Desaparecidos in Siria. Intervista a Donatella Rovera

By Pagina Tre Donatella Rovera, senior crisis response adviser del Segretariato Internazionale di Amnesty International, organizzazione per la quale lavora da oltre vent’anni, è specializzata in rapporti sulle zone di conflitto in medioriente. L’ultimo suo rapporto sulla Siria è della fine di settembre.
La guerra civile in Siria continua. Com’è la situazione?
Avendo visitato i governatorati di Idlib, di Aleppo e una parte del governatorato di Hama, posso dire che la situazione è cambiata moltissimo da quando ho cominciato ad andarci, nello scorso aprile, ad ora, perché all’epoca le forze governative non erano così onnipresenti, c’erano molte zone rurali nelle quali era possibile muoversi con un certo agio. Nonostante le incursioni governative fossero già piuttosto frequenti, ci si poteva ancora spostare attraverso strade secondarie. C’erano dunque parecchi posti ancora piuttosto estranei al conflitto vero e proprio, cioè quello permanente: nella città di Aleppo, ad esempio, erano ancora possibili manifestazioni pacifiche. Da un certo punto in poi le forze governative si sono messe a sparare anche sui cortei pacifici e la situazione è progressivamente degenerata.
Quindi si va verso il peggio.
Purtroppo sì, perché da un certo punto in poi le forze governative hanno cominciato ad effettuare bombardamenti aerei, con tutte le ovvie conseguenze: un numero molto più elevato di vittime civili, una distruzione molto più estesa di tutta l’infrastruttura civile (case, negozi, ecc.), e è un numero elevatissimo di sfollati, persone che son dovute fuggire attraversando le frontiere nei Paesi vicini. Anche se, in maggioranza, questi sfollati sono ancora in Siria, fuggiti dal loro luogo di provenienza, dalle loro case. La Siria è un Paese di 23 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali rimane nel Paese, spostandosi da una zona all’altra a seconda dei bombardamenti; sembra di assistere a una tragica partita di dama o di scacchi, in cui le pedine umane si muovono in conseguenza dei bombardamenti.
Colpa del governo, o della ribellione armata?
I ribelli generalmente non colpiscono i civili, mentre il governo lo fa indiscriminatamente. Tuttavia il fatto è che la presenza di forze ribelli, in qualsiasi posto del paese, attira i bombardamenti del governo, quindi le due cose finiscono per coincidere. La confusione è ulteriormente aumentata dal fatto che le due fazioni non fanno altro che incolparsi a vicenda e spesso è impossibile stabilire chi abbia ragione. Il dato di fatto è che, alla fine, la popolazione civile si trova presa nel mezzo e non ha più la possibilità reale né di schierarsi né di farsi da parte. I civili sono costretti a subire e basta. Di qui il fatto che – complice anche l’inverno, con il freddo e la pioggia – la situazione umanitaria va degradandosi e le possibilità di intervento per organizzazioni come Amnesty si riducono: mentre prima si poteva dormire all’aperto o ripararsi in una casa mezza bombardata, ora non è più possibile.
Le organizzazioni come Amnesty possono entrare in Siria liberamente?
Tutt’altro: le autorità governative non permettono l’ingresso in Siria. Non resta che entrare clandestinamente. I primi tempi l’“entrata” consisteva nel correre tra i campi per attraversare le frontiere, passando al
Source: Frontiere Digitali

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