Chefuturo! La Cybersecurity non riguarda gli stati ma le persone (7 cose che bisognerebbe fare)

By Arturo Di Corinto La Cybersecurity non riguarda gli stati ma le persone (7 cose che bisognerebbe fare)
Cybercrimes, cyberthreats, cyberwar: occorre coinvolgere i cittadini per contrastare le minacce digitali nel rispetto dei diritti umani
ARTURO DI CORINTO per Chefuturo! del 17 LUGLIO 2016
Sotto il cappello della cybersecurity si tende a raggruppare molti fenomeni diversi: lecyberminacce, la guerra cibernetica, i crimini digitali (cyberthreats, cyberwarfare, cybercrimes) e però si continua a confondere la cybersecurity con la sicurezza nazionale. Non si deve infatti dimenticare che i fenomeni citati riguardano le persone e i loro comportamenti, definiscono i livelli di benessere e sicurezza degli individui ma anche i diritti e le opportunità di tutti i cittadini.
Per questo la cybersecurity riguarda sia gli individui che gli stati: sono gli individui singoli e associati a soffrire gli effetti di attacchi informatici in un mondo dove le agenzie di sicurezza degli stati e i giganti globali raccolgono e collezionano i dati dei comportamenti di tutti noi. E il modo in cui questi sono gestiti limita sempre di più il diritto alla privacy e alla libertà d’espressione.
Perciò non bisogna confondere la cybersecurity con la sicurezza nazionale

È sbagliato farlo perché questo approccio consente di eludere una riflessione globale su cosa significhi la sicurezza digitale in un contesto in cui i poteri di sorveglianza statuali vengono ampliati, l’anonimato e le tecnologie per la privacy limitate, messe fuorilegge, o addirittura i loroutilizzatori sorvegliati. Allo stesso tempo i sistemi di garanzia vengono indeboliti e le backdoor installate dentro i software più popolari con la compiacenza di aziende spregiudicate o ricattate nel loro business principale, la gestione dei dati e delle identità degli utenti.
La cybersecurity riguarda i diritti umani: di associazione, cooperazione, di spostamento e di comunicazione, diritti cui la privacy e la libera manifestazione del pensiero sono fondamento. (Leggi anche: “Privacy, 10 motivi per opporsi alla sorveglianza di massa (che ha capito anche Facebook…“)
LE STRATEGIE NAZIONALI DI CYBERSECURITY
Secondo l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni ITU, all’inizio del 2015, dei 193 paesi membri, 67 avevano una strategia nazionale di cybersecurity e 102 un team di risposta agli incidenti informatici, i famosi CIRTs (National Computer Incident Response Teams).
Ma è di pochi giorni fa la decisione della Commissione Europea di stabilire delle norme certe di analisi e contrasto alle minacce informatiche e il Parlamento europeo è orientato alla definizione di accordi e strategie di collaborazione tra gli stati membri che dovranno individuare i settori e le aziende (trasporti, sanità, imprese) da proteggere attraverso strumenti ad hoc.
Intanto organizzazioni internazionali come l’Unione Africana e quella degli stati americani lavorano da tempo a una serie di leggi e accordi di cooperazione validi a livello internazionale per confrontarsi con le sfide della cybersecurity ma spesso utilizzandole come uno strumento di ricatto economico e per stringere relazioni diplomatiche.
Il primo ministro cinese Xi Jinping nella sua ultima visita a Londra ha dedicato la parte centrale dei suoi incontri proprio alla definizione di una strategia comune sulla cybersecurity (Joint statement on cybersecurity), e lo stesso ha fatto poco dopo con gli Stati Uniti.
Le ultime leggi americane sulla cybersecurity …read more

Source:: Frontiere Digitali

Image for: Chefuturo! La Cybersecurity non riguarda gli stati ma le persone (7 cose che bisognerebbe fare)