L’Espresso: Ma cosa manca a Rodotà?

By Arturo Di Corinto E’ un padre nobile della sinistra. Giurista insigne, conosce la Costituzione a menadito. Ha insegnato alla Sorbona e al Collegio di Francia. E fa il pieno di applausi dei giovani nei festival letterari, del diritto, della legalità. Ecco chi è il prof che il pd Fassina definisce “uno sconosciuto”
Arturo Di Corinto
per L’Espresso del 19 Aprile 2013
Capelli bianchi da vecchio saggio, occhi chiari e curiosi. Mimica teatrale e gesticolazione garbata. Un fascinoso ottantenne dal piglio giovanile, ben vestito pure in maniche di camicia. Un volto che ricorda le origini magnogreche e manifesta la “nobile semplicità e la quieta grandezza” della statuaria neoclassica.  Tanto discreto sulla sua vita privata quanto estroverso in pubblico. Elegante nei modi, riservato anche con gli amici. Tollerante verso tutte le opinioni ma determinato nelle convinzioni. Flessibile nell’ascolto ma rigoroso sulle idee. Attento coi giovani, sfuggente coi seccatori. Amante delle buone conversazioni, ma sempre pronto ad andare dal dentista quando parlare diventa inutile.
Stefano Rodotà è così. Un colto globetrotter che, dopo essersi autorottamato – “alla fine del mio secondo incarico alla Privacy”, dice lui – non ha mai smesso di leggere, studiare e girare il mondo per continuare ad imparare. Per portare in giro le idee e dare battaglia sui diritti. Già i diritti: ai beni comuni, alla riservatezza, all’informazione, alla manifestazione del pensiero, alla salute, al lavoro, al reddito, all’esistenza. Sempre declinati nella cornice del Diritto, di quella giurisprudenza da lui tanto amata che, al pari della società, vede come un corpo vivo e in costante trasformazione, non come qualcosa di fisso e immutabile. Una pratica e una teoria che, con un gioco di parole, è diventato il titolo del suo ultimo libro: “Il Diritto di avere diritti”. Tenace difensore dei beni comuni, anche negli ultimi vittoriosi referendum su acqua e nucleare, ha condotto molte battaglie per i diritti civili e l’autodeterminazione delle donne e degli uomini. Attivista per la libertà della rete e il pluralismo dell’informazione, fedele osservante della Costituzione, è un vero “garantista”.
Probabilmente è per questo che viene considerato da tanti una riserva della Repubblica. Soprattuto oggi, in uno scenario politico così incerto. Riserva in senso di risorsa. E lui lo sa ma non lo ammette e si schermisce e imbarazza quando glielo dicono. Ma é questo il motivo per cui ha accettato la proposta avanzata dall’elettorato grillino e fattagli, viva voce, da Beppe Grillo, la sera di mercoledì 17, poco prima delle 18. Dopo che sia Milena Gabanelli che Gino Strada, entrambi davanti a lui nelle Quirinarie, avevano declinato la stessa proposta. Un colloquio di pochi minuti fatto di risate e e battute spiritose.
Da lì è cambiato tutto e la cronaca delle prossime ore ci dirà come va a finire. Infatti, il pressing su Stefano Rodotà perchè ceda il passo a Romano Prodi e convinca i Cinque Stelle a votare l’ex presidente ulivista della Commissione Europea, pare destinato a fallire. Un esito che non dipende da Stefano Rodotà ma da chi lo ha candidato e da chi non lo ha fatto. Stamattina ha …read more

Source: Frontiere Digitali

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