27 giorni per impedire la blindatura totale

27 GIORNI PER IMPEDIRE LA BLINDATURA TOTALE

Punto Informatico intervista il senatore Cortiana, promotore di un appello al Parlamento Europeo affinché il diritto dei cittadini prevalga su quello delle corporazioni. Il 24 aprile una battaglia decisiva. I problemi, come aderire

da Punto-Informatico.it del 28 marzo 2007

Cortiana: major mai così attive

Roma – Blindatura dei contenuti e dell’hardware, maggiore potere alle major dell’intrattenimento, tracking dei cittadini: l’avanzare della proposta di direttiva europea IPRED2 preoccupa per ora solo gli esperti ed è questo il problema più grande. Avanza nel silenzio quasi assoluto una normativa che verrà votata al Parlamento Europeo il 24 aprile e che può sconvolgere l’attuale scenario del diritto d’autore rinsaldando lo status quo sostenuto dalle major dell’intrattenimento a scapito dei diritti dei cittadini.

Contro tutto questo è appena partita una mobilitazione guidata in Italia dal senatore Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione. La strada è tutta in salita: il countdown per il voto del Parlamento Europeo sulla direttiva segna, oggi, – 28 giorni. Un tempo ristrettissimo.

"Il problema – spiega Cortiana a Punto Informatico – è che la sensibilità del parlamento italiano su questi temi è scarsa. Quando riuscimmo a far bocciare la direttiva sulla brevettabilità del software avevo ottenuto quasi un mandato in bianco per operare in sede europea, ora c’è una maggiore consapevolezza, ma non possiamo farci conto". Poiché i giochi sono a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo che dovrà decidere sulla direttiva, Cortiana sta diffondendo un appello agli europarlamentari (riportato di seguito) che per essere efficace dovrà contare su un appoggio il più ampio possibile anche qui in Italia.

"In Europa l’attenzione è maggiore – spiega Cortiana a PI – c’è già anche un altro appello sull’argomento. Il problema lo abbiamo visto proprio con la direttiva sui brevetti: ci vuole tempo per informare e ci vuole una grande mobilitazione. Su IPRED2 siamo ampiamente indietro, c’è un mese di tempo, spero nella vitalità della rete".

Sulla stampa italiana, dopo il voto della Commissione Juri qualcuno ha maldestramente dichiarato che l’Europa rende legale il P2P, ma c’è da chiedersi cosa accadrebbe alla legislazione italiana sul diritto d’autore qualora la direttiva europea venisse approvata e dovesse quindi essere recepita dal nostro paese. "Noi – sottolinea il senatore a PI – abbiamo la Legge Urbani, per cui IPRED2 ci sembra quasi una liberalizzazione. Nonostante gli sforzi fatti, il testo è in realtà pieno di chiari e scuri, e ampiamente contraddittorio tra un articolo e l’altro. Il che vuol dire che in sede di recepimento possiamo pensare che prevarrà il suo lato più oscuro".

IPRED2 è figlia delle pressioni delle lobby delle major, che secondo Cortiana "non sono mai state così attive come di questi tempi". E l’esempio è quello della sentenza con cui il Tribunale di Roma ha imposto a Telecom Italia la consegna dei nomi di quasi 4mila utenti P2P italiani, "andando contro a tutte le decisioni precedenti", sottolinea Cortiana, che ha già presentato un esposto contro quella decisione. "Con evidenza – spiega – c’è il dispiegarsi di una campagna di pressione che viaggia su vari piani, qui in Italia con cose così, in Europa con cose come la direttiva, tutti strumenti usati da chi ha rendite di posizione che non intende intaccare aprendo a nuovi modelli di business".

Ma la direttiva prevede anche un ruolo del tutto nuovo per i detentori dei diritti, che potranno affiancare le forze dell’ordine nelle indagini sulle violazioni del diritto d’autore. "È un aspetto – evidenzia l’e-senator – che considero la violazione più grande agli assunti europei: uno non può concorrere da privato alle inchieste delle forze dell’ordine, cioè ad inchieste giudiziarie. Che garanzie abbiamo dei dati che raccoglie, dei nominativi, dei dati delicati e che in Europa sono sulla carta protetti dalle garanzie per la privacy". Garanzie che furono stabilite, come noto, dal coordinamento delle autorità nazionali sulla privacy presieduto da Stefano Rodotà. "Capisco le forze dell’ordine – insiste Cortiana – ma che un privato che ipotizza di essere danneggiato possa concorrere a queste inchieste e disporre di dati delicati e riservati è un problema".

Il rischio che è stato sventato all’ultimo momento nel caso dei brevetti sul software in questa circostanza è ancora più concreto: l’Europa rischia di accorgersene tardi, a giochi conclusi.

Ma IPRED2 non è che il prodotto più recente di un approccio complessivo dell’Europa, apparentemente vittima delle grandi corporation dell’intrattenimento, che oggi come non mai spingono sulla blindatura dei dispositivi di riproduzione, dalla televisione mobile fino agli impianti hi-fi e a tutti quei dispositivi che garantiscono il flusso dell’informazione digitale. E i rischi sono enormi. "Il primo rischio che corriamo – sottolinea Cortiana a Punto Informaticoè di precluderci il futuro. Perché se ci blindiamo, anche con standard condivisi da centinaia di imprese nel mondo, come quelli della Tv mobile, di fatto azzoppiamo un mondo possibile: qui siamo nel digitale interconnesso, abbiamo bisogno di mercati aperti, inclusivi, di standard aperti garantiti da sistemi aperti. I nuovi modelli di business vanno trovati a partire da questa condizione". "La dimensione cognitiva in rete – spiega – cresce con la condivisione, crescono opportunità inaspettate, novità imprevedibili".

"Il paradosso – continua Cortiana – è che viviamo una dimensione internazionale, ad esempio con i Forum sulla Società dell’informazione, in cui si ragiona su concetti come openness, security, multiculturality, e poi abbiamo dimensioni locali, o continentali, che tentando di dar vita per via normativa ad un controllo che non è dato". "Tu cittadino – spiega il senatore – rischi di diventare la vittima del controllo: dalla tua carta di credito al casello dell’autostrada, ai messaggi che mandiamo". Il senso di una tecnologia che dovrebbe migliorare la qualità della vita con questo approccio, dunque, viene ribaltato, e l’utente non è più il fruitore ma la vittima.

"E poi ci lamentiamo della Cina", ironizza Cortiana. "Rischiamo – conclude – di venire meno al portato specifico europeo: proprio laddove gli americani stanno abbandonando certe logiche, noi le stiamo abbracciando. Loro hanno il fair use, noi equipariamo un’attività di contraffazione all’utilizzo personale dei sistemi di file sharing".

Di seguito l’appello e le modalità per sottoscriverlo.

L’appello agli europarlamentari

Gentili Membri del Parlamento Europeo,
la pirateria e la contraffazione causano un grave danno alle economie dell’Unione Europea, la Commissione Europea a questo fine ha proposto una Direttiva contro la contraffazione e la pirateria anche in relazione alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Le conseguenze e le misure di questa Direttiva avranno a che fare con un ecosistema cognitivo particolare, quale quello della rete digitale interconnessa di internet che, per sua natura costitutiva, non conosce la condizione di scarsità, consente la condivisione della conoscenza e si configura come una impresa cognitiva collettiva.

In modo avvertito, il Consiglio d’Europa nel 2000 ha promosso l"agenda di Lisbona" affinché l’Europa possa diventare entro il 2010 "l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

Nell’economia della conoscenza la condivisione della stessa costituisce un fattore abilitante, per questo "access" e "openness" sono due dei quattro punti che l’Onu ha posto al centro del confronto mondiale nelle due sessioni del summit WSIS (Summit mondiale sulla Società dell’informazione – Ginevra, Tunisi) e nei successivi cinque Forum annuali IGF (Forum sulla Governance di Internet, Atenè06, Brasilià07, ecc.)

Quando pensiamo alle conseguenze della proposta di una direttiva, nel "primo pilastro" (riguardante le politiche economiche, sociali ed ambientali della comunità) dobbiamo considerare che essa introduce per la prima volta misure penali riguardanti il livello minimo della pena che gli stati membri dovranno recepire con specifico provvedimento legislativo indipendentemente dalla loro legislazione. con particolare riferimento al lavoro delle PMI europee (che rappresentano la gran parte del tessuto economico dell’Unione), è un freno allo sviluppo stesso della nostra economia.

Perché la possibilità da parte delle aziende, le più grandi in questo caso, di intervenire direttamente nelle indagini di polizia è qualcosa che non appartiene ai principi e ai valori sui quali l’Europa e i suoi stati membri sono stati costruiti, cioè quelli di stato di diritto e monopolio della forza.

Nella Relazione al Parlamento Europeo della Commissione Giuridica, accanto all’introduzione di un concetto simile al "Fair Use" per i contenuti coperti dal diritto d’autore, la distinzione tra uso commerciale e uso personale dei contenuti scambiati per via digitale risulta ambigua e contraddetta.

La Convenzione di Strasburgo del 2001 sul "cyber-crime", in vigore, definisce atti criminali di violazione del copyright quelli commessi "intenzionalmente, su scala commerciale a mezzo dei sistemi di computer" così l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nell’"Accordo sugli aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale attinenti al Commercio" (TRIPS) all’art.61 prevede sanzioni per " la contraffazione dei marchi e la pirateria del copyright su scala commerciale ".

Fino ad ora l’orientamento comunitario e la Direttiva 31 del 2000 sul commercio elettronico, esplicitamente non equipara lo scambio di contenuti digitali alla contraffazione e invece sottolinea l’importanza dell’autoregolamentazione.

Il fatto che una persona possa trarre un vantaggio dallo scambio di contenuti digitali non significa che ne faccia commercio e mercato, la cosa può dare conseguenze penali ai "navigatori" invece di indurre a nuovi modelli commerciali le imprese di contenuti digitali, con particolare riferimento al lavoro delle PMI europee (che rappresentano la gran parte del tessuto economico dell’Unione): è un freno allo sviluppo stesso della nostra economia.

Pirateria e contraffazione sono fenomeni diversi e solo in parte coincidenti, certamente possono essere concepite sanzioni penali comuni contro la contraffazione intesa come produzione e distribuzione in scala economica e seriale di prodotti falsificati, e ciò risponde anche ad una fondamentale esigenza di tutela dei consumatori in ambito europeo, ma tuttavia non si possono sottoporre a sanzione penale in modo generico e indiscriminato tutti quei comportamenti che con l’uso delle tecnologie informatiche di comunicazione possono incidere sul copyright e sui diritti connessi, saltando a piè pari una definizione degli atti penalmente rilevanti come quella, finora adottata e chiarissima, di "scala commerciale", che ha anche finora costituito il punto di equilibrio ponderato per l’intervento penale in una materia ed in una rete di rapporti economici assai delicata.

Sono evidenti e delicatissime le implicazioni esistenti tra scambio interattivo di contenuti digitali, motivazioni individuali o sociali degli utenti e dei consumatori e rischi per le libertà e la riservatezza in tema di acquisizione e trattamento dei dati personali di traffico e connessione che una formulazione ambigua e generica delle nuove norme renderebbe possibile, rischi incompatibili con le tendenze di difesa della persona.

Con nuove tecnologie interattive come il DVB e le future apparecchiature che costituiranno l’evoluzione degli attuali televisori – lettori dvd, impianti Hi-Fi, telefoni cellulari e non, radio digitali, ricevitori satellitari, media center e computer – il flusso di informazioni digitali e dei dati personali individuali rischierebbe di essere completamente sottratto al controllo degli utenti finali e qualunque informazione di consumo individuale diventerebbe disponibile in base a quanto previsto o concesso dal detentore dei diritti di proprietà intellettuale mediante una infrastruttura tecnologica pervasiva, pagata dagli utenti finali sia in termini di costi economici che anche e soprattutto in termini di libertà digitali e di accesso alla cultura. Chi controllerà questa struttura disporrà di un potere immenso e senza precedenti nella storia, utilizzabile per qualunque fine non solo commerciale ma anche di controllo politico e culturale.

Proprio alla luce delle questioni oggetto del confronto internazionale la questione della proprietà intellettuale in relazione alla rete digitale interconnessa internet e delle azioni di pirateria e contraffazione ad essa correlate è urgente attivarsi affinché nella trattazione della pirateria e della contraffazione a danno della proprietà intellettuale vengano esplicitamente distinti l’uso commerciale e l’uso personale dei contenuti digitali e che siano chiaramente distinti ambito pubblico e ambito privato nella creazione di "squadre comuni", tra aziende e forze dell’ordine, specificandone il ruolo e le funzioni a garanzia della riservatezza nel trattamento di dati personali di terzi e di imparzialità nelle iniziative di polizia giudiziaria, limitando perciò la presenza di soggetti privati ad una funzione tecnica di ausilio, che ha senso solo con riguardo alla produzione in serie di prodotti contraffatti, ed evitando pericolose e confuse commistioni.

Queste considerazioni rendono efficace il fine della proposta di Direttiva per contrastare la pirateria, la contraffazione e la malavita organizzata ad esse legata, rispettando le finalità dell’"Agenda di Lisbona".

Vogliamo promuovere la libera circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della conoscenza.

Per questo vi chiediamo di modificare in modo coerente e senza ambiguità la Proposta di Direttiva che nel testo attuale è un freno allo sviluppo stesso della nostra economia.

Cordialmente,
Sen. Fiorello Cortiana"

Per aderire all’appello
In queste ore si sta provvedendo all’allestimento di uno strumento ad hoc che consenta di raccogliere le adesioni. In via provvisoria si può utilizzare la mail della redazione di Punto Informatico, pi@deandreis.it con subject "APPELLO", che provvederà a trasferire le adesioni non appena sarà possibile.

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