Il computer di Rodi

Il computer di Rodi

Prodotto tra il primo e il secondo secolo avanti Cristo, era uno strumento per la navigazione avanzatissimo con i suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di rotta.

di Riccardo Orioles da ZEUS News – www.zeusnews.it del 15-12-2006

Beh, chiamarlo computer forse e’ eccessivo, certo e’ un aggeggio cosi’ su una nave non s’e’ piu’ visto fino al Seicento (milleseicento), coi suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di rotta.

Stiamo parlando dell’apparecchio ritrovato tanti anni fa in fondo all’Egeo e di cui si e’ riusciti solo ora a capire il funzionamento: era un (non tanto) rudimentale strumento di navigazione, niente di elettronico certo ma incontestabilmente superiore a un astrolabio portoghese (tredicesimo secolo) o anche a un buon vecchio sestante da bucanieri (1600 e seguenti).

Il fatto e’ che l’aggeggio, probabilmente fabbricato a Rodi (citta’ greca specializzata in robe di mare) e’ stato prodotto fra il primo e il secondo secolo avanti Cristo, e cioe’ piu’ di mille anni prima di ogni altra analoga tecnologia occidentale.

L’Europa, cioe’, per un certo periodo ha prodotto tecnologie raffinate (non solo strumenti nautici: ad Alessandria si facevano esperimenti col vapore gia’ ai tempi di Eratostene). Poi s’e’ fermata. Poi sono passati mille anni. E poi ha ricominciato da zero.

Il punto di massimo sviluppo, dal punto di vista della ricerca tecnologica, e’ verso la fine dei regni ellenistici (Egitto, Seleucidi, ma ci metterei anche Siracusa), quando era appena finita la Seconda Guerra Mondiale (che allora si chiamava Punica) ma l’impero vincitore non aveva ancora provveduto a normalizzare il resto del mondo.

Seguirono un centinaio di anni sulla spinta di quel che c’era gia’, globalizzando le cose piu’ digeribili (per esempio l’aministrazione pubblica egiziana o il diritto della navigazione di Rodi) e andando avanti alla meno peggio su tutto il resto. Certo, le scoperte nuove non mancarono: i Galli per esempio inventarono il vino moderno (cosa per cui hanno tutta la mia riconoscenza); ma tecnologia avanzata piu’ niente.

E come mai? Secondo me, perche’ in effetti non c’era piu’ questo gran bisogno di tecnologia. I romani, infatti, avevano risolto il problema energetico alla radice. Schiavi. E non qualcuno qua e la’, come prima, ma proprio a livello di massa. Per cui un mulino a vapore (o anche a vento, o magari anche ad acqua migliorato) in fondo non serviva a nessuno, visto che con un centinaio di schiavi potevi far girare tutte le mole da macina di cui avevi bisogno.

Niente incentivo "capitalistico", dunque. Niente industriale che finanzia gli esperimenti col vapore, niente Cugnot e niente Stevenson. Nella tranquillita’ generale, e senza che nessuno se ne avvedesse, il mondo andava scivolando sempre piu’ indietro.

Problemi immediati per il momento non ce n’erano, visto che gli schiavi facevano tutto. Pero’ i problemi di lungo periodo aumentavano, ed erano piuttosto gravi. Primo, bisognava tener sotto non qualche migliaio, ma milioni e milioni di schiavi: percio’ addio politica, visto che tener sotto gli schiavi assorbiva ogni altra istanza.

Secondo, bisognava procurarsi in continuazione schiavi nuovi, percio’ dagli a bombardare e invadere oggi gli armeni, domani i daci. Terzo, e peggio di tutto, non si faceva piu’ ricerca scientifica, e quella poca che s’era fatta in passato si confondeva sempre piu’ con letterature, filosofie e religioni. Altro che nuovi strumenti di navigazione!

Dal quarto secolo in poi, si ricomincio’ a navigare a vista. Non riuscivano piu’ neanche a inventarsi sciocchezze come mettere le staffe ai cavalli, perche’ lo stesso esercito era diventato un complesso militare-industriale mirato essenzialmente alla riproduzione di se stesso. Cosi’ quando arrivarono i barbari, ben saldi grazie alle staffe, l’impero prese piu’ batoste di Bush e alla fine ando’ a ramengo.

"Ah, l’avessero inventato i greci, il computer!". Magari sarebbero partiti dai giochi e non dalla crittografia, da Netscape e non da MsDos. Ma non l’hanno inventato, accidenti: s’e’ dovuto aspettare duemila anni, e alla fine l’hanno inventato questi altri qua.

Eppure avrebbero pure potuto inventarlo i greci: attorno all’800-900 dopo Cristo, circa mille anni dopo le prime sperimentazioni a vapore, in una situazione sociale di capitalismo avanzato (la Bella Epoque di Alessandria, l’affluent society di Alicarnasso e dintorni, Clinton presidente della Grecia Unita) perfettamente plausibile se si pensa che la monarchia premoderna (i Valois, i Tudor e compagnia) nel Mediterraneo orientale c’era gia’ nel 200 avanti Cristo. E allora?

Allora niente. Sono arrivati un sacco di tizi piuttosto burini sul piano tecnologico e culturale, ma straordinariamente bene organizzati sul piano militare. Hanno preso l’Egitto, hanno guardato con curiosita’ la statua che faceva rudimentali movimenti spinti dal vapore, hanno portato (o "procurato" sul posto) qualche decina di migliaia di schiavi, e via col latifondo. Di agricoltura moderna (mulino, mulino a vapore, tecnologia) se ne parlera’ fra un paio di migliaia di anni. Adesso, lasciateci fare in pace l’impero.

Ok, tu ora leggi queste quattro scemenze alla luce di una lampadina elettrica (inventata centocinquant’anni fa) dentro una casa di cemento armato (trecento anni fa) su un computer Windows (vent’anni fa, due secoli per un computer).

Domattina salterai dentro una scatola con motore a scoppio (centoventi anni fa) e ricomincerai la tua giornata, come sempre. E non ci sono piu’ neanche i barbari, accidenti.

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