La Repubblica: L’Onu: adesso basta con censura della rete. Rispettare i diritti umani

By Arturo Di Corinto L’Onu: adesso basta con censura della rete. Rispettare i diritti umani
Aumenta il numero dei paesi che “spengono” e bloccano Internet impedendo ai cittadini di comunicare. Ora le Nazioni Unite intervengono con una risoluzione
di ARTURO DI CORINTO per La Repbblica del 4 Luglio 2016

“I DIRITTI umani vanno rispettati online esattamente come nella vita offline”. È questa la raccomandazione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite licenziata venerdì primo luglio col consenso generale degli Stati membri. Una risoluzione per supportare chi si batte per la libertà nel mondo digitale e condannare i ripetuti blocchi di Internet degli ultimi mesi. Ribadendo infine il diritto all’informazione di ogni singolo individuo sul pianeta, come stabilito nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.
LA RISOLUZIONE DELL’ONU

La risoluzione, nata per iniziativa di Stati Uniti, Svezia e Tunisia, fa seguito alle pressioni di 90 organizzazioni di 41 diversi stati che con la campagna KeepItOn hanno voluto richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti blocchi della comunicazione Internet degli ultimi mesi: 15 nello scorso anno, 20 nella prima metà del 2016. Ne è nata una lettera aperta, indirizzata alle Nazioni Unite, nella quale è stato affermato come la libertà d’espressione su Internet sia un diritto umano fondamentale e come tale vada tutelato. Gli organizzatori della campagna, tra cui Articolo 19 e Access Now hanno sottolineato l’importanza dell’accesso alla rete per superare il digital divide e facilitare lo sviluppo sostenibile nella cornice di un’azione globale orientata a espandere la connettività alla rete Internet per favorire la cooperazione e l’istruzione attraverso il contributo di tutti.
Un approccio che è anche quello dell’Internet Governance Forum dell’Onu e delle associazioni come l’Internet Society, secondo cui ogni decisione riguardante la rete deve essere presa in un’ottica multistakeholder, ovvero coinvolgendo ogni portatore di interesse: dalle aziende ai singoli cittadini. Un approccio ribadito dall’Italia nella Dichiarazione per i diritti in Internet approvata con una mozione dalla Camera dei Deputati il 3 novembre scorso. L’iniziativa della società civile ha quindi trovato la sponda della Commissione per i diritti umani dopo avere coinvolto governi, aziende di telecomunicazioni e singoli utenti contro i blocchi di Internet che hanno interessato il Brasile, l’Iraq, l’India e poi la Malesia, il Ciad, la Corea del Nord ed altri paesi.
Access now, tra i maggiori sostenitori della campagna, ha dichiarato attraverso il suo portavoce la soddisfazione per questo risultato chiedendo agli Stati di fermarsi in tempo prima di ordinare altri blocchi, barriere e i colli di bottiglia alla libertà di comunicare online ricordando che “lo sviluppo sociale e i diritti umani vanno in tandem finché le reti di comunicazione sono aperte, sicure e stabili”, appellandosi anche ai giudici per porre fine a una pratica odiosa che rimane spesso impunita.
Il riferimento chiaro è ai recenti blocchi della rete decisi dal governo turco per impedire la diffusione, anche agli organi di stampa, delle notizie relative agli attentati di Istanbul, alle proteste censurate in Bahrain e al blocco di Internet da parte del governo algerino “per impedire che gli studenti copino durante gli esami”. Ma la …read more

Source:: Frontiere Digitali

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