Meno welfare, più privati. Il TTIP è già qui

By Partito Pirata Agatha Christie diceva che 3 indizi fanno una prova, in un giallo. Non è dato sapere quanti indizi la scrittrice ritenesse necessari nelle analisi socio-politico-economiche di un Paese, ma nulla impedisce di immaginare che fossero 3 anche in questo caso. In realtà, se fosse un genere letterario o televisivo, più che di un giallo si tratterebbe di uno thriller, anche un po’ splatter, e potrebbe intitolarsi “La lenta agonia del welfare”; in alternativa, si potrebbe anche dargli una sfumatura tragicomica e chiamarlo “Tu non vuoi fa’ l’americano, ma devi per forza”. Quando si parla di welfare, le prime cose che vengono in mente sono la sanità, l’istruzione e le pensioni; e sono esattamente questi i famosi “3 indizi” che lasciano intuire quale potrebbe essere il futuro del Paese.
E’ uscito pochi giorni fa il rapporto del Censis sulla spesa sanitaria nell’anno 2015. Il dato più significativo è che dal 2012 al 2016 sono aumentati di 2 milioni (arrivando a un totale di 11) i cittadini “che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al cambiamento “meno sanità pubblica, più sanità privata» si aggiunge il fenomeno della sanità negata: “niente sanità senza soldi». Riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials”. Questo perché nella sanità pubblica continuano ad aumentare i ticket, ma non la qualità del servizio: “”Sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato, e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano», ha detto Marco Vecchietti, Amministratore Delegato di Rbm Assicurazione Salute”. La soluzione? Le polizze private, of course. “Il 57,1% degli italiani pensa che chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa dovrebbe stipularla e aderire”. Sempre meno pubblico e sempre più privato, insomma, e non solo nella sanità. Prendiamo le pensioni (il nostro “secondo indizio”). Secondo la COVIP, nel 2015 le adesioni a fondi integrativi sono aumentate del 13,4% (+860 mila). Anche in questo caso, per molti -soprattutto i più giovani, la cui prospettiva è quella dipinta poco tempo fa da Boeri, cioè di andare in pensione a 75 anni- il ricorso a fondi privati viene sempre più spesso dipinto come un quasi obbligo. Con tutti i rischi del caso.
Il terzo indizio riguarda l’istruzione, e in particolare l’università. A fare scalpore, qualche mese fa, furono i dati contenuti nel rapporto della Fondazione Res. In 10 anni le immatricolazioni sono diminuite di 63 mila unità, e il tasso di passaggio dalla scuola all’università è sceso di 24 punti percentuali. Del resto, anche in questo caso il copione è sempre lo stesso: più tasse (vd. riforma dell’ISEE) ma meno qualità, per via dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario cominciati in epoca gelminiana e proseguiti, chi più chi meno, anche dai governi successivi. Il risultato è che oggi l’Italia ha (anzi: …read more

Source:: Frontiere Digitali

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