Larghe intese sulla mistificazione della democrazia

By Partito Pirata
di Mario Diadoro
Il secondo mandato di Napolitano e la conseguente nascita del governo Letta sono senza ombra di dubbio due dei fatti più importanti della storia politica italiana. Lo sono perché con essi si è inasprita irreparabilmente la conflittualità fra due piani: quello di coloro che detengono il potere contro la parte di chi chiede tutele dal potere. La manifestazione più evidente dell’attrito esasperato di questi due livelli si trova nei due messaggi che gli organi principali d’informazione hanno diffuso su questo tema: la rielezione di Napolitano è un “atto democratico” (e tutti quelli che dicono il contrario sono degli incompetenti, come si curava di precisare Panebianco sul Corriere) e bisogna smettere di criticare l’operato dei politici, altrimenti si diventa corresponsabili delle azioni di gente disperata che spara fuori da Montecitorio.
Il primo punto ci mette di fronte ad una palese contraddizione che rivela la profonda e continua mistificazione del concetto di democrazia; questa coinciderebbe, come si sono affrettati a scrivere alcuni giornalisti, con le regole che dirigono l’agire del parlamento. Ma ci si dimentica completamente di dire che una decisione qualsiasi, per dirsi “democratica”, deve essere presa da tutti i cittadini, direttamente o indirettamente (per delega). La nostra democrazia rappresentativa, nel caso della rielezione di Napolitano, non ha rappresentato nessuno se non la volontà dei mercati, particolarmente euforici per le ultime vicende politiche del nostro paese. Il popolo di sinistra era grossomodo tutto schierato con Rodotà (elettori di pd, m5s, sel, ecc.); l’esito del voto di febbraio lasciava intendere una forte richiesta di cambiamento da parte della base (la maggioranza degli italiani, se si somma gli astenuti ai voti per i 5 stelle); il pd stesso aveva promesso in campagna elettorale che non avrebbe mai fatto un accordo con il pdl. Ma alla fine si è deciso di ignorare tutte queste avvisaglie, rieleggendo Napolitano e formando un governo con centrosinistra e centrodestra. Lo stesso Rodotà, subito dopo il rinnovo del mandato del capo dello stato, ha dichiarato:
… sono sempre stato convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere discusse e criticate anche duramente ma partendo dal presupposto che si muovono nell’ambito della legalità costituzionale. (fonte: ansa.it)
Questa dichiarazione serviva inizialmente a prendere le distanze da Grillo, il quale aveva urlato al golpe; ma i giornalisti se ne sono serviti sostituendo “legalità costituzionale” con “democrazia”. L’equazione non è però così immediata: agire legalmente secondo le norme costituzionali (com’è avvenuto nel caso della rielezione di Napolitano), non significa agire democraticamente, cioè in rappresentanza del popolo. In effetti, il nome corretto per la nostra forma di governo, come suggerisce Jacques Ranciere in “L’odio per la democrazia”, sarebbe “regime costituzionale pluralista”. L’assenza completa di un dispositivo che istituisca un rapporto di garanzia fra rappresentato e rappresentante (l’articolo 67 della costituzione dice che il parlamentare esercita le sue funzioni “senza vincolo di mandato”) permette all’eletto di agire indipendentemente dalla volontà dei suoi elettori. Questo, insieme a molti altri motivi principalmente di ordine economico, consente l’instaurarsi di una élite di potere legittimata dal popolo attraverso il …read more

Source: Frontiere Digitali

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