Chefuturo! Cosa ci dice della nostra privacy l’FBI che cracca l’iPhone senza l’aiuto di Apple

By Arturo Di Corinto Cosa ci dice della nostra privacy l’FBI che cracca l’iPhone senza l’aiuto di Apple

Una batosta per il diritto alla privacy e le associazioni che si erano rivolte a Obama, ma difendersi dipende da noi

Arturo Di Corinto per Chefuturo! 29 marzo 2016

“Il governo è riuscito ad accedere con successo ai dati dell’iPhone di Farook e per questo non ha più bisogno dell’assistenza di Apple”. Lo ha fatto sapere il dipartimento di Giustizia americano ritirando la richiesta rivolta ad Apple di realizzare una backdoor per accedere ai dati dell’iPhone in seguito a un mandato giudiziario.
Sappiamo quindi che l’FBI da oggi è in grado di violare i lucchetti dell’iPhone senza l’aiuto dell’azienda di Cupertino ma “con il contributo di un terzo soggetto” finora sconosciuto. E questo non vale solo per i contenuti dell’iPhone di Syed Farook, l’attentatore che a San Bernardino (CA) aveva fatto strage in una clinica, ma per tutti i 205 iPhone utili alle indagini criminali su cui sta lavorando il procuratore di Manhattan, Cyrus Vance, come lui stesso ha dichiarato in un’audizione al Congresso qualche giorno fa. E forse varrà anche per superare l’opposizione di Apple in altri 14 casi legali in discussione a cavallo tra California, Illinois, Massachusetts e New York.

Ma perché tanto clamore intorno a questa vicenda? Veramente pensiamo che le forze di polizia non siano in grado di violare il pin di un telefonino? Certo che no. Con un attacco di forza bruta, l’FBI era già in grado di superare le difese del melafonino generando password dell’iPhone casuali e ad altissima velocità, ma un attacco del genere avrebbe distrutto proprio i contenuti necessari alle indagini dopo il decimo tentativo andato a vuoto. Per questo era stata chiesta la collaborazione che Apple aveva negato opponendo la necessità di proteggere la privacy dei propri utenti e anche la fiducia che i consumatori ripongono nel marchio della mela mozzicata. Adesso l’FBI non ne ha più bisogno.
Un mondo senza più privacy?
Tuttavia la soluzione trovata, e non ancora dimostrata, solleva più problemi di quanti ne risolva.
1. Intanto non è vero quanto affermato da Tim Cook che “nessuno può spiarci.” Se è vero, e non c’è motivo di dubitarne, che le protezioni dell’iPhone sono state violate, viene detto al mondo intero che nessun dispositivo è a prova di spione. Se ci è riuscito il Governo americano probabilmente possono riuscirci anche i criminali. Quando si hanno abbastanza tempo, interesse e risorse, è possibile violare anche i sistemi più sicuri e ottenere qualsiasi dato o informazione digitalizzati. A meno che non si adottino le adeguate contromisure che in genere non sono accessibili ai normali consumatori.
2. Questa vicenda ci dice che in uno scenario di terrorismo globale diffuso la privacy degli individui non è più un diritto fondamentale da tutelare. Il diritto alla privacy passa in secondo piano rispetto alle esigenze di sicurezza. Ma sopratutto ci dice che la riservatezza dei dati personali è un optional per tutti gli stati e che la sua violazione sistematica è un orizzonte praticabile non solo dai governi autoritari …read more

Source:: Frontiere Digitali

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