Chefuturo! Che cos’è il copyright 2.0 e perché ci riguarda da vicino

By Arturo Di Corinto Che cos’è il copyright 2.0 e perché ci riguarda da vicino

“Se molti violano la legge forse la legge va ripensata”. Le alternative al copyright tradizionale

di ARTURO DI CORINTO per Chefuturo del 28 Maggio 2016

Tutti noi pubblichiamo ogni giorno opere e rappresentazioni che non ci appartengono.

Postare la versione digitale di un quadro o di un manifesto, scattare una foto al museo, scambiarci del software, remixare una canzone, usarla come sottofondo di un video, sono azioni che non sono permesse dalla legge, almeno in teoria. Eppure lo facciamo.
Illustrare i nostri pensieri e comunicare i nostri stati d’animo con opere altrui è parte del nostro essere sociali e definisce la nostra identità nella società digitale.

Una nazione di trasgressori
Nel suo ultimo libro, “Infringement Nation” (Una nazione di trasgressori), John Tehranian ha calcolato l’ammontare delle multe che una persona potrebbe dover pagare per violazione ripetuta del copyright nell’arco di un’intera giornata. Il risultato è di alcuni milioni di dollari.
Quello del libro è un caso estremo e paradossale, ma ognuno di noi si può identificare nel professore del racconto di Tehranian.
Oguno di noi viola copyright quando rispondendo a una email ne riproduce il messaggio originario; quando annoiato dalla riunione copia le architetture della Sagrada familia, quando a lezione distribuisce fotocopie di libri per un’esercitazione, quando fotografa un’opera d’arte e la pubblica sul web, quando canta Happy Birthday alla festa di compleanno di un amico, quando include nel suo filmato il poster dell’atrio del cinema dove si trova in compagnia, quando incorpora il video di un serial televisivo nel suo blog e così via.
Nessuno forse interverrebbe per arrestare il nostro trasgressore, la tutela del copyright è una questione di numeri e di danno economico potenziale, ma da questo esempio si capisce perchè molte delle ultime battaglie intorno a Internet si sono combattute intorno alla tutela del copyright. (Leggi anche “Adesso vogliono tassare pure i link sui contenuti online“)
Copyright wars
Da una parte gli Studios hollywoodiani e le major del disco che lamentano la perdita di importanti ricavi a causa della pirateria, dall’altra i carrier di telecomunicazioni e gli Internet service providers accusati di favorirla.
Da una parte associazioni discografiche e sindacati autori che vogliono il controllo su ogni file digitale, dall’altra i produttori di elettronica di consumo che hanno messo nelle mani di giovani e meno giovani dispositivi che funzionano come tipografie universali e sostituiscono set cinematografici e sale di registrazione.
Da una parte istituti di regolazione come la Wipo e la Wto, dall’altra le associazioni di difesa della privacy e della libertà d’espressione come la EFF e Privacy international che ritengono inaccettabile violare la privacy degli utenti per perseguire presunte violazioni della proprietà intellettuale altrui.
In mezzo rimangono gli autori cui vengono spesso riconosciute solo le briciole del proprio lavoro e che per questo sono spesso in rotta con chi dovrebbe curarne gli interessi (le collecting societies come la monopolista SIAE in Italia). E poi ci sono gli utenti che vedono nell’irrigidimento del copyright un modo per limitare la propria libertà di creare e condividere opere digitali legalmente …read more

Source:: Frontiere Digitali

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