Parigi vuole riformare il diritto d’autore

Parigi vuole riformare il diritto d’autore

Depenalizzazione del P2P, sanzioni proporzionali al reato e nuovi criteri di valutazione. Questa è la nuova strada scelta dalle istituzioni

Tratto da Off – Quotidiano di spettacolo – 9.3.2007 – di Simona Carloppi

Il Governo francese vuole modificare la legislazione in tema di diritto d’autore, “lucchetti elettronici” e scambi on line attraverso le reti di condivisione e il Ministro della Giustizia raccomanda ai magistrati di stabilire punizioni proporzionali alla modalità e alla gravità dell’infrazione.

Le norme attualmente in vigore prevedono, per chi produce, distribuisce e promuove software di file sharing con lo scopo esplicito di scambiare materiale protetto da copyright, una condanna fino a 3 anni di prigione e 300mila euro di multa e viene lasciato ai tribunali l’onere di distinguere, nei singoli casi, tra semplice realizzazione di strumenti di condivisione e loro promozione come programmi specializzati per aggirare il diritto d’autore.

Ora, però, il governo ha dichiarato di voler regolamentare l’intero processo della condivisione, con sanzioni via via più moderate quando si scende dal produttore di software fino all’utente finale. Per i downloader, si raccomanda di evitare condanne al carcere, e di commisurare l’ammontare della multa secondo vari parametri: eventuale recidiva, quantità di contenuti scaricati, epoca del download: (precedente o posteriore alla pubblicazione commerciale) ed eventuale condivisione automatica di ingenti quantità di contenuti precedentemente scaricati.

Sebbene finora nessuno sia finito in galera per il P2P, e le multe siano state sostanzialmente di entità minima (mai sopra i 3.000 euro), la depenalizzazione porterebbe a sanzioni di 38 euro per il download e 150 euro per l’upload, senza alcun accenno al fatto che un’attività è legata all’altra per tutti i più quotati software di file sharing.

La volontà delle Autorità d’Oltralpe, si allineerebbe così a scelte e sensibilità già espresse nei mesi scorsi nei paesi di area scandinava, in direzione diametralmente opposta a quella prevalente negli Stati Uniti. Una scelta che dovrebbe far riflettere i politici nostrani, che pur essendo pronti a dichiararsi pubblicamente condivisori incalliti sembrano davvero poco intenzionati a mettere finalmente mano alla realtà italiana in materia regolata dalla controversa legge Urbani”.

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