legge "libertà"

Si scrive "copyleft" si legge "libertà"

Su parcocastelliromani.it i documenti, le pubblicazioni, le carte, le foto, le relazioni,
le analisi, gli studi sono tutti liberamente scaricabili

Tratto da www.parcocastelliromani.it - 31.12.2009

Migliorare l’ambiente significa anche far circolare liberamente le idee, le informazioni, le esperienze e, se ce ne sono, qualche buona pratica. Il Parco dei Castelli Romani ha deciso che tutto ciò che viene pubblicato sul proprio sito Internet istituzionale, parcocastelliromani.it, è liberamente consultabile, scaricabile e utilizzabile. Così, sulla base di una trasparenza e disponibilità, che in questo caso è attivata da un Ente pubblico, si può arrivare alla generosa creazione di valore aggiunto sociale.

Il Parco ha inteso capovolgere il concetto di “diritto d’autore” - il copyright - per trovarci, con un gioco di parole nel copyleft, che al contrario indica il “permesso d’autore”. In pratica è il Parco stesso che incentiva la circolazione, lo scambio e l’utilizzazione delle informazioni che ha prodotto, con l’unico vincolo che chi le utilizzerà dovrà usarle esattamente negli stessi termini di come sono state proposte dall’Ente Parco e sempre con l’indicazione della fonte.

Il documento che nasce con il marchio copyleft può essere copiato e distribuito da chiunque, ma sempre con l’obbligo della gratuità. Nessuno può brevettarlo, utilizzarlo a sua volta come “prodotto originale” o impadronirsene a fini di profitto. I documenti copyleft appartengono al dominio pubblico, possono essere diffusi, ma non per fini commerciali o istituzionali.

“In un mondo in cui uno dei maggiori strumenti di potere è il sapere - commenta il direttore Roberto Sinibaldi - un Ente pubblico come il Parco dei Castelli Romani mette a disposizione tutte le proprie informazioni e conoscenze, in una visione protesa verso il progresso sociale, che non può prescindere dal miglioramento ambientale, attuato in maniera condivisa dalla collettività e non solo da pochi soggetti istituzionali”.

Da oltre due anni il sito del Parco contiene la raccolta completa di leggi, regolamenti e norme che sono strumento di conoscenza ma anche di studio e lavoro per le migliaia di utenti che consultano il portale. Grazie alla disponibilità on line di documenti e modulistica si registra l'apprezzamento crescente da parte dei cittadini per un servizio che alleggerisce la burocrazia e riduce spostamenti e code.

Seguono le avvertenze del sito in merito al copyright: "Il materiale del sito è liberamente utilizzabile: leggi il © Copyleft"

Il lento declino di Internet Explorer (e di Microsoft)

Il lento declino di Internet Explorer (e di Microsoft)

di Gennaro Carotenuto,da gennarocarotenuto.it del 2.01.2010

Dopo la notizia che la Cina ha superato gli Stati Uniti per la produzione di automobili, il simbolo dell’industria materiale del secolo XX e della società dei consumi un’altra notizia, sia pur meno cogente, testimonia il definitivo passaggio di secolo. Internet Explorer, il browser di Microsoft preinstallato nella maggior parte dei computer al mondo, in appena un lustro è passato dall’essere usato dal 90% ad appena il 55% degli utenti Internet.

E’ un segnale che il mondo del software proprietario di Microsoft sia alla fine. L’impresa che ha in buona sostanza creato il Personal Computer sta lentamente cedendo il proprio controllo e Bill Gates può godersi la propria dorata pensione. L’avvento di Internet fu l’inizio della fine per il monopolio assoluto di Microsoft, non a caso indicata come il nemico per eccellenza da tutti i fautori della condivisione della conoscenza.

La multinazionale di Seattle all’inizio dimostrò di non credere nell’importanza della Rete, quindi fu costretta a rincorrere. La rincorsa riuscì e nel 2004 proprio beneficiando di una posizione largamente dominante nel mercato dei sistemi operativi, Microsoft era riuscita ad imporre il suo browser, Internet Explorer, in oltre il 90% dei computer al mondo.

Class action contro Microsoft

Class action contro Microsoft

causa collettiva da Pisa per il rimborso dei costi della licenza WINDOWS per chi non la usa

da repubblica.it del 5.01.2009

Parte da Pisa e Firenze la prima class action contro l’impero Microsoft per il rimborso del prezzo del sistema operativo Windows preinstallato nei personal computer. La causa collettiva, coordinata dall’Aduc, riguarda esclusivamente gli acquirenti privati che non abbiano fatto l’acquisto tramite partita Iva e che non abbiano accettato la licenza d’uso del software della Microsoft né l’abbiano mai utilizzato

PISA. Cosa può fare un singolo cittadino per farsi risarcire un danno, magari di modesta entità, da una multinazionale? Spesso poco, o nulla. Per riavere qualche euro ne dovrebbe spendere tanti per un avvocato, e scontrarsi con studi legali agguerriti. Ma se ai consumatori viene data la possibilità di agire insieme e dividere le spese, lo scontro non è più impari. La legge sulla class action oggi è realtà, seppure con molte riserve.

Celebriamo il Public Domain Day

Celebriamo il Public Domain Day !

Il primo gennaio migliaia di opere - i cui autori sono morti da settant'anni - entreranno a far parte del grande patrimonio collettivo utilizzabile da chiunque, per qualsiasi motivo e senza chiederne il permesso.

Dalla mailing list di Frontiere Digitali - Di J.C. De Martin - 31.12.2009

Domani, come ogni anno a Capodanno, migliaia di opere entreranno nel pubblico dominio, ovvero quel patrimonio collettivo di opere di ogni genere (romanzi, racconti, poesie, composizioni musicali, canzoni, dipinti, eccetera) che possono essere usate da chiunque per qualunque motivo senza chiedere permesso. Tanto per citare alcuni nomi famosi, parliamo di Sigmund Freud, Alfonse Mucha, Papa Pio XI e William Butler Yeats - le cui opere, almeno in alcune giurisdizioni [1], entreranno finalmente nel pubblico dominio.

Quanto e' importante il pubblico dominio per le nostre società?

Citando James Boyle:

"Le nostre economia, la nostra democrazia, la nostra scienza, le nostre tradizioni di liberta' di espressione e la nostra arte dipendono di piu' da un pubblico dominio di materiale liberamente utilizzabile che da materiale coperto da diritti di proprieta' intellettuale. Il pubblico dominio non e' il residuo appiccicoso che rimane quando tutte le opere di valore sono state coperte da diritti di proprieta'. Il pubblico dominio e' la miniera da dove estraiamo il materiale col quale costruiamo la nostra cultura. Anzi, rappresenta la maggior parte della nostra cultura" (The Public Domain: Enclosing the Commons of the Mind, Yale University Press, p.40f, 2008)

Quindi, per celebrare le migliaia di opere che domani (e poi ogni anno il 1 gennaio) entreranno nel pubblico dominio, COMMUNIA, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale (finanziata dall'Unione Europea, http://communia-project.eu), ha creato il sito http://www.publicdomainday.org, che offre informazioni e link utili.

Abbiamo quindi il piacere di invitarvi a unitervi a noi nel celebrare il Giorno del Pubblico Dominio, diffondendo la URL del sito e condividendo online e offline opere finalmente libere.

Buon Anno!

[1] http://www.publicdomainday.eu/disclaimer

Libera rete in libero stato

Libera rete in libero stato

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è la libertà: il luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell'innovazione economica.

  • Noi non accettiamo che il governo metta le mani su Internet.
  • Non lo accettiamo perché gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia devono essere allargati, non ristretti.
  • Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l'apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.
  • Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.
  • Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.
  • Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

Libera Rete in libero Stato.

«Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura».
(Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

Mercoledì 23 dicembre
Roma - Piazza del Popolo lato Pincio
dalle 17.00 alle 19.00

Le leggi per la Rete

Le leggi per la Rete

di STEFANO RODOTÀ da repubblica.it del 17.12.2009

L'ITALIA ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l'iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il "No B Day".

Si materializzava così una dimensione della democrazia inedita per il nostro paese. Pochi giorni dopo quell'immagine appare rovesciata. Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il "No B Day" è presentato come un momento d'incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l'aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza.

Conclusione: la proposta di un immediato giro di vite per controllare la Rete, secondo un abusato copione che trasforma ogni fatto drammatico non in un imperativo a riflettere più seriamente, ma in un pretesto per ridurre ogni questione politica e sociale a fatto d'ordine pubblico, limitando libertà e diritti.

Creatività, Cooperazione, Condivisione

Creatività, Cooperazione, Condivisione

Buoni recinti fanno buoni vicini, ma se si tolgono i recinti tutti avranno un parco. Da Frontiere Digitali, un invito alla riflessione e alla partecipazione

di Arturo Di Corinto da punto-informatico.it del 18.12.2009

Creatività: negli ultimi anni il copyright ha smesso di essere un argomento per avvocati ed è diventato un tema di grande importanza per chiunque sia coinvolto nella produzione e fruizione di cultura. E nei prossimi anni avrà un ruolo fondamentale rispetto al modo stesso in cui penseremo la creatività: sia in termini di proprietà che di collaborazione. Nonostante il mash-up, il cut-up, il plagiarismo, il remix, siano elementi centrali dell'innovazione digitale, governi ed imprese non trovano di meglio che perseguire tali pratiche. Eppure, come spiega Matt Mason nel suo libro, tradotto in italiano con "Punk Capitalism, come e perché la pirateria crea innovazione" (Feltrinelli), dovrebbero sapere che da sistemi chiusi non germogliano né nuove idee né nuovi prodotti.

Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati non limitata la libertà di parola, di critica e di satira

Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati non limitata la libertà di parola, di critica e di satira

Comunicato Stampa della Free Hardware Foundation

del 16 Dicembre 2009

“Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati non limitata la libertà di parola, di critica e di satira.”

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha annunciato l'ennesimo giro di vite sull'informazione via Internet. Noi non siamo d'accordo. Non si può osannare la rete quando viene usata dagli studenti iraniani e poi pretendere di zittirla quando viene usata per criticare il governo italiano.

Facciamo notare che alcuni comportamenti in rete, seppure non sempre condivisibili, rimandano all'esercizio del diritto di critica, di satira e alla libertà di espressione.
Quanto accaduto in alcuni social network nei giorni scorsi in relazione alla riprovevole aggressione subita dal presidente del Consiglio, seppure di cattivo gusto, si configura più come un comportamento ludico e sarcastico che come istigazione alla violenza. La violenza, quella vera, è quando chi ne ha i mezzi pretende di limitare le libertà altrui.

PC SOLIDALI

Capoverde: usiamo le nuove tecnologie per combattere il digital divide tra Nord e Sud del mondo

Le nuove tecnologie possono essere usate per creare nuove opportunità di autonomia e di sviluppo sostenibile nel Sud del mondo? E' possibile combattere il digital divide e diffondere nel Sud come nel Nord del pianeta una cultura dell'accesso ai saperi per tutti che sia rispettosa dell'ambiente?

Lunaria, l’associazione Jovens solidarios (Capoverde, Sao Nicolao), l'Associazione Donne Capoverdiane in Italia e la cooperativa Binario Etico sono impegnate in un progetto finanziato dal programma delle Nazioni Unite e della Commissione Europea “Migration 4 Development” per favorire l'accesso dei giovani capoverdiani al web e alle tecnologie informatiche.

Un centro multimediale giovanile, un internet point gratuito, un sito web e una radio streaming saranno creati e gestiti da un gruppo di giovani locali con il supporto dei promotori del progetto e di un gruppo di giovani capoverdiani residenti a Roma. Due scambi culturali e due corsi di formazione consentiranno uno scambio di esperienze tra la società civile italiana e quella capoverdiana.

Un pirata a Strasburgo

Un pirata a Strasburgo

Da giugno c'è un corsaro al Parlamento Europeo. Si chiama Christian Engström e con il suo movimento combatte per una riforma del copyright e per il web libero. Step1 lo ha intervistato

di Riccardo Marra da www.step1.it del 07/12/2009

Christian Engström è un pirata. Non veleggia su galeoni in cerca di tesori ma lo dice la spilletta appuntata sulla sua giacca di lana. Vi è rappresentata una bandiera nera. Il simbolo è quello del PiratPartiet, il partito svedese fondato nel 2006 da Rick Falkvinge. Un partito radicale, quello dei pirati, che difende la libertà del web, il diritto al downloading, gli open source, il copyleft. Engström lo conosce nel 2006 e si unisce alla battaglia. In precedenza era stato un programmatore informatico, un docente all’Università, e un attivista politico per il FFII (fondazione a favore di un’infrastruttura per la libera informazione). E poi, ecco che la nave battente bandiera nera approda al porto di Stoccolma. «Mi capitò di accendere la televisione, era uno dei primi giorni di gennaio, e ascoltai: “si è formato il Partito dei Pirati”. Fu sufficiente per volerne conoscere la piattaforma. Mi convinse e vi entrai a far parte. E sebbene non avessi pianificato tutto questo, finii per lavorare a tempo pieno con loro per i seguenti anni e senza ricevere un soldo, finché sono stato eletto al Parlamento Europeo con il 7,13% dei voti svedesi». Un nuovo sbarco per i corsari, stavolta a Strasburgo, nel Parlamento che più conta. Lì, dallo scorso giugno, Engström sventaglia il machete delle sue battaglie informatiche.

La carta dei Cento per il libero Wi Fi

La carta dei Cento per il libero Wi Fi

Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu ("Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale") che assoggettano la concessione dell'accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Dal Network Frontiere Digitali

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all'identificazione degli utenti tramite documento d'identità .

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d'impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l'11 settembre 2001, prevede l'identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n'è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall'obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l'Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all'accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l'efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all'obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

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