Altroconsumo prende le misure alla SIAE

Altroconsumo prende le misure alla SIAE

La rivista dei consumatori illustra le cifre della musica mediata italiana. E il presidente della società autori ed editori, Giorgio Assumma, spiega perché pagare l’iscrizione annuale è importante

da punto-informatico.it del 24 aprile 2009

Meno della metà degli iscritti SIAE riesce in un anno a coprire le spese necessarie a rinnovare la propria tessera con i ricavi delle proprie opere. E i borderò, i moduli che i musicisti compilano alla fine di ogni concerto, contano fino a un certo punto nel calcolare quanta parte dei diritti raccolti dalla collecting society spettino loro: ma ai musicisti stessi, ribadisce il presidente SIAE Giorgio Assumma, associarsi conviene sempre. Altrimenti come farebbero a veder riconosciuto il frutto del loro lavoro?

Queste parole, assieme a molte cifre sul bilancio SIAE, sono contenute in un recente articolo elaborato dalla rivista Altroconsumo: accanto a spiegazioni su come funzionano le licenze e le alternative copyleft oggi a disposizione degli artisti, si scopre che l’incasso annuale dell’ente pubblico è di circa 743 milioni di euro di cui 109 vengono trattenuti a fronte del lavoro svolto. Nel 2007, poi, gli introiti provenienti dall’equo compenso (vale a dire la tassa versata sull’acquisto di CD, DVD, hard disk e ogni altro dispositivo di memorizzazione) sono stati pari a più di 74,5 milioni di euro: 71 milioni sono stati quindi ripartiti tra gli iscritti SIAE, 3,6 milioni sono rimasti alla società per via del suo ruolo di gestore.

In totale, gli iscritti SIAE al 31 dicembre 2008 erano 83.517: la maggior parte, oltre 73mila, sono musicisti, seguiti da 10mila autori di opere teatrali e radiotelevisive, addetti ai lavori del cinema (2mila), scrittori e artisti (1.600), operatori della lirica (meno di 1000). Alcuni risultano iscritti in più di una categoria: del totale, comunque, la percentuale che riesce a coprire con i diritti corrisposti le spese associative “va dal 50 al 60 per cento – spiega Assumma – come avviene anche nelle altre Società d’autori di tutto il mondo”.
Nonostante questo, prosegue il presidente, “Un autore ha interesse ad aderire alla SIAE, indipendentemente dalla circostanza che abbia o meno firmato un contratto discografico, affinché gli utilizzi dei brani da lui creati (anche quelli non discografici, incluse le esecuzioni dal vivo), siano autorizzati e remunerati”. In pratica, SIAE ha gli strumenti e le competenze necessarie a rilevare quando un brano musicale o un opera viene riprodotta, sfruttata, eseguita: senza SIAE, continua Assumma, “sarebbe pressoché impossibile rilevare tutti i diversi tipi di utilizzo, assicurando una tutela economica agli aventi diritto. Inoltre una società di gestione collettiva consente a tutti gli autori un trattamento economico paritario”.

Grazie agli accordi tra le varie collecting society di ciascun paese, continua, il repertorio che viene monitorato da SIAE e dalle sue omologhe è pressoché sovrapponibile alla totalità del repertorio disponibile: questo garantirebbe “una notevole capacità contrattuale nei confronti di tutti quegli utilizzatori che usano le opere tutelate, con conseguente vantaggio per i proprio associati”. Allo stesso tempo, SIAE funge anche da “sportello unico per i diritti”: vale a dire che svolge la funzione di punto di riferimento per l’esazione e il pagamento dei diritti, compito per il quale incassa una percentuale.

Sempre nel bilancio 2007, le cui cifre sono illustrate da Altroconsumo, questo ruolo frutta all’incirca 90 milioni di euro che si sommano ai già menzionati 3,6 milioni di equo compenso, a 9 milioni di quote associative, a 12 milioni riscossi per i tanto discussi bollini e ad altri milioni che giungono dalla vendita dei biglietti per gli spettacoli dal vivo (SIAE incassa anche se lo spettacolo è offerto gratuitamente) e dall’erogazione di alcuni servizi in convenzione per un totale di circa 160 milioni di euro. I costi sostenuti da SIAE per svolgere il suo ruolo sono invece pari a 193 milioni di euro: si formerebbe così un disavanzo di oltre 30 milioni di euro, ma grazie a 41 milioni provenienti da investimenti finanziari l’ente riesce a restare in nero.

Nonostante nel bilancio pubblicato sulla rivista appaia la voce “riscossione imposte”, Assumma chiarisce che “il diritto d’autore non è una tassa ma un compenso per il lavoro svolto. Se si tiene conto di questo elemento, i ragionamenti sul costo del diritto d’autore verrebbero temperati. Spesso – spiega – si vuole negare il giusto compenso all’autore, ma non si fa la stessa cosa nei confronti di altri lavoratori”. Pertanto, il ruolo svolto dalla SIAE analogamente alle altre società di altri paesi, “è quello di assicurare agli autori la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla legge”.

Tutto questo, inoltre, avviene in regime di “monopolio di fatto” secondo Assumma per ragioni pratiche: “Ad esempio in Francia per tutelare la musica c’è la sola Sacem, in Spagna la Sgae, in Germania la Gema e così via. E una ragione specifica c’è: se così non fosse, se ci fossero n società gli utenti avrebbero molta difficoltà a fare n contratti: per esempio una discoteca dovrebbe fare 10, 20 contratti a tariffe diverse con altrettante società e quindi affrontare 20 contabilità diverse con tutto quello che ne consegue. Lo stesso dovrebbe fare un’emittente”.

Dunque le ragioni per credere nel lavoro della SIAE ci sono tutte, così come ciascun autore ha il diritto e la possibilità anche di rivolgersi altrove se lo ritiene opportuno: “ogni autore può scegliere la Società alla quale conferire mandato – chiarisce – non necessariamente quella del proprio Paese, sulla base di considerazioni che attengono alla efficienza operativa, al livello di capillarità della struttura ecc”.

Non vi è infine alcun contrasto tra le nuove licenze di tipo copyleft e SIAE: “Le licenze Creative Commons sono un fenomeno per la SIAE sicuramente molto interessante – racconta Assumma – sulle quali la società si sta confrontando concretamente, con significative aperture rispetto ad altre società d’autori. Ho incontrato e dialogato a lungo con il CEO dei Creative Commons, Joichi Ito e ho fortemente voluto che nascesse un gruppo di lavoro misto SIAE-Creative Commons che tiene proprio in SIAE incontri periodici”.

Secondo Assumma, il problema di Creative Commons è la profonda differenza che sussiste tra le diverse licenze, a cui consegue una tutela “molto flessibile”: “Per esempio, un’opera andrebbe tutelata dalla SIAE solo in caso di sfruttamento commerciale e in altri casi no. Ma definire uno sfruttamento commerciale (diretto o indiretto) è molto difficile e sarebbe molto problematico che fosse la sola SIAE a stabilirlo nei confronti degli utenti”. Per il presidente, inoltre, è già possibile per un iscritto differenziare la diffusione online delle sue opere non facendola rientrare nella tutela della collecting society: in questo caso, secondo Altroconsumo, occorre chiedere un permesso a SIAE e corrispondere una tariffa compresa tra 60 e 360 euro per “non essere fuorilegge”. Per non rischiare cioè di piratare la propria musica.

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