Il DRM da oggi rischia in Europa

Il DRM da oggi rischia in Europa

I liberali norvegesi all’ultimo congresso del loro partito approvano una scelta radicale: P2P libero, riforma del copyright e DRM abolito per legge. Intanto Folena dichiara: riformiamo SIAE e diritto d’autore

post-DVD Jon

Oslo – Il paese che ha dato i natali a DVD Jon, co-autore del famigerato DeCSS e uno degli hacker più esposti nella lotta alle restrizioni da copia, stupisce ancora con quella che appare un’apertura senza precedenti alla libera circolazione dei contenuti digitali online. A farsene carico non è una formazione estrema come il Partito Pirata internazionalista, bensì il partito politico più vecchio della Norvegia, i liberali di Venstre, che nelle elezioni politiche del 2005 hanno ottenuto il 5,9% dei consensi.
La risoluzione è stata proposta dai Giovani Liberali all’ultimo congresso del partito ed ha ottenuto l’appoggio del vice-presidente in carica Trine Skei Grande. Per quanto, a conti fatti, le proposte parlino della regolamentazione dell’attuale status quo della rete – la circolazione senza freni delle informazioni e dei contenuti digitali – esse rappresentano una presa di posizione inedita all’interno del panorama europeo. Mai fino ad ora si era infatti vista una formazione politica di tale peso e importanza farsi carico di tematiche quali l’abolizione per legge delle tecnologie anticopia o la legalizzazione del file sharing.

"La legge sul diritto d’autore è obsoleta – si legge nella risoluzione – Una società dove la cultura e la conoscenza sono gratuite e accessibili da chiunque in egual misura è un bene comune. I grossi distributori e i possessori dei diritti d’autore abusano sistematicamente e ampiamente del copyright, bloccando quindi lo sviluppo artistico e l’innovazione".

In tal senso, il Partito Liberale si propone di ristabilire l’equilibrio del copyright, così pesantemente squilibrato nei confronti dell’industria e delle associazioni di produttori che fanno un po’ il bello e il cattivo tempo, agendo sulle grandi macro-aree individuate nella questione: il file sharing, la campionatura di opere preesistenti, l’estensione temporale del diritto d’autore e il DRM.

Il file sharing
L’evoluzione tecnologica, dice il Partito Liberale, ha permesso la diffusione della cultura, sia popolare che di nicchia, in tutto il mondo al minimo costo. Piuttosto che rappresentare una minaccia, questa è una opportunità preziosa da legalizzare, assieme alla concezione di nuove strade per compensare gli artisti e i proprietari del copyright.
Vanno in tal senso riviste le leggi e le regolamentazioni sia norvegesi che internazionali, in modo che esse si occupino di limitare solo l’utilizzo e la distribuzione dei contenuti in ambito commerciale.

Il free sampling
Occorre sviluppare nuovi approcci alla limitazione per legge dell’utilizzo di opere preesistenti, nell’ambito di nuove creazioni originali. I liberali sono altresì convinti che tale rielaborazione libera debba essere considerata come fair use, con le attuali leggi sul plagio più che sufficienti a proteggere i diritti degli autori.

Un copyright meno longevo
Come anche in altri paesi europei, in Norvegia l’attuale validità dei diritti d’autore sulle opere d’ingegno si estende fino ai 70 anni dalla morte dell’autore. Un termine inutilmente lungo, sostengono i giovani liberali, da riformare in funzione del suddetto riequilibrio tra copyright e uso diffuso dei materiali culturali nel paese.

DRM alla morte
Nessun futuro per le tecnologie anticopia, croce e delizia di utenti e major internazionali, che a Venstre vogliono proibire ritenendole limitazioni inaccettabili. La tecnologia di fruizione dei contenuti deve essere neutrale, e i distributori non hanno alcun diritto di controllare l’uso degli audiovisivi legalmente acquistati. Qualora poi l’interdizione di una tecnologia DRM sia al di fuori della giurisdizione norvegese, i produttori dovrebbero essere obbligati a specificare con chiarezza la presenza di restrizioni prima della vendita.

Folena: musica e film, basta con la repressione

Roma – L’attuale normativa sul diritto d’autore va modificata, la SIAE così com’è non va, e va riformata, e l’equo compenso va ridimensionato se non eliminato. Si potrebbero sintetizzare così alcune delle dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura Pietro Folena che in una intervista a La Stampa spiega di aver proposto una riforma del diritto d’autore.

Folena, che si dice per una "depenalizzazione assoluta" del download di musica e film per uso personale (attività che già oggi peraltro non ricadono nel penale), ritiene che non vi sia un conflitto con la posizione di Rutelli che di recente si è detto favorevole a mantenere il penale per gli abusi via P2P, laddove per abusi si intende, evidentemente, la condivisione di opere protette, ossia la messa a disposizione e non il semplice download. "Qualche tempo fa – spiega – ad un convegno sui media digitali promosso dalla Sinistra Europea, abbiamo proposto un tavolo comune con gli operatori del settore per rivedere il diritto d’autore; Rutelli era presente, e si è detto disponibile a valutare la modifica di certe norme".

Il presidente della Commissione cultura, certo non nuovo ad interventi sul diritto d’autore, teme che se si mantiene una posizione risolutamente repressiva si aprano le porte a "controlli che violano in maniera gravissima la libertà personale. Istituzioni, banche e gruppi di interesse privati conoscerebbero nei minimi dettagli tutto ciò che facciamo, e sarebbe una violazione enorme della privacy".

Non risparmia neanche la SIAE, Folena, che non vorrebbe abolirla ma che andrebbe riformata nell’ottica di una nuova "nozione di proprietà intellettuale". "Se fosse per quella attuale – dice – non esisterebbe nemmeno la Bibbia. Il rischio di un eccesso di protezionismo è che venga meno la libera circolazione della cultura".

E, dopo aver dato una stoccata al cosiddetto equo compenso, il cui effetto finora "è stato far chiudere le aziende italiane che producono supporti vergini", Folena disegna quello che potrebbe essere il nuovo diritto d’autore.

"Immagino – spiega – due circuiti paralleli. Uno in cui l’autore invia la propria opera ad una sede istituzionale, per registrarla e tutelarne la paternità creativa in modo del tutto gratuito. Posso immaginare poi locali pubblici che non pagherebbero nulla alla Siae, perché vi si ascolterebbe solo musica gestita con licenze Creative Commons, quindi essenzialmente questi artisti. L’altro circuito passa invece per una Società degli Autori ed Editori riveduta e corretta, che potrebbe gestire il settore profit".

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