Paola Polito. Sine corpore & excerpta

By Pagina Tre Paola Polito, Sine corpore & excerpta, collana “Orizzonti”, Edizioni Il Foglio, Piombino2013, pagg. 125, € 12,00, ISBN: 9788876064135
E si procede per incantamento
in una memoria tràdita e mai tradìta

… e questa voce non ignota
a noi per sillabe risuona
scorrendo sopra il mare. (Saffo)
La lirica di Paola Polito si dipana in una silloge per sezioni o meglio stazioni a segnare il percorso di una memoria mai diacronica. Ricca di rimandi, essa oscilla a frugare in un passato-presente ricco di suggestioni e di luce.
E il tempo torna, si fonde con l’agito poetico, personale e mai dimentico della tradizione, accompagna le liriche dell’autrice a volte sconcertato, disconnesso, altre, come veggente-sguardo riporta la voce del mare sempre coniugato alla permanenza incoativa di un possibile cominciamento.
L’ossimoro vive come ipotesi di una contraddizione recuperabile nello spazio-scenario dove s’armonizzano scenografie e architetture che, accoglienti, offrono inquadrature di polisemiche varianti. «Spiegami perché tutto/ cambia di segno/ Perché il disegno crudele/ delle cose può diventare amico.// Guarda come trema/ la rosa d’inverno nel cortile». Si confondono sorrisi e lacrime, sogno e realtà e, pur nella contezza di una impossibile risposta, si cerca il bandolo della vita – «Di fili ce ne sono anche troppi/ È tutto groviglio più che trama/ e trama nell’ombra il disfacimento/ […] Il terreno è accidentato e neppure/ ha consistenza/ Se non di sogno» – e si coglie nella meraviglia del sogno l’essenza del vero, e ripeto ‘meraviglia’ perché in tutta la raccolta insiste il sentimento dello stupore che disegna sine corpore l’anima della parola di Paola Polito.
Parola come impegno ad attraversare la tradizione dei suoi grandi maestri e nello stesso tempo avvertirne una musica nuova, originale, propria di questo canzoniere. Ecco quindi che liriche di oggi si specchiano senza ordine in altre di precedente composizione, gli incipit confondono maiuscole e minuscole secondo un ritmo interno che ricompone in un’architettura dell’impossibile il cammino dell’uomo e le sue eterne domande.
E si sente la voce del mare abitare questi versi, del mare non solo ligure ma voce e canto di tanti mari e luoghi dove si lascia il cuore e si riprende, dove le radici diventano nostalgia ad ogni partenza e dove l’essere nomadi crea legamenti di cuore e ricordi di terra. Proprio “terra”, intendo, dove «srotolo vessilli/ lascio segni d’amore», dove «Splende l’oscuro/ se il giusto ospite vi giunge».
Questa silloge è luogo, polis d’amore, di attese, di canto e sinfonie che tornano ad ogni lettura con accordi diversi, multipli, rispondenti sempre a una luce di vita – anche se «vita trasfusa» che goccia a goccia è accolta nella sua crudezza – per rinascere. «C’era una piuma, dicono,/ proprio su quel ramo/ e c’è chi per fermarsi/ perse la strada./ […] ma adesso me ne sto qui/ ai piedi dell’albero,/ da giorni accampata/ per scrutare a mio agio./ Anzi da anni.// Nella mente/ ho concepito una piuma/ perfetta».
E c’è sempre troppa luce per non guardare fuori.
(Prefazione di Patrizia Garofalo)

Paola Polito. Nata a La Spezia, laureata in Lettere a Pisa con Silvio Guarnieri, per molti anni ha insegnato italiano
Source: Frontiere Digitali

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