Chefuturo! Dark Web e Isis: perchè non esiste la pallottola d’argento

By Arturo Di Corinto Dark Web e Isis: perchè non esiste la pallottola d’argento
Non è per niente facile procurarsi armi nei black market. E i jihadisti non si radicalizzano solo sul web. Cosa è stato fatto e cosa si può fare
ARTURO DI CORINTO per Chefuturo del 31 LUGLIO 2016
La “guerra digitale” del Califfato è stata finora una guerra di propaganda. Attraverso i social network come Twitter i simpatizzanti del sedicente Stato islamico hanno a lungo proposto la propria visione del mondo e fornito riferimenti pseudo religiosi ai simpatizzanti di una malintesa jihad islamica. I messaggi nei social network e neiforum pubblici sono serviti a creare consenso intorno alle azioni dell’Isis e a scambiare informazioni su come contribuire alla guerra santa. È stato attraverso twitter che sono circolati, in chiaro, manuali su come sfruttare i social per la propaganda online e ottenere aiuto dagli esperti del cybercaliffato in caso di rimozione dei propri account.
Solo in pochi e sporadici casi è stato possibile attribuire agli hacker dell’Isis attacchi ai siti web di alcune scuole ed ospedali francesi con attacchi DDOS, ma finora i jihadisti non sembrano avere la capacità di attaccare le infrastrutture critiche e l’Internet of Things.
ISIS, FOREIGN FIGHTERS E JIHAD
Oggi che il Califfato batte in ritirata dai territori che prima controllava, anche l’azione delle sue legioni cibernetiche si è fatta meno intensa.
Il maggior pericolo finora era venuto dal reclutamento di foreign fighters per la jihad sul terreno. Il reclutamento, che iniziava sui forum e finiva in chat private e protette, si completava secondo modalità segrete e riti di affiliazione dove i membri effettivi del Califfato garantiscono per i nuovi jihadisti e poi se ne fanno mentori, preparandoli alla guerriglia cibernetica e all’uso delle armi. Fino a un anno fa l’addestramento militare vero e proprio veniva effettuato nei territori sotto controllo dell’ISIS e in alcune roccaforti come Raqqa dove si veniva preparati alla guerra cibernetica.
Gli attentati dei lupi solitari, jihadisti dell’ultima ora, psicotici con vocazione suicida, lasciano pensare invece a un cambio di strategia e in alcuni casi a una radicalizzazione e a un indottrinamento a distanza condotto attraverso gli strumenti che Internet offre. Le prove del fenomeno starebbero nei computer e dei telefoni di aspiranti foreign fighters dove gli investigatori hanno trovato materiale propagandistico jihadista e perfino i messaggi di Telegram dove si invitano i propri contatti ad uccidere i “crociati”.
COSA È STATO FATTO
Considerata l’importanza per l’Isis della comunicazione online sia come mezzo di propaganda che come strumento organizzativo, chi ha combattuto il CyberCaliphate si è sempre concentrato sulla interruzione delle comunicazioni digitali degli estremisti oscurando siti, forum, account personali, e sottraendo dati, informazioni e documenti dai loro database per farli analizzare dalle autorità. Diversi gruppi, vicini o affiliati ad Anonymous, sono anche riusciti a violare le Virtual private networks del Califfato digitale e a individuare e denunciare gli admin dei siti estremisti, qualche volta pubblicandone email e dati anagrafici sulle lavagne bianche della rete come Pastebin.
Tuttavia la strategia dei servizi di intelligence che secondo alcuni osservatori supportano questi gruppi in funzione antiterrorismo, è …read more

Source:: Frontiere Digitali

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