La libertà è schiavitù

Cassandra Crossing/ La libertà è schiavitù

di Marco Calamari – Il tecnocontrollo porterà ad una riduzione della criminalità? E se questo avviene calpestando i diritti civili sarà ancora un vantaggio? In Italia c’è chi risponde di sì ad entrambe le domande

Tratto da Punto Informatico – 12.01.2007

Roma – I metodi di "1984" sono utilizzati dal governo? Fanno parte dei metodi usati dalla nostra classe politica? Rappresentano la direzione dell’evoluzione della società digitale italiana? Dando oggi via libera al Cassandra-pensiero e fissando l’attenzione sulle recenti novità legislative riguardanti la Rete sembrerebbe proprio di sì.

Alcuni dei 24 lettori di questa rubrica ricorderanno gli slogan che il Partito descritto da Orwell in 1984 affigge su tutti i muri:

LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA

Il primo slogan, "La guerra è pace", si materializza nella visione della vita in Rete come continua guerra contro criminali, terroristi e pedofili. Questa visione permea le parole e le azioni della classe politica italiana, come pure di molte altre nazioni che si dicono "democratiche" e che si ergono a paladini della libertà in altri paesi non democratici, ad esempio in Cina.

Il secondo slogan "La libertà è schiavitu" è perfettamente rappresentato in una recente quanto mirabile dichiarazione del Ministro delle Comunicazioni Gentiloni, già citata nella precedente release di questa rubrica: "Internet è una straordinaria fonte di informazione ed un motore dell’innovazione. Per difendere la libertà contro ogni tentazione di censura preventiva e generalizzata, peraltro impraticabile, occorre colpire in modo certo ed efficace chi ne fa un uso criminoso contro i bambini"

Colpirlo come? Ovviamente controllando e censurando preventivamente la Rete.

La libertà di navigare in Rete senza essere costantemente ed eternamente monitorati rappresenta quindi nel pensiero del Ministro una schiavitù; per fortuna la sua pronta reazione censoria e di tecnocontrollo ce ne libererà restituendoci la vera libertà, quella di scegliere le suonerie da comprare per i nostri cellulari.

Il terzo slogan "L’ignoranza è forza" si ritrova nell’atteggiamento che la classe politica da sempre ha nei confronti della Rete, cioè quello di considerarla un mero fatto tecnico che la loro superiore volontà "politica" puo’ e deve controllare, affidandone poi i "dettagli" realizzativi a "tecnici", certo bravi e competenti ma del tutto estranei ai processi decisionali.

Il seguente brano, sempre del ministro Gentiloni ne è un esempio: "Sono soddisfatto perché saranno proprio gli Internet Provider a collaborare con la Polizia Postale e delle Comunicazioni per oscurare i siti illegali"

Uuna visione di questo tipo è brutale in quanto ignora (non considera oppure non conosce) la realtà ed il funzionamento della Rete, e si rende forte del proprio potere per redimere e guidare in maniera illuminata i provider, anche loro percepiti come "complici" di pedofili e terroristi nell’eterna guerra contro i cattivi che popolano la Rete. Il tutto per assicurare pace e tranquillità ai bravi cittadini, ai loro figli e ai loro nipoti.

Ci stiamo muovendo verso una società dotata di una architettura tecnologica e legale che crea un mondo in cui "disubbidire" (cioè prendere iniziative non totalmente e pienamente conformiste) sarà tecnicamente sempre più difficile. Questo è per un verso desiderabile, per un altro pericolosissimo.

Per i cittadini della Rete il vantaggio di avere (posto che sia realizzabile) meno criminali in Rete è incommensurabilmente più piccolo dello svantaggio di avere i propri diritti civili (libertà, privacy) completamente ed eternamente rimossi.

Forse molti non avrebbero da obbiettare se questa architettura impedisse a terroristi di far saltare edifici, od a pedofili di violentare bambini, il tutto senza produrre abusi, derive autoritarie e paternalistiche, società sempre più autoritarie. Ma la richiesta che viene fatta ai cittadini è in realtà: "Permetteteci di fare qualsiasi cosa per la vostra sicurezza, abbiate fiducia in noi. Noi sappiamo cosa è meglio per voi e lo facciamo solo nel vostro interesse. Non abuseremo mai di questo potere, ma anzi impediremo a chiunque di farlo."

La storia ci insegna che così non è, che un potere assoluto corrompe in maniera assoluta. Il tecnocontrollo totale, di cui la censura della Rete è un tassello, è un potere di questo tipo; non deve essere ammesso, qualunque sia il presunto beneficio a cui possa portare.

Chi ritiene che lottare contro i criminali ne sia una giustificazione sta ingannando se stesso e facendo il proprio e l’altrui danno. Leggete (o rileggete) Orwell, è sempre più attuale ed ha molto da insegnare, come il suo messaggio finale:

"Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli, ad un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto. Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bispensiero… tanti saluti!"

Un saluto anche da parte mia.

Marco Calamari

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