In Umbria legge regionale sul software libero

In Umbria legge regionale sul software libero

Per
la prima volta una regione italiana si dota di una normativa specifica
per consentire ai cittadini di accedere ai servizi senza dover
ricorrere a software proprietario. La legge spinge sulla diffusione del
software libero

da punto-informatico.it del 20.07.2006

Perugia – Gli uffici pubblici della Regione Umbria dovranno adottare software a codice aperto
per produrre documenti e servizi, in modo tale da garantirne un accesso
senza ostacoli da parte dei cittadini. Questo uno dei punti chiave di
una nuova normativa, la prima in una regione italiana, che promuove nei
fatti la diffusione del software libero.

La norma approvata dalla Regione al primo articolo promuove il
pluralismo informatico e qualora la pubblica amministrazione dovesse
ricorrere a programmi proprietari dovrà motivarne la scelta
e adoperarsi in ogni caso per adottare "un formato dei documenti più
possibile prossimo a formati a sorgente aperto". Entro tre anni
l’amministrazione regionale dovrà aver adeguato le proprie strutture
informatiche e avviato programmi di formazione del personale.A parte questi obblighi, la norma spinge gli uffici regionali ad
adottare software aperto anche nelle procedure interne. Ad esempio nel
caso del trattamento dei dati dei cittadini, "la cui diffusione o comunicazione a terzi non autorizzati possa comportare pregiudizio per la pubblica sicurezza".

Di
interesse che, proprio nel caso del trattamento dei dati, l’informativa
sulle modalità della procedura dovranno comprendere anche le modalità di reperimento e le denominazioni dei software a codice aperto utilizzati dall’amministrazione.

La
nuova normativa, favorita dall’orientamento espresso già nella scorsa
legislatura dal ministero all’Innovazione per la promozione dell’open
source nella PA, impone all’amministrazione nuovi obblighi anche in
fase di acquisto di software. Nell’analizzare quanto necessario ai servizi pubblici sarà infatti necessario includere nella valutazione il software libero.

Altri elementi comprendono l’incentivazione
alla realizzazione di progetti open source in enti pubblici e scuole,
la promozione del concetto stesso di open source nei programmi
didattici e istituisce un fondo per lo sviluppo open source.

Infine,
attraverso un centro di competenza sull’open source si lavorerà con
istituzioni pubbliche, sviluppatori e associazioni professionali per
"lo studio, la promozione e la diffusione delle tecnologie" aperte.

La legge, disponibile in pdf,
è frutto di una proposta di normativa avanzata dal consigliere
regionale Oliviero Dottorini (Verdi e Civici) che spiega: "Prima fra
tutte le regioni d’Italia (l’Umbria, ndr.) si dota di una legge che ha
come finalità quella di garantire al cittadino il pluralismo
informatico e di rompere i monopoli che di fatto ingessano il mercato,
costringendo la pubblica amministrazione a investimenti spropositati e
allo stesso tempo inevitabili".

Il riferimento, sottolinea l’esponente del Sole che ride, è alle ingenti spese oggi sostenute per l’acquisizione di licenze per software proprietario:
"Dal 2005 ad oggi la nostra regione ha speso circa un milione e mezzo
di euro per il rinnovo e l’acquisto di nuove licenze software, di cui
il novanta per cento prodotti targati Microsoft, azienda che è bene
ricordare l’Unione Europea ha condannato per abuso di monopolio nel
mercato europeo dell’informatica".

"Grazie a questa legge ?
conclude Dottorini – i progetti di diffusione e adozione del software
libero possono contare sui trenta mila euro già stanziati a gennaio,
grazie al nostro emendamento al Dap, che auspichiamo possano aumentare
per il prossimo anno".

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L’Umbria sposa l’open source

Una nuova legge regionale spinge decisamente l’uso del software libero

da www.nwi.it del 20-07-2006

Dal 2005 a oggi la nostra Regione ha speso circa un milione e mezzo
di euro per il rinnovo e l’acquisto di nuove licenze software… In
un’ottica di razionalizzazione e riduzione dei costi della Pubblica
Amministrazione questo aspetto non può essere lasciato in secondo
piano": così Oliviero Dottorini, il capogruppo dei
Verdi che l’ha proposta, evidenzia uno dei vantaggi della nuova legge
sull’uso del software open source approvata dal Consiglio regionale dell’Umbria

Secondo
Dottorini l’Umbria è "La prima Regione in Italia a dotarsi di una
legislazione vera e propria su una materia così tecnica e in continua
evoluzione" e in effetti i 12 articoli della norma coprono diversi temi
legati all’uso dell’open source nella PA locale.
La Regione, con gli Enti e le Aziende correlate, si impegna in pratica a "favorire l’adozione
di software a sorgente aperto" per la sua attività amministrativa. Per
motivi di economicità, certo, ma anche perch� il free software ha "positive ricadute
sullo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica". Prodotti open
source dovranno essere usati per gestire i documenti pubblici – dovrà
essere motivato ogni ricorso a programmi commerciali – e per quanto legato al trattamento dei dati personali e sensibili secondo la legge 196/03.
In quest’ultimo caso il codice dei programmi usati sarà conservato per
"permetterne future verifiche riguardo il controllo degli standard di
sicurezza".

La Regione ha anche creato un fondo per lo sviluppo di software open source e un apposito centro di competenza, il CCOS. Tra le sue attività ci sono lo sviluppo e il coordinamento di tavoli di lavoro
tra PA, Università e imprese umbre, tutti legati allo sviluppo e al
riuso di prodotti open source e allo scambio di esperienze nell’uso del
software libero.

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