Cinque articoli tratti da OFF

Pubblicato on line il primo ritratto della blogosfera italiana
Roma: nasce una Commissione per l’Open Source
Musica libera su iTunes: una scommessa vinta
Alleanza a metà tra RAI e YouTube
Il Pinguino ama l’ambiente

Cinque articoli tratti da OFF – Quotidiano di Spettacolo – 27.06.2007 – di Simona Carloppi

Pubblicato on line il primo ritratto della blogosfera italiana

Sono stati resi noti i dati raccolti dalla ricerca Diario Aperto. I blog sono i media del futuro: sempre più frequentati, liberi, indipendenti e degni di fiducia.

Sono disponibili e riutilizzabili gratuitamente su sito www.diarioaperto.it e sono una miniera di dati che provengono dalla ricerca DiarioAperto, la prima vera indagine sui blogger di casa nostra realizzata tra gennaio e marzo dall’azienda di ricerche di mercato Swg insieme con l’Università di Trieste, la piattaforma di blogging Splinder e Punto Informatico con il contributo di AdMaiora, BlogBabel, Blog di Grazia, BlogItalia, ProDigi e Running.

4117 questionari validi, più di 90 domande e risposte per ogni questionario, una composizione del campione per genere quasi identica a quella dei naviganti secondo l’Istat (56,5% i maschi su DiarioAperto, 55,8% i maschi navigatori secondo l’Istat) che mostrano un ritratto interessante con qualche sorpresa per chi fino a oggi ha sottovalutato il fenomeno. Prima sorpresa: non sono 4 ragazzi, ma quasi 2 milioni gli italiani che scrivono o leggono blog, un numero confermato dal fatto che l’italiano è balzato al quarto posto nella statistica delle lingue più utilizzate in rete, dopo il giapponese, l’inglese e il cinese.

Seconda sorpresa: i blogger cominciano a contare. Secondo Enrico Milic, responsabile della ricerca per conto di Swg: “Sono diventati più consapevoli del proprio ruolo, di voce alternativa”. Una dimostrazione è dal controverso filmato della Bbc sui sacerdoti pedofili. Un video che la televisione suo malgrado ha ripreso perché nel frattempo, tra un link e l’altro, era già diventato famoso. E qualcosa di simile era accaduto anche durante il caso Calipari, quando un blogger scoprì che con un semplice copia-incolla si potevano resuscitare le parole censurate da un documento riservato e pieno di omissis e costrinse i media ufficiali a rilanciarla.

Insomma i blog più noti ed autorevoli contano per chi li segue più dei media tradizionali. L’83,9% di autori e lettori ripone molta o abbastanza fiducia nei blog, mentre i quotidiani cartacei raccolgono il 73,1% dei consensi, le loro versioni web il 75,6% e telegiornali e radiogiornali solo il 45,6%. Non solo l’89,9% ritiene i blog più liberi, con meno censure, e il 71,9% li definisce nel complesso "più interessanti". Inoltre sono meno condizionati da marketing e mercato dei media: il 64,2% degli autori di post, infatti, dichiara di non avere in mente un ipotetico target di lettori. Spesso si scrive per se stessi, ma anche “per tutti indistintamente” (44,1%). In ogni caso il 48,8% dei blogger usa siti professionali di news, giornali cartacei, tv, radio e altri media per trarre "spunti" per i propri post (il 28,6% fa ricorso anche a media non digitali).

Le donne, invece, sono molto più attente alla dimensione quotidiana: l’80,9% (contro il 53,7% degli uomini) si ispira principalmente a episodi di vita comune. E sono molto attive: il 40,3% delle autrici di blog scrive su più di un blog; la percentuale al maschile è del 32,7%. Considerando che autori e lettori di blog vivono una dimensione informativa ampia e consapevole, comunicano molto (il 69,6% usa un instant messenger almeno una volta alla settimana e spesso lo fa anche con l’ausilio della webcam), e si scanbiano link, dati e opinioni, è interessante notare come il 56,2% del campione non usa mai o raramente i feed reader, il 66,1% non usa mai o occasionalmente i newsgroup e le chat line sono letteralmente ignorate dal 76,8%.

Roma: nasce una Commissione per l’Open Source

Il ministro per l’innovazione istituisce un comitato di esperti per definire le linee guida del passaggio della PA al software libero. Un primo passo decisivo per un cammino ancora lungo

Il ministro Luigi Nicolais ha annunciato l’istituzione della "Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione" con un breve comunicato stampa on line sul sito web www.innovazione.gov.it. Per Nicolais, la scelta è del tutto in linea con l’impegno politico del Governo.

E’ stata infatti preceduta da “l’inserimento dell’open source nell’attuale Legge Finanziaria e la recente realizzazione del portale www.osspa.cnipa.it, (un ambiente di sviluppo cooperativo su web, dove le amministrazioni pubbliche possono condividere e riusare le soluzioni software open)” e dall’impegno preso lo scorso giugno per l’elaborazione di una "strategia Open Source" partendo dalla valutazione di 5 elementi: il contenimento dei prezzi, la trasparenza (e quindi sicurezza), la non dipendenza da un singolo fornitore, l’elevata riusabilità e l’accessibilità per le piccole realtà di sviluppo (economie locali).

In particolare la Commissione viene presentata come parte del "piano di miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e della economicità dell’apparato statale". Parole che ancora non significano che la PA italiana "passerà" al Software Libero, perchè tempi, modalità ed estensione dell’uso dell’open source sono ancora da definire. Però si tratta di una decisione che offre nuove speranze al mondo dell’open source italiano.

Secondo la nota: “la Commissione "Open Source", che è composta da 16 tra i maggiori esperti italiani sul tema, sarà coordinata dal Prof. Angelo Raffaele Meo e lavorerà prevalentemente on line, con il supporto operativo del Cnipa e del Dit”. Il suo “lavoro partirà da un esame degli aspetti tecnici, economici e organizzativi dell’utilizzo dell’open source nella Pubblica Amministrazione. In particolare il gruppo di esperti effettuerà un’analisi della situazione europea e di quella italiana in materia, sia nel settore pubblico che privato.

Soprattutto la Commissione dovrà definire le linee guida operative per le modalità di approvvigionamento di software open source da parte delle amministrazioni”. La prima seduta è prevista l’11 novembre ed entro 3 mesi la Commissione esprimerà una valutazione complessiva in una relazione al Ministro.

Musica libera su iTunes: una scommessa vinta

I dati delle vendite su iTunes mostrano un grande successo per la musica senza “lucchetti digitali”. Ad esempio l’album “Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, ha venduto circa 3.600 copie la settimana contro le 830 della versione con limitazioni (+272%) e altri aumenti sono stati registrati per Smashing Pumpkins, Coldplay e Norah Jones. Una parte del boom potrebbe riguardare non tanto la vendita di "nuove copie", quanto l’upgrade di precedenti acquisti con DRM e qualità digitale peggiore, ma indicherebbe comunque una preferenza spiccatissima da parte dei consumatori per brani utilizzabili liberamente e non vincolati a uno specifico dispositivo. Se il trend verrà confermato, la vendita di musica priva di DRM, che sta interessando anche colossi come Amazon, potrebbe portare al crollo definitivo del già traballante mercato dei CD con enormi conseguenze sulle future strategie di mercato delle major. In ogni caso la scommessa ha già un vincitore: la Apple di Steve Jobs.

Alleanza a metà tra RAI e YouTube

La RAI ha deciso di offrire parte dei suoi programmi su You Tube con un proprio canale con grafica personalizzata, seguendo l’esempio di personaggi come Beppe Grillo e Antonio di Pietro, tv come La7, France 24, Antena 3, BBC e squadre di calcio come Milan, Chelsea, Barcellona e Real Madrid. Dopo la richiesta di cancellazione delle clip tratte dai propri programmi di qualche mese fa, la tv di stato ha cambiato politica per "incrementare l’audience sul grande schermo, soprattutto per quel target più giovane, oggi anche più lontano dalla televisione generalista" come spiega Alberto Contri, direttore generale di RaiNet. Resta comunque qualche remora riguardo al diritto d’autore: per quanto i cittadini abbiano già pagato col canone i contenuti messi on line, possono solo vederli, ma non scaricarli o inserirli nel proprio sito o blog.

Il Pinguino ama l’ambiente

Linux Foundation, ha annunciato di voler ridurre il consumo energetico legato all’uso del celebre sistema operativo open source. Già oggi Linux consente di ridurre il numero di aggiornamenti necessari per i computer e permette di recuperare vecchi PC e reimpiegarli con successo, ma da oggi intende andare ancora oltre. Il progetto, battezzato “Green Linux”, è tra i principali risultati del Linux Foundation Collaboration Summit, svoltosi dal 13 al 15 giugno presso la sede di Google a Mountain View. All’evento hanno partecipato oltre 200 sviluppatori, compresi dipendenti di IBM, Novell e Red Hat. Alla conferenza si è parlato anche del neonato Linux Driver Project, che vuole fornire una base comune di driver hardware, dell’accesso facilitato per i disabili secondo lo standard iAccessible2 e di meccanismi per semplificare la realizzazione di nuove soluzioni free software. Lo scopo di Linux Foundation è promuovere standard per lo sviluppo e la crescita del sistema operativo e riunisce quasi tutti i principali attori commerciali legati a Linux inclusi Fujitsu, HP, Oracle e Intel.

Image for: Cinque articoli tratti da OFF