LPM 2006: intervista a Roberto Tupone

November 23, 2006, 12:00 am
23 November 2006


LPM 2006: intervista a Roberto Tupone

Tratto da www.teknemedia.net del 23.11.2006 – di Ilari Valbonesi

Roberto Tupone, direttore Artistico del Linux Club Italia, parla della prossima edizione di Live Performers Meeting, che si terrà all’interno del suo storico locale, da diversi anni dedicato alla ricerca e alla produzione di arte elettronica.

IV: il 24 e 25 novembre il Linux Club di Roma ospita LPM 2006, Live Performers:

RT: sì, venerdì e sabato ospitiamo questo unico evento per fruire in diretta una serie di performance video live. Vengono 180 artisti dall’Italia tra cui performers già affermati come Claudio Sinatti e Otolab, ma anche molte ragazze come Nikky, Giulia Mainenti , Lola, BugZ, dall’Europa (Spagna, Olanda, UK) e soprattutto artisti dalla Croazia, Serbia, Macedonia, Uruguay e Cina. E’ la terza volta che il Linux ospita questa manifestazione internazionale.

IV: com’è nata questa collaborazione con il progetto LPM?

RT: è nata come una festa dedicata a realtà di open source tra cui FLxER, un software di missaggio video che nasce nel 2001 dalla collaborazione di più persone e attorno al quale è nata una community. La prima edizione si chiamava ShockArt poi ha preso il nome di LPM. Adesso la community è composta da 8000 persone da tutto il mondo che collaborano al software in una sorta di videoblog dove condividono oltre 4000 file. Diciamo che è stato un incontro tra persone che si è trasformato in un evento atto a cogliere il comportamento e lo sviluppo flessibile di una community, e per questo affine alla politica del Linux. Il club è infatti un luogo di cultura libera, di aggregazione e di ospitalità.

IV: la rete è un ambiente condiviso tra Arte e Tecnologia. In che modo si distinguono gli ambiti?

RT: la rete di per sé è un’espressione di arte libera, un ambito di connessione. A gennaio organizziamo la settimana delle libertà digitali per la libertà del software digitale. In questo senso la forma di espressione digitale messa in rete ne distingue gli ambiti di applicazione. L’arte è dentro la rete. All’inizio non ero favorevole all’arte soprattutto con quelle forme di arte che sostengono la S.i.a.e. e quelle forme artistiche che si legano a multinazionali.

IV: la rete come possibilità reale di sfuggire al monopolio di espressione?

RT: la rete sfugge al monopolio, ad esempio Wikipedia che è sostenuta da una fondazione no profit. 1500000 di voci, una quantità di informazioni che supera l’enciclopedia britannica e s’ impone all’attenzione dell’editoria.

IV: che forma di controllo avviene per le informazioni che si sviluppano in rete?

RT: è una forma di autocontrollo delle informazioni. Sono informazioni che sviluppano un ecosistema digitale dove ogni persona partecipa all’informazione e la revisiona. Un’informazione che progressivamente si stabilizza su di un sapere condiviso. E poi gli articoli sono massimamente testati. Tra l’altro è un esempio di come un software libero produca economia facendo girare l’economia senza monopolizzarla. Un vero e proprio sistema di economia alternativa e di distribuzione sul territorio mondiale.

IV: molte immagini in rete sono protette dal copyright…

RT: come è stato possibile per la musica sarà sempre più possibile condividere le immagini in rete per un creative commons e con la diffusione culturale del copyleft. La pratica del vj e la frammentazione dell’immagine ha portato alla liberazione dell’immagine, allo sviluppo di strumenti per una generazione dinamica delle immagini che poi sono poi condivise e accessibili.

IV: una pratica di condivisione delle immagini che ha generato anche questo Meeting…

RT: sì, infatti si cercherà uno spazio più grande per il prossimo anno. Questo è un organismo collettivo che cresce all’interno di un ecosistema digitale. Il workshop del LPM si divide in due aree: “ON” è destinata ad accogliere il grande pubblico “esterno” per condividere le performance live di artisti del panorama nazionale ed internazionale. L’area “OFF” è invece occasione di confronto “interno” tra vj e video artisti con un programma che alterna workshops e showcase di progetti, tra cui una radio e prodotti. Per il Meeting 2006 è previsto anche un’incontro Hacking lomografico e la storia della lomografia. Una modalità di ricerca di immagini più immediate e pratica di hacking per un approccio irriverente al mondo della fotografia mainstream.

IV: in un certo senso il Linux è un luogo di rete configurato per questo tipo di eventi…

RT: da sempre il Linux si propone come luogo destinato alla realtà digitale. Il Club è cablato in rete ha già due videoproiettori e postazioni internet gratuite. E fin dall’inizio ha ospitato vari progetti di arte elettronica.

IV: com’è la ricezione da parte delle istituzioni a questo tipo di iniziative?

RT: le istituzioni non sono molto attente a questo tipo di eventi, almeno quelle romane. Il Linux Club si è sempre appoggiato alle risorse interne e di autoproduzione. Ultimamente sta cambiando l’atteggiamento politico. Soprattutto da parte della Regione che inizia a sostenere praticamente l’attività di associazionismo che promulghiamo e adesso anche una maggiore attenzione dalla Provincia. Poi i vari Patrocini del Comune e dell’assesore Giulio Pelonzi e l’attenzione del Presidente del Municipio di Roma XI Andrea Catarci.

IV: la rivoluzione parte dalla rete?

RT: l’associazionismo combatte il puro lobbysmo che detiene il monopolio delle informazioni. Noi ci autoproduciamo e così stiamo formando un progetto di frontiere digitali. Un invito a mettersi in rete per creare una piazza, una comunità allargata, in cui le numerose e spesso piccole realtà possano unire le proprie forze per accrescere la propria influenza, e per effettuare anche una pressione politica per cambiare delle leggi che sono restrittive rispetto il libero utilizzo delle informazioni. Insomma, agire uniti può contribuire maggiormente al successo delle singole iniziative e concretizzare nel mondo le idee virtuali nate nella rete. La libera circolazione delle idee poi si riflette anche nell’espressione artistica e nella società reale.

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