Ardengo Soffici: “Lemmonio Boreo ovvero l’allegro giustiziere”, 1912

By Pagina Tre (La recensione che leggerete conclude la mia collaborazione regolare a questa come ad altre riviste, che ringrazio per avermi sempre ospitato. Ho compiuto a gennaio 71 anni e ho deciso di dedicare quest’ultimo tempo ad una specie di isolamento spirituale che mi aiuti a riflettere sulla vita e su ciò che mi circonda e mi ha circondato durante il corso di questi anni, così da poterli ancora di più amare ed apprezzare. Continuerò a curare, però, la rivista d’arte Parliamone, la mia creatura, finché ne avrò le energie necessarie. Ringrazio i lettori e i redattori della rivista. bdm)
Animatore culturale, attento osservatore, forte polemista: la prima parte del Novecento, non solo italiano, ha in questo artista, pittore e scrittore, un autentico protagonista dei dibattiti intorno ai nuovi movimenti che si andavano affacciando in quegli anni. Clamorosa fu l’aggressione che subì a Firenze, alle “Giubbe rosse”, per aver scritto un articolo aspramente critico nei confronti dei Futuristi, da parte di Marinetti, Carrà e  Boccioni.
Collaboratore delle riviste più importanti del tempo, tra cui “La voce” di Prezzolini, egli portò in Italia le novità e l’aria nuova che si andavano respirando a Parigi. Fu amico di Apollinaire, Max Jacob, Picasso, Braque e tanti altri. Quando il cubismo faceva le prime mosse, Soffici fu uno dei primi a prendere le difese di Picasso e Braque e ad esaltare il loro lavoro. Numerosi sono i suoi saggi su movimenti ed artisti del suo tempo.
Si avvicinò alla narrativa con opere quali: “Ignoto toscano”, Firenze 1909; “Lemmonio Boreo”, Libreria de “La Voce”, Firenze 1912; “Arlecchino”, Firenze 1914; “La giostra dei sensi”, Firenze 1918; “Taccuino di Arno Borghi”, Firenze 1933; “Autoritratto d’artista italiano nel quadro del suo tempo” (in quattro volumi usciti con i seguenti titoli: “L’uva e la croce”, Firenze 1951, “Passi tra le rovine”, Firenze 1952, “Il salto vitale”, Firenze 1954, “Fine di un mondo”, Firenze 1955); “D’ogni erba un fascio. Racconti e fantasie”, Firenze 1958; “Diari 1939-1945” (in collaborazione con G. Prezzoloni), Milano 1962.
Riguardo a “Lemmonio Boreo”, dopo avermene consigliato la lettura, Giorgio Bárberi Squarotti mi scrive, il 23 dicembre 2007: “Quanto al Lemmonio Boreo, per una vera interpretazione è necessario mettere a confronto l’edizione del 1912 con quella del 1923 (quasi uguale a quella del 1943)”
Messomi in cerca delle due edizioni suggerite, non sono riuscito a trovarle presso gli antiquari se non a costi troppo elevati per le mie tasche, cosicché ho dovuto ripiegare sull’edizione del maggio 1943, assai più accessibile. Mi scuso quindi con il lettore e con lo stesso amico Giorgio se la mia lettura mancherà degli indispensabili raffronti con le importanti edizioni surrichiamate.
Intanto, sin dalle prime pagine, ci viene subito in mente il fortunato romanzo che Aldo Palazzeschi scrisse nel 1934: “Le sorelle Materassi”. Non vi è dubbio, anche per i rapporti che esistevano tra i due, animatori dei dibattiti letterari del primo Novecento, che Palazzeschi conosceva il romanzo di Soffici, pubblicato nel 1912 e deve averlo tenuto a mente nel redigere il suo vent’anni dopo.
Le sore Borghi e il figlio d’una …read more

Source: Frontiere Digitali

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