DRM e trasparenza

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DRM e trasparenza

La decisione francese sui DRM è un passo in avanti per
alcuni aspetti. Ma si sorvola sul diritto dell’utente di sapere che ciò
che acquista può essere utilizzato solo a certe condizioni

di Marco Calamari – da punto-inbformatico.it del 24.03.2006

Nelle ultime settimane l’argomento dei DRM è nuovamente tornato alla ribalta per le discussioni che la legge francese
sull’argomento ha suscitato. Ma i discorsi sull’interoperabilità dei
DRM e del diritto di copia ed esecuzione che in questa ed altre sedi
vengono portati avanti, pur importantissimi, rischiano in certi casi di
agire come i proverbiali alberi che impediscono di vedere la foresta.

Infatti,
mentre alcuni ostacoli sono stati frapposti all’implementazione od alla
distribuzione di alcuni specifici DRM, o per cercar di sancire alcuni
diritti basilari degli utenti, niente è ancora stato fatto per
garantire la trasparenza di questi sistemi come obbligo per i
produttori di hardware e software.

Non equivochiamo; non nel
senso di pubblicare i codici sorgenti (sarebbe bello, ma ci sono già
delle leggi che si muovono in senso diametralmente opposto) ma
nell’informare compiutamente l’utente/proprietario della loro presenza
e delle loro modalità esatte di funzionamento, opt-out e
disinstallazione.

La tendenza dei DRM di nuova generazione è infatti quella di nascondersi
nelle piattaforme hardware e software, come nel caso del Trusted
Computing (con remote attestation), della HDTV e dei lettori Blue-Ray.

Questa
situazione, ove continuasse ad evolvere nella attuale direzione,
provocherebbe la scomparsa dei DRM come sistemi "separati" (quindi
installabili o no, e magari anche disinstallabili) ma uniformamente
diffusi in tutto l’hardware e software sia informatico che anche
casalingo.

Non ci sono purtroppo attività significative, che
dovrebbero essere legislative, in questa direzione; considerare cioè i
sistemi DRM come oggetti se non pericolosi almeno non innocui, ed informare l’utente della loro presenza e dei loro effetti.

Questo
non sarebbe impensabile; sugli OGM e sulle radiazioni non ionizzanti è
stato fatto molto in senso legislativo, pur in assenza di certezze
sugli eventuali danni che il pubblico ed i consumatori potevano subire.

L’embedding
di funzionalità nascoste, invasive e talora lesive della privacy e
della libera circolazione delle informazioni dovrebbe essere reso
obbligatoriamente documentato per l’utente finale, sia per garantire la
libertà di scelta che per prevenire gli inevitabili e già in parecchi
casi realizzatisi abusi.

Solo in questo modo si potrebbero
lasciare le leggi del mercato libere di agire contro chi considera i
clienti come nemici, e preferisce spendere miliardi per ingessare un
mercato piuttosto che cogliere le opportunità che un nuovo modello di
business potrebbe offrire.

Quale modello ? Uno in cui la diffusione, e non la scarsità
dell’informazione generassero profitti, in cui il diritto d’autore e la
proprietà intellettuale avvantaggiassero solo gli autori ed i creatori
di innovazione e fossero limitati nel tempo in maniera ragionevole,
dove l’informazione costasse così poco che tutti o quasi se la
potessero permettere, ed il business relativo crescesse enormemente in
volume.

Un mondo che non avrebbe bisogno di DRM.

Marco Calamari

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