L’arte degradata fa discutere

L’arte degradata fa discutere

Proseguono in rete le discussioni sulla recente riforma del diritto d’autore. Il dibattito tra Fiorello Cortiana e Pietro Folena.

da ZEUS News – www.zeusnews.it del 10-01-2008

A torto o a ragione, il disegno di legge approvato dal Senato in via definitiva il venerdi’ prima di Natale in tarda serata sta suscitando discussioni e polemiche in rete. C’è chi sostiene che le novità introdotte siano migliorative, chi sostiene il contrario, chi comunque è convinto che si potesse concepire una legge migliore.

Diamo spazio in queste pagine a un “botta e risposta” tra Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet, e Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Il primo intervento è quello di Cortiana:

Con l’approvazione notturna, tra il 20 ed il 21 dicembre scorsi, della Legge relativa alla SIAE si è posta una pesante ipoteca sulla prossima riforma del diritto d’autore e c’è da chiedersi per cosa ha lavorato la commissione presieduta dal Prof. Gambino – che presiede il Comitato consultivo permanente sul diritto d’autore – insediata dal Min. Rutelli. Il nostro Paese inaugura malamente il 2008 per quanto riguarda la produzione di contenuti nell’era digitale di Internet.

Invece di pensare a come costruire la policy più adatta per modelli commerciali capaci di valorizzare la produzione ed il consumo di contenuti in un contesto interattivo che non conosce la scarsità propria del mondo materiale insistiamo nella logica penale equiparando ogni uso di materiale espressivo alla contraffazione.

Con la legge approvata ogni comune potrà chiedere i diritti per le immagini della propria città anche a chi non ne fa un uso commerciale. C’è da chiedersi come verranno trattati i siti blog che usano anche immagini. Già il disegno di legge sull’editoria metteva a rischio chiunque avesse un sito web, come ha riconosciuto il Ministro Gentiloni, ora si persevera.

Con questa legge per perseguire la contraffazione non ci preoccupiamo della proporzionalità della pena e dell’efficacia delle sanzioni, per cui il senegalese che vende il CD contraffatto prenderà più anni del falsificatore di bilanci di una società quotata. Così il nostro Fair Use sarà possibile per materiale a bassa risoluzione, cosidetto “degradato”, ma dove vivono? E’ questa la capacità di futuro che offriamo ai giovani del nostro Paese? Non bastava la Legge “Urbani” che ci eravamo impegnati a cambiare in campagna elettorale? Steve Jobs piuttosto che David Byrne non insegnano nulla ai nostri latifondisti del copyright?

La risposta di Folena:

Mi dispiace che in rete si travisi il significato, giuridico e politico, dell’introduzione del nuovo comma 1-bis nell’articolo 70 della legge sul diritto d’autore. Prima di tutto va rilevato che rimane in piedi, del tutto, il primo comma, il quale limita la riproduzione alla citazione e al riassunto e, quindi, non all’intera opera. In più il motivo della pubblicazione non può essere la mera illustrazione. Viceversa il nuovo comma 1-bis estende – e sottolineo questo aspetto – la possibilità di pubblicazioni “libere” sia pure solo per siti didattici e scientifici all’intera opera (immagine o musica), anche se degradata. Cosa significa, in pratica?

Se ho un blog didattico, un sito scientifico, a norma dell’articolo 70 non posso pubblicare opere coperte da altrui diritto d’autore, per intero. Ad esempio se ho un sito didattico sulla fotografia, non posso pubblicare un’opera di un grande fotografo come H.Newton né un file audio con una canzone di un cantante famoso, per esempio Vasco Rossi. Ma neppure la foto al microscopio di una cellula, se coperta da diritto d’autore.

Con questa nuova norma, invece, previa definizione dei criteri da parte del ministero (noi avremmo voluto scriverli direttamente nella norma, ma abbiamo accettato una mediazione) questo sarà possibile. Ovviamente a certe condizioni (di qui la minore risoluzione o la degradazione) in modo tale che non si entri in contrasto con l’utilizzazione economica dell’opera stessa. Ad esempio, un file audio potrebbe essere messo a disposizione sul sito con una qualità non paragonabile a quella di un cd, ma comunque ascoltabile. O un’immagine con dimensioni non utili alla riproduzione a stampa (quindi praticamente tutte le immagini del web).

L’ispirazione è stata un disegno di legge dei Verdi proprio riguardo i siti didattici.

Si può certo dissentire per la portata limitata dell’intervento, ma difatti non era certo quella la sede per una revisione del diritto d’autore complessivo. La commissione del professor Gambino era al lavoro e mai ci saremmo permessi di procedere senza prima aver acquisito i suoi risultati.

Quindi tutto si può dire, ma non che questa novella restringa le libere utilizzazioni attuali. Semmai, di poco, le allarga, venendo incontro all’esigenza di tanti docenti che hanno blog e siti didattici. Né può essere confusa con altre questioni (il diritto di panorama e il codice Urbani) che nulla hanno a che vedere con questa piccola – piccolissima, ma comunque importante – isola di libertà.

La contro-risposta di Fiorello Cortiana:

“Nella nota del Presidente della Commissione Cultura della Camera relativa alla legge di riforma della Siae si definisce l’introduzione del comma 1-bis come la costituzione di una “piccola – piccolissima, ma comunque importante – isola di libertà” il cui perimetro è stato definito attraverso l’interlocuzione esclusiva con i rappresentanti Siae, Fimi, Asmi, il Sindacato nazionale Scrittori e il Sindacato Autonomo Siae-Conf.Sal, con le conseguenti “mediazioni accettate”.

Partiamo da qui: forse su Second Life è possibile un simile processo per la creazione di un’isola, ma non nello spazio di relazione che attraverso internet si è sviluppato come impresa cognitiva collettiva. Qui c’è viralità, non virtualità, qui la partecipazione informata ai processi regolamentari costituisce una pre-condizione indispensabile affinché questi siano efficaci. Per questo il processo sulla governance di internet avviato dalle Nazioni Unite è un processo multistakeholder. Un tavolo aperto di confronto avrebbe ad esempio permesso alle commissioni presiedute dal Prof. Gambino e dal Prof. Rodotà di dare il proprio contributo.

Si sarebbe così evitato l’equivoco ossimoro legato alla possibilità di riprodurre immagini a fini didattici e di ricerca scientifica a condizione che abbiano una bassa risoluzione e siano comunque degradate. Una non definizione del concetto di “immagine” nella rete digitale e la condizione di degradazione della stessa non lascia soltanto campo aperto a non chiare discrezionalità (e il Codice Urbani qui è assolutamente pertinente) ma sicuramente pregiudica la qualità della didattica e della ricerca. Peraltro proprio la SIAE già nel 2004 nel “Compendio delle Norme e dei Compensi di opere delle Arti Visive”, nella Prima Sezione all’art.7.-INTERNET precisava che: “Comunque la riproduzione delle immagini non dovrà eccedere i 72 DPI di risoluzione e dovrà essere di bassa qualità.”

Forse la mediazione parlamentare è consistita nell’introduzione aggiuntiva del concetto di “degrado”? Non ho trovato negli articolati dei disegni di legge dei Verdi la fonte di ispirazione di cui parla Pietro Folena; comunque toccherà a loro chiarire. In ogni caso la portata dell’intervento di riforma non risulta “limitata” dato che ora ogni controversia messa in atto dalla SIAE viene trasferita dalla giustizia amministrativa a quella ordinaria.

Al fine di rimediare il pasticcio legislativo e il prevedibile arcobaleno giurisprudenziale conseguente, è utile e necessario fare entrare aria fresca all’interno della piccola-piccolissima isola murata del degrado a bassa risoluzione, attraverso un processo partecipato da tutti gli stakeholder e con l’approvazione di un articolo che nella chiara definizione del dolo e della contraffazione armonizzi e coordini lo scombinato panorama legislativo che si sta venendo a creare. Poi speriamo che si possa aprire una stagione legislativa che consenta di definire proposte per cogliere le opportunità della società della conoscenza così come l’Europa si è proposta con l’agenda di Lisbona.”

Sen. Fiorello Cortiana Consulta sulla Governance di Internet

La successiva risposta di Pietro Folena:

Sono purtroppo costretto a replicare alle inesattezze dell’amico Cortiana. Mi dispiace che vengano da una persona competente in materia e con la quale ho collaborato in passato.

Procediamo con ordine e in modo puntuale.

Fiorello afferma: “Nella nota del Presidente della Commissione Cultura della Camera relativa alla legge di riforma della Siae si definisce l’introduzione del comma 1-bis come la costituzione di una “piccola – piccolissima, ma comunque importante – isola di libertà” il cui perimetro è stato definito attraverso l’interlocuzione esclusiva con i rappresentanti Siae, Fimi, Asmi, il Sindacato nazionale Scrittori e il Sindacato Autonomo Siae-Conf.Sal, con le conseguenti “mediazioni accettate”. ”

Questo è inesatto. Sono stati auditi quei soggetti perché la legge riguardava la Siae, non il diritto d’autore. Siamo stati noi a premere per introdurre la piccola norma a favore dei blog didattici, scontrandoci con alcuni dei soggetti citati.

Scrive ancora Cortiana: “Un tavolo aperto di confronto avrebbe ad esempio permesso alle commissioni presiedute dal Prof. Gambino e dal Prof. Rodotà di dare il proprio contributo. ”

Difatti noi abbiamo cercato di non ostacolare quel lavoro, evitando di mettere mani in modo pesante alla legge sul diritto d’autore. Ho incontrato appositamente Gambino proprio per assicurargli che la Commissione Cultura avrebbe aspettato senz’altro la conclusione dei lavori. Quella della commissione Gambino è stata – e credo continuerà ad essere – la sede “multistakeholder”. Ora tocca al decisore politico intervenire sulla base di quei lavori, in raccordo con il prof. Gambino e la sua commissione che ci ha fornito materiali preziosi, idee e proposte di lavoro.

Sempre Cortiana afferma: “Proprio la SIAE già nel 2004 nel “Compendio delle Norme e dei Compensi di opere delle Arti Visive”, nella Prima Sezione all’art.7.-INTERNET precisava che: “Comunque la riproduzione delle immagini non dovrà eccedere i 72 DPI di risoluzione e dovrà essere di bassa qualità.” ”

Appunto è ciò che la Siae fa. Chiede un compenso, con tanto di tabella, anche ai siti didattici per la riproduzione di opere coperte da diritto d’autore. Ora, o meglio dopo il decreto attuativo del ministero, che dovrà essere approvato dalla nostra Commissione, non potrà più farlo, se tali immagini non avranno qualità tale da competere con l’uso commerciale (e sfido chiunque a sostenere che un’immagine sul web come di solito vengono pubblicate possa essere usata in un book fotografico).

Cortiana: “Forse la mediazione parlamentare è consistita nell’introduzione aggiuntiva del concetto di “degrado”? ”

No, noi abbiamo cancellato il compenso, come ho spiegato.

“Non ho trovato negli articolati dei disegni di legge dei Verdi la fonte di ispirazione di cui parla Pietro Folena; comunque toccherà a loro chiarire. ”

DDL Senato 1461, Bulgarelli: “Art. 4. «È consentita la pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini a bassa risoluzione unicamente per uso strettamente didattico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro, fatto salvo il riconoscimento della paternità dell’opera».

Faccio anche notare che la bassa risoluzione o la degradazione qualitativa è considerata da diversi giuristi americani uno degli elementi di valutazione nel fair use degli Stati Uniti, tanto richiamato e così poco conosciuto. Ad esempio è utile la lettura di questo saggio. Pareri simili si trovano anche su copyright.gov da parte di insigni giuristi, tecnici, docenti. Non ci siamo inventati nulla.

In conclusione: si poteva fare di più? Forse sì. Si poteva fare meglio? Forse sì. Ma non s’è fatto male. Si può accusare Folena di tutto ma non di avere scritto la fine della libertà della rete.

Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati

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