Il Reddito di Base al suo primo “big test”

By Partito Pirata Il testo che segue è la traduzione di questo articolo, a firma di Ben Popper.
Negli ultimi due anni la Silicon Valley si è innamorata di una teoria economica rivoluzionaria. Come ha scritto di recente Sam Lessin, ex amministratore di Facebook: “C’è stato un revival della vecchia conversazione sull’inevitabile necessità di un Reddito di base garantito negli Stati Uniti”. È ironico che questa crescente domanda per una massiccia ridistribuzione della ricchezza provenga dal cuore della cultura venture capital, quella del “chi vince prende tutto”; eppure, se credete che l’intelligenza artificiale e i robot aumenteranno in maniera drammatica nei prossimi anni, ha assolutamente senso cominciare a pianificare una società che abbia meno bisogno del lavoro umano.
L’idea di un Reddito di base universale (Universal basic income, UBI) è circolata per un po’ di tempo, e numerosi studi hanno dimostrato che dare contanti direttamente ai poveri può essere più efficace dei sistemi di welfare tradizionali. Tuttavia, finora nessuno ha davvero sperimentato un programma che unisca tutti i requisiti di un UBI “completo”. O non si è coinvolto tutti i membri di una comunità, o non si è dato abbastanza denaro per soddisfare i bisogni primari, o non lo si è fatto per un periodo sufficientemente lungo.
Fino alla settimana scorsa.
La ONG GiveDirectly ha infatti dato l’annuncio del primo test completo di un Reddito di base universale.
L’associazione, con sede a New York, darà denaro contante per i prossimi 10 anni a 6000 persone che vivono in villaggi Kenioti selezionati a caso. L’ammontare della cifra sarà simile a progetti passati di GiveDirectly, tra i 255$ e i 400$ a persona l’anno. La cifra si basa sul reddito annuale medio, e ha come obiettivo quello di coprire le spese per i beni di prima necessità come il cibo, la casa e le spese per la salute. A differenza dei progetti precedenti, in questo caso si tratta di sovvenzioni universali: ogni membro della popolazione locale riceverà la stessa cifra, indipendentemente dalla situazione occupazionale o dalla situazione economica.

“Quando cominciammo, nel 2009, la gente ci diceva quello che puoi immaginare: spenderanno tutto in alccol, smetteranno di lavorare. Beh, semplicemente ciò non è accaduto. In traltà, le elargizioni di contanti sono più efficaci di molte cose che facciamo” dice il co-fondatore Michael Faye. GiveDirectly è cresciuta rapidamente, raccogliendo più di 100 milioni di dollari da quando è nata, e 52 solo nell’ultimo anno.
Faye riconosce che il settore tecnologico è stato uno dei fattori chiave della recente crescita di interesse verso il Basic Income, e molti donatori sono “tecnologisti convinti che i robot stiano per sbattere le persone fuori dal mondo del lavoro”. E ci sono molte cose su GiveDirectly che la collegano al mondo della tecnologia. È sponsorizzata da Google.org e Good Ventures.
Albert Wenger, della Union Square Ventures, sarà coinvolto nel lavoro sul Basic Income. Le operazioni si concentreranno in Kenya e in poche altre nazioni africane per via della presenza di una combinazione di povertà estrema e della disponibilità di sistemi di pagamento elettronici, come M-PESA, che peraltro dispone anche …read more

Source:: Frontiere Digitali

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