Le major si muovono contro l’innovazione

Le major si muovono contro l’innovazione

Questa
la clamorosa denuncia di EFF, che porta alla luce una bozza legislativa
americana dai contenuti allarmanti: se passa la legge, i produttori di
tecnologia avranno le mani legate sui nuovi dispositivi. Montano le
polemiche

da punto-informatico.it del 23.01.2005

Impedire ad un contenuto digitale, trasmesso ad esempio dalla
nuova radio o dalla nuova tv, di passare da un dispositivo all’altro,
magari al computer, e fare il giro del mondo grazie ai sistemi di file sharing. Questo il senso di una bozza legislativa presentata al Senato negli USA e che, sostenuta dalle major, potrebbe impedire l’innovazione,
relegando le opzioni di ricerca e produzione tecnologica a sistemi
blindati e già esistenti. Un attacco diretto al futuro tecnologico ora
denunciato con forza da Electronic Frontier Foundation – EFF.

Troppo per essere vero? Legittimo pensarlo fino a quando non si incorre nel testo del documento (qui in pdf) che impone un nuovo comandamento
ai produttori di sistemi elettronici e di elettronica di consumo,
ovvero che i futuri prodotti consentano "ai consumatori un utilizzo
storicamente esclusivo e rientrante nei limiti di legge". In altre
parole sarebbe legittimo realizzare nuovi dispositivi soltanto se limitati
nella loro funzione al "solo scopo previsto". "Se questa fosse stata
legge nel 1970 – scrive EFF – non ci sarebbe mai stato un
videoregistratore. Nel 1990, non ci sarebbe stato TiVo. Nel 2000,
niente iPod".

In gioco c’è il fair use, ossia la possibilità di trovare e godere di strumenti dalle nuove possibilità e per i produttori la capacità di inserire nuove funzionalità
all’interno dei propri dispositivi. Se la legge passasse, un
dispositivo che consentisse anche un solo utilizzo non previsto dalle
leggi sul diritto d’autore sarebbe bloccato e non arriverebbe sul mercato.

Fino
ad oggi, si è imposta la dottrina inversa, ovvero l’opportunità di
introdurre novità tecnologiche e solo in secondo momento verificare se
vi sia o meno una violazione nel loro utilizzo. Basta vedere cosa
accadde trent’anni fa proprio con i videoregistratori di Sony, i
Betamax, che dopo tre gradi di giudizio vennero definitivamente assolti
dalla Corte Suprema degli Stati Uniti sebbene il loro utilizzo avesse
consentito anche, ma non in modo esclusivo o dominante, finalità
illegali.

In sostanza con questa legge, se passerà, si sottrae
ai tribunali la definizione del concetto di fair use, un concetto tanto
importante quanto complesso, che necessita di analisi e dibattimenti,
restituendo al mercato, alla ricerca e all’innovazione una censura automatica e preventiva.

Dietro tutto questo, accusa EFF, ci sono RIAA e MPAA,
organizzazioni dell’industria della musica e del cinema impegnate ormai
da anni in una battaglia campale che consenta loro di non modificare
l’approccio al diritto d’autore neppure con l’avvento dell’era
digitale. La difesa dei diritti stellari garantiti dallo status quo
sarebbe dietro l’iniziativa legislativa che prevede anche
l’introduzione della broadcast flag. Ovvero di uno
strumento hardware inserito nei dispositivi di riproduzione dei
contenuti che consenta, a chi li trasmette, di controllarne l’uso da
parte dei consumatori. Una disposizione, questa, che ricorda da vicino
una legge già in discussione alla Camera dei Rappresentanti.

Ma c’è di più. La proposta di legge è retroattiva
e renderebbe la broadcast flag una realtà di mercato, così come i
regolamenti del Garante delle TLC americano già bocciati in tribunale
lo scorso anno.

"La proposta – scrive EFF – prevede una sorta di
negoziato tra produttori con un esito già prevedibile: dei regolamenti
federali che imporranno sistemi di protezione dei contenuti in tutti i
futuri ricevitori di segnali radio e satellitari". In sostanza,
conclude EFF, si consentirebbe la creazione di qualcosa di simile ad un
lettore di musicassette, incapace di fare altro.

Un’altra analisi della proposta è disponibile qui.

Image for: Le major si muovono contro l’innovazione