Il farmaco open contro la malaria

Il farmaco open contro la malaria

La preziosa collaborazione tra un laboratorio "Big Pharma" e una ONG produce un farmaco a basso costo contro la pericolosa parassitosi. Ovviamente, fuori dalla logica dei brevetti.

da ZEUS News – www.zeusnews.it del 03-03-2007

Un trattamento efficace, poco costoso e finalmente libero da brevetti è stato messo a punto da una collaborazione tra il laboratorio farmaceutico Sanofi-Aventis e la fondazione DNDi (Drugs for Neglected Diseases Initiative).

Si tratta dell’associazione di due farmaci già noti, Artesunate (AS) e Amodiaquine (AQ), e da essi ha preso il nome ASAQ. Sarà proposto a prezzo politico a strutture pubbliche, enti internazionali e a ONG: una terapia costerà meno di 1 dollaro per gli adulti e mezzo per i bambini.

Il farmaco, che per i consumatori al banco si chiamerà Coarsucam, potrebbe rappresentare una svolta per la cura di questa malattia, per questo sarà cura dei promotori renderlo disponibile già nel corso dell’anno, autorizzazioni ministeriali permettendo. Il sito di produzione sarà in Marocco.

La malaria è una parassitosi trasmessa attraverso le zanzare Anopheles. È una malattia febbrile acuta, da tempo debellata dalle nostre parti, ma che uccide ogni anno più di un milione di persone nel mondo, il 90% delle quali nell’Africa sub-sahariana.

In Africa, è la prima causa di mortalità per bimbi al di sotto dei cinque anni, con la media impressionante di uno ogni 30 secondi. Le medicine classiche sono sempre meno efficaci.

Interessante è la natura del sodalizio che ha dato origine al farmaco: DNDi è una fondazione, senza scopo di lucro, creata in 2003 da Médecins sans frontières. Sanofi-Aventis, invece, è il numero quattro mondiale dell’industria farmaceutica.

Segno che Big Pharma, l’impero del male, non sempre disdegna le iniziative dal basso, finalizzate non al solo profitto.

È uno schema già visto nell’informatica, dove il free software riceve spesso consistenti donazioni di prezioso codice e supporto tecnico da grandi aziende industriali, che senza l’apporto della comunità non riuscirebbero a sostenere i costi dello sviluppo, o la concorrenza dei caimani.

Come si vede, per progredire in queste ricerche occorre estirpare completamente la logica del brevetto: solo un pazzo potrebbe avventurarsi in quella giungla per svolgere delle ricerche, sapendo che da un momento all’altro potrebbe essere mangiato vivo da un’orda di avvocati feroci.

Con buona pace di quelli che sostengono che i brevetti sono un incentivo all’innovazione.

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