Microsoft: offerta parte del codice, parola all�Ue

Microsoft: offerta parte del codice, parola all’Ue

da unimondo.oneworld.net di giovedì, 26 gennaio, 2006

L’ultima mossa del caso giudiziario entrato ormai nel
suo ottavo anno di vita l’ha compiuto Microsoft che nelle scorse ore ha
annunciato che ricorrerà al codice sorgente per rispondere "in modo
definitivo" alle richieste della Commissione Europea. Ma a differenza
di quanto titolato da varie fonti, fra cui persino ANSA e Slashdot, non
verrà divulgato tutto il codice sorgente di Windows. “Come si può
leggere nell’area stampa del sito Microsoft
– scrive Paolo Attivissimo – il colosso del software ha offerto in
licenza limitata soltanto una piccolissima parte del proprio codice
sorgente, specificamente quella dei protocolli di comunicazione di
Windows Workgroup Server e Windows Desktop, che sono al centro di una
disputa con l’Unione Europea da vari anni. Il resto rimane segreto e
accessibile soltanto ad alcuni governi e centri di ricerca”.

L’Antitrust continentale, che due anni fa aveva condannato l’azienda per abuso di posizione dominante, dovrà ora valutare se l’iniziativa di Microsoft è sufficiente:
La scelta di Microsoft non è di poco conto secondo la redazione di
Punto-informatico: le autorità europee si erano infatti lamentate
perch�, a loro dire, la precedente licenza non garantiva ai concorrenti
di Microsoft l’accesso a tutte le informazioni utili per sviluppare
software in grado di integrarsi perfettamente sulla piattaforma
Microsoft. Va detto che le decisioni assunte dalla Commissione nei
riguardi di Microsoft, compresa quella relativa alla
commercializzazione di un Windows leggero, ossia privo del Media
Player, sono ora tutte all’attenzione del Tribunale europeo di primo
grado a cui l’azienda si è appellata.

La Free Software Foundation Europe (FSFE) critica l’offerta di
Microsoft di pubblicare il codice sorgente invece dei protocolli. Georg
Greve, Presidente della FSFE spiega: "La Commissione Europea ha chiesto
a Microsoft di pubblicare i propri protocolli per consentire ad altri
di scrivere software interoperabile, in modo da ristabilire la
concorrenza. Non sembra quello che è accaduto, visto che i termini in
cui i protocolli sarebbero stati resi disponibili sono quantomeno
oscuri. Quello che è stato fatto è invece la pubblicazione di codice
sorgente, cosa che non era richiesta". Secondo la FSFE, questo
comportamento non è di alcun aiuto, ma anzi causerebbe ulteriori
problemi. Carlo Piana, legale della FSFE spiega: "Questo ‘impegno’ è
avvelenato; esso peggiora ulteriormente la situazione per il software
libero, visto che Microsoft detiene i diritti d’autore su quel codice
sorgente: gli sviluppatori che leggessero il codice non potrebbero
reimplementarlo sotto forma di software libero, per timore di incorrere
in una violazione del diritto d’autore".

Carlo Piana, legale della FSFE spiega: "Questo ‘impegno’ è
avvelenato; esso peggiora ulteriormente la situazione per il software
libero, visto che Microsoft detiene i diritti d’autore su quel codice
sorgente: gli sviluppatori che leggessero il codice non potrebbero
reimplementarlo sotto forma di software libero, per timore di incorrere
in una violazione del diritto d’autore". Piana prevede che potrebbe
accadere anche di peggio: "Microsoft potrebbe tentare di soffocare la
concorrenza tramite azioni di violazione di diritto d’autore,
sostenendo che gli sviluppatori ‘potrebbero’ aver letto il codice
sorgente".

Georg Greve aggiunge: "Infatti. Come potrebbero gli sviluppatori
scrivere software interoperabile senza leggere il codice sorgente,
visto che le specifiche dei protocolli non sono disponibili? Chi mangia
quella mela si avvelena col loro copyright". Dopo aver dato il
benvenuto alle nuove licenze "Shared Source"
di Microsoft, che hanno migliorato in modo sostanziale le precedenti
pratiche di licenza, la FSFE aveva concesso a Microsoft il beneficio
del dubbio. "Ma ora sembra chiaro che questo era solo l’ennesimo
stratagemma di marketing: ieri Microsoft si è comportata come un
rapinatore che, richiesto di deporre la pistola, vi lancia contro una
granata. Le nostre lodi si sono rivelate premature, viste in
retrospettiva" conclude Greve. [AT]

Altre fonti: Attivissimo.net, Zeusnews, Free Software Foundation Europe

————————————————–

da www.panorama.it del 26/1/2006

L’open source di Microsoft? Un atto politico

Se fa scalpore la decisione di Microsoft di rilasciare i sorgenti
di una piccola porzione di Windows Server, basta fare un passo indietro
di due anni per capire come la mossa di Redmond sia politica, decisamente intelligente e assolutamente ininfluente per le sorti di Windows e del business di Microsoft.
.
Inizio 2004: oltre a confermare l’ordine di non inserire alcun media
player in Windows, il commissario Ue Monti chiedeva a Microsoft
l’impegno a non inserire mai più in Windows applicazioni che possano
danneggiare la concorrenza, e ordinava di preparare entro 90 giorni una
versione di Windows senza Media Player, nonch� fornire agli avversari
informazioni dettagliate su come il software Microsoft si
interfacciasse al sistema operativo.

Il nocciolo della questione
risiede proprio in quest’ultimo aspetto: la richiesta non significava
che il sorgente dovesse essere reso pubblico. Ma dopo due anni di
guerra di trincea, Microsoft cala l’asso.

Pubblichiamo i
sorgenti? Bene, almeno non saremo più gli oscurantisti per antonomasia
agli occhi del mondo (e della Ue). E poco male se questi sono così
parziali da essere ben poco utili (se non, probabilmente, al progetto Samba
che si occupa della condivisione di file e stampanti su piattaforma
Unix con il mondo Windows): lo scopo è raggiunto. E – anche per i più
accesi detrattori di Microsoft – è semplice capire come eventuali
richieste Ue che vadano oltre questo possano suonare come impopolari
limitazioni della libertà di iniziativa economica dell’azienda di Bill
Gates. Che nasce nella culla del liberismo economico, vi prolifera con
un modello di business specifico e che appare lecito modificare nei
dettagli, ma non nella forma.

Microsoft rilascerà qualche
brandello di sorgenti, quindi: e lo farà con una licenza che è facile
prevedere sia estremamente restrittiva, all’insegna del rigoroso
"guardare e non toccare". Tutto il contrario dell’open source, insomma. Ma questa è un’altra storia.

E non stona ricordare che il rapporto tra Microsoft e il rilascio di codice sorgente non inizia certo oggi:
già nel 2001 l’iniziativa denominata Shared Source Initiative svelava
alcune porzioni di codice sorgente dei prodotti Microsoft, in
particolare dei sistemi operativi Windows, ad aziende partner, enti
governativi e istituzioni accademiche, con una licenza che non
permetteva nessuna modifica che non ricadesse sotto la proprietà
intellettuale di Microsoft.
E due anni più tardi Bill Gates, in
visita al Senato italiano, presentava il Government Security Program,
la sua naturale evoluzione. Da allora, non è cambiato granch� all’atto
pratico, se non che i Governi possono scovare le magagne di Windows e
correggerli… ma debbono tenere per s� (e Microsoft) i risultati di
questi sforzi.
Quindi, non c’è da stupirsi che il paventato open
source (stavolta più coatto che mai) abbia un’utilità pratica marginale
se non nulla: è una risposta di facciata a una richiesta che – forse –
poteva essere meglio formulata.

Image for: Microsoft: offerta parte del codice, parola all�Ue