L’informatica italiana cresce, ma non abbastanza

L’informatica italiana cresce, ma non abbastanza

Secondo Assinform, che come ogni anno ha analizzato il mercato nazionale di ICT e telefonia, il settore sta uscendo dalla crisi degli ultimi anni. Ma è ancora lontano dal resto del mondo

Tratto da Off – Quotidiano di spettacolo – 8.3.2007 – di Simona Carloppi

I dati del “Rapporto Assinform 2007” appena resi noti, mostrano che L’ICT italiano, informatica compresa sta cominciando a uscire dal "tunnel" degli scorsi anni, ma la crescita è ancora molto inferiore alle medie europee e mondiali. Il settore informatico, nel 2006 ha fatto registrare +1,6% rispetto all’anno precedente. Nel 2005 c’era stato solo un +0,9% rispetto al 2004 e l’anno prima addirittura -0,4%. La media mondiale di settore nel 2006 è stata, però, +6,1% e quella europea +3,7%.

Inoltre, anche lo scorso anno si è confermato il ritardo accumulato dall’Italia nell’innovazione per il quale, rischiamo di diventare sempre più un paese di consumatori di tecnologie che arrivano dall’estero. Per Ennio Lucarelli, presidente di AITech-Assinform, “Per innovare e sostenere l’espansione del Made in Italy bisogna, perciò, innovare l’informatica italiana. Occorre, cioè, tornare a investire in modo massiccio nel settore dell’IT, scommettendo sulla sua capacità di generare nuove applicazioni e servizi informatici mirati a innovare la struttura produttiva nazionale".

Nel dettaglio, nel 2006 il mercato nazionale dell’informatica ha raggiunto i 19.804 milioni di euro grazie alla crescita della spesa delle famiglie e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti delle aziende, anche le più piccole. Statica, invece, la pubblica amministrazione, che il Rapporto descrive come "comparto con la dinamica più negativa". Le vendite di hardware, sono cresciute del 3,7%. Oggi in Italia tra notebook e desktop – e i primi si vendono più dei secondi – il parco di PC installati nelle imprese e nelle famiglie è di 24,7 milioni di unità. Bene anche il comparto software e servizi, con +1,1%.

In calo, invece, l’assistenza tecnica (-3,7%). Come sempre negli ultimi anni, poi, la telefonia sta meglio dell’informatica, +2,1% tra apparati, terminali e servizi di rete fissa e mobile, per un totale di 44.040 milioni di euro. Il comparto mobile, poi, vanta un +4,5%, con aumenti sia delle linee, oggi a quota 81,9 milioni (+13,4%), che degli utenti (44,9 milioni). Diminuiscono invece dello 0,4% le linee fisse, ora a quota 20.398 milioni, ma su fisso aumentano i servizi a valore aggiunto e le connessioni ad Internet, con la banda larga xDSL che segna +26,5%, con 8,2 milioni di utenze, mentre cresce meno, dell’8%, la fibra ottica (324mila connessioni). Lucarelli, che pure considera ovviamente positiva la crescita, avverte che esaminando il contesto mondiale sul fronte della competitività e dell’innovazione "ci troviamo, in realtà, in un quadro di marginalità nei processi internazionali di produzione dell’innovazione tecnologica che dovrebbe creare serio allarme nei nostri governanti e indurli a varare una politica di grande impatto per imprimere in tempi brevi un’inversione di tendenza. La valutazione pessimistica è avvalorata dal rapporto tra PIL e investimenti in IT.

Nel 2006, a fronte di un PIL mondiale cresciuto del 5,1%, lo sviluppo dell’IT si è consolidato a +6,1%, mentre in Italia si è visto un +1,6% dell’IT a fronte di un +1,9% del PIL. Secondo Lucarelli appare evidente che "di fronte ai grandi numeri degli investimenti in innovazione informatica che stanno trasformando il mondo è chiaro come il ritmo faticoso con cui cresce il settore nazionale dell’ICT sia assolutamente insufficiente a sostenere la nostra economia nella competizione internazionale".

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