Democrazia (debole) e Internet

By Partito Pirata Premessa
di Athos Gualazzi
Dall’analisi, che segue, di J. C. de Martin possiamo sostenere di essere all’avanguardia. Come Partito, come partito nuovo, ci siamo strutturati per il massimo utilizzo della Rete. La nostra struttura ci permette di affiancare alla democrazia rappresentativa la democrazia diretta, meglio ancora la democrazia liquida in continuo divenire ed evolvere, senza soluzioni di continuità su tutti gli argomenti che possano interessare la vita di un Paese fermo restando alcuni valori fondanti che ci qualificano. Senza pensare ad un partito unico ma a più partiti, che rappresentino ciascuno un indirizzo sociale diverso, ci poniamo come alternativa agli attuali partiti verticistici e ormai distanti anni luce dal sentire comune, non proponiamo di sostituire al Parlamento un partito unico ma piuttosto partiti che si strutturino orizzontalmente dando spazio alla partecipazione e quindi impulso all’intelligenza collettiva.

Democrazia (debole) e Internet
di Juan Carlos de Martin

Si parla del ruolo di Internet in politica da numerosi anni, ma in questi ultimi mesi il dibattito si è fatto particolarmente accesso. Da una parte c’è chi prospetta, come il Movimento Cinque Stelle, una democrazia elettronica diretta, con la riduzione del ruolo dei parlamentari a quello di semplici esecutori (anche se non è chiaro, oltre al resto, della volontà di chi). Dall’altra c’è chi difende la democrazia rappresentativa così come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi decenni in Italia, partiti inclusi, ritenendolo, pur coi suoi difetti, il migliore dei sistemi possibili.
E’ necessario provare a superare questa contrapposizione, perché le prospettive più promettenti per il futuro della democrazia a mio avviso non stanno ne’ da una parte ne’ dall’altra. Per farlo, però, ricordiamo alcuni elementi di contesto.
Primo elemento: i partiti politici italiani risultano da anni l’istituzione meno gradita agli italiani, con indici di gradimento che, a seconda dei sondaggi, scendono spesso sotto il 10%. Questo dato, oggettivamente clamoroso, non significa che gli italiani rigettino la forma partito in quanto tale; significa solo gli italiani non apprezzano i partiti italiani nella loro forma attuale. A questa grave crisi di legittimità – aggravata da un astensionismo sempre più forte – i partiti non hanno finora reagito in maniera adeguata.
Il secondo dato di contesto è che alla massima sfiducia nei confronti dei partiti corrisponde un potere enorme, un vero e proprio monopolio della vita pubblica. Non è questa la sede per analizzare le articolazioni del potere partitico, ma a distanza di oltre sessant’anni dal conio della parola ‘partitocrazia’ ricordiamo soltanto che è sempre vigente una legge elettorale che dà ai vertici dei partiti il potere di nominare, di fatto, il parlamento. Ricordiamo, inoltre, lo scarso rispetto che i partiti hanno mostrato nel corso dei decenni verso le proposte di legge di iniziativa popolare e gli esiti referendari, le due forme di democrazia diretta esplicitamente previste dalla Costituzione.
Il terzo e ultimo dato contestuale è il processo noto come globalizzazione, che a partire dagli anni ’70 ha progressivamente ridotto la capacità delle democrazie di controllare l’economia. Anzi, la globalizzazione ha portato a un’influenza sempre maggiore dell’economia sulla politica, provocando, oltre al resto, …read more

Source: Frontiere Digitali

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