La guerra europea al peer-to-peer

La guerra europea al peer-to-peer

Prima una diffida e poi la sospensione della linea, in Francia, mentre la baia dei Pirati continua a offrire approdi sicuri.

di Dodi Casella da ZEUS News – www.zeusnews.it del 19-02-2008

Secondo Les Ecos non ci sarebbe ancora un accordo definitivo sulle sanzioni cui andranno soggetti in Francia gli utenti individuati mentre scaricano dal web contenuti protetti; e la questione ha una certa rilevanza per l’effetto trascinamento che poi potrebbe avere in tutta l’area dell’euro.

Una prima bozza della famosa “risposta graduale” è stata presentata nei giorni scorsi ai firmatari del criticatissimo accordo Olivennes da parte del ministro per la cultura e in essa viene definito il ruolo di quell'”High Autority” che dovrebbe sovraintendere alla difesa degli interessi di autori ed editori sull’internet, che tuttavia non potrà agire che “su iniziativa degli aventi diritto”.

Resta invece abbastanza definito l’iter sanzionatorio, che ovviamente scontenta la major le quali vorrebbero una previsione di pene severe e immediate quanto meno a scopo deterrente; invece in caso di scaricamenti illegali si dovrà partire da una prima diffida seguite da una seconda e, in caso di recidiva nei sei mesi seguenti, il servizio verrebbe sospeso per la durata un mese.

In caso di nuove infrazioni, l’abbonamento verrebbe rescisso di diritto dal provider, con il divieto di stipulare nuovi contratti nell’anno successivo al distacco. Ovviamente è prevista la possibilità di ricorrere, dapprima in via amministrativa davanti alla suddetta Autority e poi davanti al giudice togato, anche se non si è ancora deciso se si tratterà di un giudice speciale amministrativo oppure del tribunale ordinario.

Gli aspetti inconsueti (e a dire il vero poco edificanti per chi si atteggia a difensore della giustizia e del buon diritto in genere) sono diversi e in primo luogo l’abilitazione concessa ai privati a intromettersi a caccia di illegalità nella privacy delle comunicazioni personali.

L’altro aspetto criticabile e tutt’altro che secondario è che in caso di ricorso, secondo quanto anticipato da Les Ecos, verrebbe invertito l’onere della prova e cioè toccherebbe all’accusato addurre le prove di non aver infranto alcuna norma; prova ovviamente diabolica e fuori portata per la stragrande maggioranza degli utenti.

Mentre ci si domanda come riuscirebbe a cavarsi d’impaccio chi si trovasse ed essere accusato ingiustamente di download illegali, una possibile risposta sembra giungere dalla Svezia, dove il magistrato Hakan Roswall ha aperto un procedimento contro gli amministratori del sito The Pirate Bay quali complici di violazione dei diritti su opere protette.

L’iniziativa appare abbastanza ridicola quanto meno sotto il profilo numerico, perché sembra ci siano volute oltre 4600 pagine per partorire il capo d’accusa che poi fa riferimento in tutto a 4 programmi, 9 filmati e 22 brani musicali per un danno valutato a 188.000 dollari da sborsarsi da ognuno dei quattro responsabili del sito.

The Pirate Bay ha un bacino di oltre due milioni e mezzo di utenti registrati e si stima che incassi in pubblicità più di 4 milioni di dollari l’anno; quanto alle dimensioni, basti pensare che ha da poco superato il milione di link messi online.

Peter Sunde, uno dei co-fondatori, se la ride sotto i baffi affermando che il sito non subirà alcun cambiamento. “Il tentativo di criminalizzare un’attività di per sé legale non portarà l’accusa da nessuna parte” ha commentato. “Anche se perdessimo la vertenza, i server non sono più dislocati in Svezia e per via della tecnologia impiegata neppure i responsabili del sito sono in grado di stabilire esattamente dove si trovino in un dato momento”.

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