Dyne:bolic, il multimedia open per tutti

Dyne:bolic, il multimedia open per tutti

PI
intervista Jaromil, uno dei più innovativi programmatori indipendenti
italiani, mente di dyne.org, fondazione con sede in Olanda, e
sviluppatore di una suite aperta per il multimediale, distribuita su
Linux via bootable CD

Intervista a cura di Gabriele Niola – da punto-informatico.it del 17.01.2006

Roma
– Software libero, comunità open source, arte digitale e filosofia
rasta. Si chiama Jaromil ed è una delle personalità più eclettiche
della scena informatica italiana. Indipendente per vocazione, Jaromil è
artista digitale (le sue opere sono esposte, tra gli altri luoghi,
anche al Whitney Museum Artport di New York e al negotiations 2003 di
Toronto), ma soprattutto stimatissimo programmatore, con al suo attivo
tre software distribuiti sotto licenza open source ed un sistema
operativo. L’ultimo parto della "sua" dyne.org, ora formalmente una fondazione, è Dyne:bolic,
un pacchetto di software per la produttività multimediale
(riproduzione, registrazione ed editing sia audio che video)
indirizzato ad artisti ed attivisti dei media pronto per girare sotto
Linux con licenza, chiaramente, open source. Ma quello che più stupisce
di dyne:bolic è la maniera in cui è distribuito.

Il software
infatti si accompagna ad un sistema operativo Linux, sviluppato sempre
da Jaromil, che oltre ad installarsi normalmente può anche girare
direttamente da CD. Dal sito dynebolic.org è possibile scaricare il
file immagine (.iso) del software, da masterizzare su un CD per
renderlo un disco di avvio in Linux. In questo modo, il sistema si
avvia con Linux senza doverlo installare ed è pronto ad eseguire
Dyne:bolic; se poi si intende farlo girare da hard disk, basta copiare
tutto in una directory.
Per saperne di più abbiamo sentito direttamente l’autore

Punto Informatico: Spiegami bene, quali sono le particolarità di Dyne:bolic?
Jaromil:
Innanzitutto può girare sia da Cd che da hard disk, e questa è una
grossa novità rispetto alle altre distribuzioni. È qualcosa che non era
venuto in mente a nessun altro, anche perch� per farlo ho dovuto
modificare l’architettura di tutto il sistema, molte cose girano in
RAM, che è una cosa un po’ differente dal solito, per questo con la
versione 2 sto cercando di riportare le cose alla normalità delle altre
distribuzioni, perch� così come stanno le cose implicano molte
limitazioni.
Ma l’idea è tutta nell’approccio, finalizzato a rendere
più facile la fruizione, soprattutto perch� quando si ha Windows sul
computer e si vuole installare Linux occorre partizionare e fare un
dual boot e questo comporta sempre dei problemi, almeno per la mia
esperienza. Inoltre una distribuzione di questo tipo è molto comoda
specialmente quando si arriva in un posto, si ha bisogno di un computer
e magari non ci sono montati i software necessari che vanno quindi
installati e ciò fa perdere molto tempo.

PI: Da dove nasce l’idea di un pacchetto di software multimediali?
J:
Il motivo risale almeno al 1994/95 quando c’era RadioCyber Net che era
la trasmissione radio in rete per chi stava nel canale chat di cybernet
(sto parlando degli albori di internet) e fin da allora ci piaceva la
cosa di poter trasferire suoni in tempo reale, anche perch� molti di
noi erano radio amatori e sognavano di poter trasmettere con la radio
ma non si poteva per le licenze. Quindi mi sono deciso a scrivere
questo software, Muse, poi incluso in Dyne:bolic.

PI: A cosa ti sei ispirato per Dyne:bolic?
J:
Mah… A dire il vero non uso software proprietari da svariati anni,
l’ultimo programma di elaborazione audio proprietario che ricordo è
StoneTracker su Amiga. L’ispirazione me la diedero Mex e August, due
matti che facevano Fundamental Radio, una trasmissione radio nella
quale con Icecast volevano mixare cose dal vivo. Mi parlarono a lungo
di questa possibile applicazione che mixasse audio con voce e lo
mandasse in rete.

PI: L’open source si è molto evoluto dagli inizi. Che futuro vedi?
J:
Beh, dipende da che punto di vista. Da quello commerciale c’è
sicuramente futuro perch� è conveniente. Società come IBM, HP o Novell
hanno un assetto capitalista che di norma sostiene un processo
decisionale opportunista: il fatto che loro siano passati alle
tecnologie libere è una prova
del fatto che queste funzionano meglio.

PI: E al di là di questo ambito?
J:
Se devo essere ottimista vedo un futuro che possa dare spazio agli
sviluppi socialmente consapevoli. Perch� il software ha un certo peso
nella nostra comunità permettendoci di comunicare in un certo modo
invece che in un altro. Dyne.org 5 anni fa era solo un sito web messo
su da me per pubblicare e distribuire il mio software, ora è una
fondazione e qui in Olanda è stata riconosciuta come un’attività no
profit. Vedendo queste cose per forza mi viene da pensarla in maniera
ottimista.
Ultimamente ho letto molti libri pubblicati da teorici e
critici di rete e software che continuano ad evolvere il concetto di
software libero. Questo in quanto strumento di comunicazione ha una
rilevanza di portata politica e sociale, deve venire sviluppato e
utilizzato dalle comunità e non venduto dalle aziende che ci speculano.
Poi è chiaro che le comunità possono pure organizzarsi e pagare un
programmatore per includerlo nel proprio insieme, ma il punto deve
rimanere comunque una sorta di sviluppo consapevole e collettivo di un
architettura per il nostro essere digitali.

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