Il digitale: se lo conosci, lo critichi

By Pagina Tre Il 23 giugno 2016, alle ore 16:00, a Roma, il CRS, in collaborazione con la FIOM di Roma e del Lazio, promuove un incontro pubblico per discutere del progetto per una “Scuola di consapevolezza critica della trasformazione digitale”
E’ ormai un luogo comune che il contesto attuale sia caratterizzato da una impetuosa e pervasiva diffusione di tecnologia digitale che produce trasformazioni significative nei più diversi ambiti: nel lavoro, nella scuola, nelle relazioni sociali, nella politica, nella pubblica amministrazione, nella cultura.
Questa trasformazione è generalmente descritta mediante una retorica positiva della innovazione digitale, che si presenta come uno dei pilastri della più generale retorica del conflitto tra vecchio e nuovo.
Ma questa retorica, che tracima incontrastata dai media e da ogni palco di convegno, non riesce a nascondere le contraddizioni e le criticità che sempre più spesso caratterizzano gli utilizzi prevalenti delle tecnologie digitali.
Si è raccontato che grazie alla disponibilità della rete si sarebbero presentati e affermati nuovi modelli di società. La realtà è andata nella direzione opposta. Invece di promuovere più cooperazione sociale la rete si è affermata come la principale risorsa di una competizione senza esclusione di colpi, come il dispositivo abilitante per l’individualismo e il narcisismo più spudorati.
Si è parlato di autodeterminazione del lavoro. Al contrario, le pratiche di profilazione riguardano sempre più direttamente il lavoro, sia quello dipendente, sia quello autonomo nelle diverse forme in cui viene erogato, compresi ad esempio i dispositivi di costruzione della reputazione nelle più recenti esperienze di sharing economy. Inoltre l’applicazione pervasiva delle tecnologie digitali sta determinando, anziché la conquista di nuovi spazi di libertà per le persone, la totale sovrapposizione dei tempi di vita e di lavoro, cancellando il concetto di orario di lavoro temporalmente delimitato a favore di una idea di indiscriminata flessibilità (“smart working”) che in molti casi serve ad ammantare di presunta modernità vecchie pratiche di sfruttamento.
Si è detto che la rete avrebbe consentito una più larga partecipazione democratica alla vita delle amministrazioni e della politica. Al contrario si è estesa la potenza e l’efficacia della comunicazione politica unidirezionale, l’uso compulsivo di twitter, la sentiment analysis come parodia della democrazia deliberativa, l’appropriazione da parte degli amministratori della competenza civica diffusa senza alcuna cessione di potere.
Si è affermato che sarebbe stata possibile la libera riusabilità della conoscenza disponibile in rete. Invece regolamenti repressivi e nuove forme di diritti di accesso, trasferiscono nel contesto digitale, in forme spesso grottesche, le vecchie leggi del copyright.
Si è predicato che la ricchezza delle relazioni sociali avrebbe trovato nella rete un nuovo strumento per la sua espressione. Al contrario le grandi piattaforme sociali sono diventate lo strumento di forme inedite ed estremamente redditizie di sfruttamento economico delle emozioni, degli affetti e delle passioni individuali.
Allʼutilizzo della rete per organizzare la lotta politica anche nei contesti politici più repressivi si sovrappone la possibilità di un controllo sociale senza precedenti, che usa la profilazione delle opinioni e dei comportamenti individuali come strumento principale dell’esercizio del potere.
Nasce da queste considerazioni l’utilità, la necessità e l’urgenza di un progetto formativo che abbia …read more

Source:: Frontiere Digitali

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