Italia, traffico internet sotto sequestro

Italia, traffico internet sotto sequestro

Via libera dal Governo e dai Monopoli: l’Italia è il
primo paese occidentale che reindirizza l’utenza da un dominio
legittimo ad una propria pagina. Un precedente pericoloso autorizzato
dalle istituzioni

di
Gilberto Mondi – da punto-informatico.it del 28.02.2006

Roma – I Monopoli dello Stato lo avevano detto
ed ora, grazie all’intervento normativo della Finanziaria, è stato
fatto: il nostro paese è il primo nell’intero occidente democratico ad
aver istituzionalizzato il web hijacking, odiosa pratica di sequestro dei siti web fin qui appannaggio di truffatori, cracker e phisher di varia natura.

Basta un attimo per averne conferma: è sufficiente recarsi sul sito http://www.williamhill.co.uk/.
Si scopre così che il dominio intestato ad uno dei più antichi
bookmaker inglesi, William Hill, società rispettata nel Regno Unito e
conosciuta in tutto il Mondo, non è più a disposizione dell’azienda ma
è sotto il giogo delle autorità italiane: gli utenti italiani infatti non possono più accedervi. E lo stesso accade con altri 516 siti. Chi ancora riuscisse ad accedervi non si preoccupi: presto il suo provider aggiornerà la rete. Come? C’è persino una pagina dedicata del MIX che lo spiega, agli italiani e ai cop cinesi che fossero digiuni delle ultime tecniche di filtering.

Mi si dirà che strumenti per arrivare comunque su quel sito ce ne sono tanti. Ed è vero, chiunque bazzichi darknet e dintorni conosce più di un tool utile ad aggirare un simile strumento di censura.
Ma va da s� che non intendo utilizzare qualcosa in più del mio browser
per accedere a quel sito, intendo invece rivendicare il diritto di
tutti gli italiani di recarsi in rete a proprio piacimento su qualsiasi
spazio web.

Non
c’è altro modo per dirlo: l’Italia, obbligando provider e gestori dei
backbone di connessione ad agire in questo modo, ha intrapreso una via
perniciosa, quella sulla quale fino ad oggi si erano avventurati
soltanto regimi illiberali. Ogni riferimento alla Cina, all’Arabia
Saudita, al Vietnam è oggi non solo legittimo: è doveroso.

La
questione è evidentissima: qui si vuole da un lato punire un’azienda
europea che non intende soggiacere agli obsoleti monopoli nazionali,
dall’altro frantumare la libertà degli utenti italiani, non più in
grado nemmeno di leggere quello che è pubblicato su quel sito, di
studiare le politiche adottate da William Hill e dai suoi omologhi, di
capire come funzionano le scommesse web. Viene loro inibita la possibilità di formarsi un’idea propria su quel sito.

Il
testo con cui l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha
rimpiazzato la home page di William Hill trasuda ignoranza delle cose
della rete: si sostiene che il sito è oscurato perch� l’azienda non ha
licenza per operare in Italia. Si ammette, cioè, che la censura
all’accesso di qualsiasi informazione pubblicata su quel sito, dalle
FAQ alla policy sulla privacy, è stata inibita. Non
solo il gioco, infatti, ma anche tutto il resto, dall’aspetto grafico
agli indirizzi email di William Hill. Ciò significa che è di fatto vietata anche la sola navigazione web.

Non mi si fraintenda: credo sia doveroso per un paese che rispetti la legalità, concetto peraltro demod�
in Italia, darsi da fare per impedire che questo meraviglioso medium
che è Internet venga usato con finalità illegali. Ben vengano quindi
tutti gli strumenti utili a reprimere comportamenti illeciti. Ma c’è un
limite che non è stato rispettato, quello del diritto all’accesso all’informazione.
Se quanto è stato fatto non verrà ritirato, i responsabili avranno dato
vita ad un precedente che non sappiamo – non lo sanno loro e non lo
sappiamo noi – dove potrà portare.

Mi dicono che i bookmaker inglesi stiano ricorrendo alle istituzioni europee perch� l’Italia venga condannata
per il suo clamoroso gesto. Certo, spero che l’Unione Europea si
dimostri per una volta all’altezza, ma mi riempie di tristezza sapere
che per cancellare un’odiosa censura italiota, superficiale e rozza,
ridicola persino sul piano tecnologico oltrech� claudicante su quello
giuridico, ci sia bisogno di attendere l’intervento interessato di un
nugolo di società di scommesse d’Oltremanica.

Gilberto Mondi

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