PLIO: OOXML è una minaccia

PLIO: OOXML è una minaccia

In una intervista a Punto Informatico il Progetto linguistico italiano OpenOffice.org attacca le strategie di Microsoft sui formati documentali e ribadisce: uno standard ISO già c’è ed è ODF. Tutto il resto è fuffa

di Paolo De Andreis da punto-informatico.it del 12 febbraio 2008

Roma – Le grandi manovre di Microsoft per portare il suo coccolatissimo formato documentale OOXML all’approvazione definitiva da parte di ISO procedono senza sosta, ma non si ferma l’opposizione di chi ritiene che quel formato non debba essere approvato. Tra questi, anche l’associazione PLIO – Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org che i lettori di Punto Informatico conoscono bene e che ora ribadisce: OOXML è un problema. PI ne ha parlato con loro e in particolare con Italo Vignoli. Ecco cosa è emerso.

Punto Informatico: La sensazione è che tra i sostenitori di ODF vi sia la percezione che OOXML rappresenti una minaccia, che ne pensi? In che modo il formato proposto da Microsoft può intaccare il ruolo di apertura giocato da Open Document Format?
Italo Vignoli: Il formato OOXML di Office 2007 è una minaccia, e non solo per i sostenitori di ODF ma per tutti gli utenti delle suite per ufficio, e quindi per gli stessi utenti di Microsoft Office. Infatti, si tratta di un formato parzialmente aperto e certamente non libero, che ha bisogno di modifiche radicali per diventare uno standard. Le motivazioni sono talmente numerose e complesse da rendere impossibile una sintesi, per cui rimandiamo al sito della ODF Alliance per i commenti.

PI: Una sintesi..?
IV: Semplificando il problema, l’obiettivo di OOXML è di perpetuare il “lock in” dei vecchi formati proprietari di Office, in modo tale da rendere quasi impossibile la scelta di altri prodotti in grado di scrivere file in formato standard. OOXML è artificiosamente complesso: le specifiche sono circa 6.000 pagine, contro le 700 del formato ODF, e non c’è bisogno di essere degli specialisti per capire come un documento così lungo impedisca a chiunque – tranne a chi lo ha scritto – di raccapezzarsi al suo interno.
In questo momento, però, il processo di revisione del formato da parte di ECMA, in previsione del voto di fine febbraio, potrebbe modificare in modo radicale lo scenario. Le modifiche, seppur limitate agli aspetti tecnici, in quanto ECMA non ha affrontato alcuni aspetti legati alla proprietà intellettuale, sono così numerose da stravolgere il formato OOXML, al punto che – se verranno approvate tutte – ci troveremo di fronte a un formato diverso da quello di Office 2007.
Le modifiche, inoltre, hanno avvicinato OOXML a ODF, tanto che le le differenze tra i due formati si sono ridotte a non più di 400 pagine (su 6.000). A questo punto, c’è da chiedersi se ha senso continuare a mantenere due formati distinti, o lavorare a favore di una convergenza così come OASIS e ODF Alliance hanno sempre auspicato.
PI: ODF si è guadagnato rapidamente lo status di standard ISO, un procedimento che sta seguendo anche OOXML, già standard ECMA, che affronta però una situazione ben diversa. È stato detto che la formalizzazione a standard ISO di OOXML potrebbe dar vita a scelte problematiche soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni. Ma è davvero così? E in che modo?
IV: La standardizzazione di ODF non ha incontrato problemi per due motivi: la definizione delle specifiche è durata tre anni e quindi ha rispettato le “best practice di queste operazioni (consenso dei partecipanti, verifica degli aspetti tecnici, coinvolgimento degli esperti esterni, eccetera), e il documento finale di 700 pagine – scritto a più mani e senza l’intervento di Sun – non ha richiesto alcun tipo di modifica.
Al contrario, le specifiche OOXML sono state scritte in sei mesi (48 pagine al giorno) senza nessun lavoro collegiale, e durante il procedimento di “fast track” – che si concluderà a fine febbraio – hanno sollevato migliaia di commenti concettuali, procedurali e tecnici, tanto che Microsoft per superare uno degli aspetti più controversi è stata costretta a rilasciare le specifiche dei vecchi formati proprietari. Inoltre, il procedimento è stato segnato da alcuni episodi discutibili, che hanno avuto il loro culmine in Svezia, dove il processo è stato addirittura annullato a causa delle irregolarità compiute da un dipendente Microsoft.

PI: Volendo cercare gli elementi più critici a vostro avviso?
IV: OOXML non ha i requisiti per diventare uno standard ISO nella forma attuale, senza implementazione open source, senza una documentazione completa delle specifiche (e in particolare di macro, script e crittografia), e senza una vera interoperabilità tra piattaforme, in quanto l’implementazione per MacOS è parziale (manca VBA) e quella per Linux completamente assente. OOXML non risponde alle esigenze legali e pratiche delle aziende e degli enti che devono gestire il flusso delle informazioni tra processi e sistemi eterogenei, e conservare nel tempo il proprio patrimonio di informazioni.
Il recente service pack di Office, che ha sospeso all’improvviso il supporto di 26 vecchi formati dei file, senza alcun tipo di preavviso o informazione agli utenti, è solo un anticipo di quello che succederà a chi adotterà OOXML come formato dei documenti (l’editing dei registri di Windows è un’operazione complessa che non può essere considerata alla portata degli utenti di una suite per ufficio, e non è una soluzione al problema).

PI: In questi giorni la Commissione Europea ha voluto aprire un nuovo fronte antitrust con Microsoft e ha citato nello specifico anche OOXML, sostenendo di voler capire se e in che modo possa rappresentare un formato anti-competitivo. Che ne pensi?
IV: La Commissione Europea, evidentemente, condivide le nostre opinioni, e ha gli strumenti e le competenze per portare il dibattito nelle sedi più opportune, perché vengano presi gli opportuni provvedimenti a tutela degli utenti.

PI: Il confronto tra ODF e OOXML si gioca su molti tavoli diversi. Qualche tempo fa il Burton Group ha pubblicato un’analisi, 37 pagine per affermare, in buona sostanza, che l’implementazione di OOXML finirebbe per costare meno alle imprese rispetto ad ODF. Nella paper si parla anche di caratteristiche tecniche di OOXML più estese e complesse di quelle di ODF, dando l’idea che OOXML più di ODF sia in grado di rispondere alle esigenze, in continua mutazione, delle aziende dei più diversi settori. Hai letto quell’analisi? Che ne pensi?
IV: Noi non vogliamo mettere in dubbio l’indipendenza di Burton Group, ma troviamo sorprendente che le conclusioni di tutte le ricerche siano sempre a favore di Office (prima di ODF, era finito nel mirino Google Docs). La ricerca che confronta ODF e OOXML, inoltre, è talmente piena di errori e omissioni da rendere impossibile una risposta sintetica. Per questo, oltre a segnalare la risposta ufficiale della ODF Alliance, abbiamo ritenuto opportuno riassumere le nostre posizioni all’interno di un comunicato stampa.

PI: Il Burton Group, ma è un’ipotesi che anche gli esperti di Microsoft non scartano a priori, preconizza il possibile avvento un domani di un terzo standard, calato dall’alto dal W3C o frutto di un ulteriore sviluppo dei due formati rivali. Ti sembra una previsione realistica? In ISO la delegazione francese ha detto no ad OOXML perché – ha poi precisato – vuole una convergenza tra i due formati.
IV: Prima di rispondere, vorrei ristabilire la verità dei fatti. ODF è lo standard ISO per i documenti da ufficio dal maggio 2006, e sin dal primo momento è stato aperto al contributo di Microsoft, che – pur essendo tra i fondatori di OASIS – ha sempre rifiutato di partecipare alla definizione del formato. Quindi, il rivale è OOXML, e lo è per scelta precisa di Microsoft.

ODF è nato come standard indipendente, ma non come standard immobile, per cui la sua evoluzione – oggi siamo alla versione 1.2 – era prevista sin dalla prima ora, e questo fatto era perfettamente noto a Microsoft. Infatti, OASIS e ODF Alliance hanno più volte invitato l’azienda di Redmond a collaborare all’evoluzione di ODF piuttosto che a presentare una seconda proposta di standard, perché questa sarebbe andata a sfavore degli utenti più che a suo favore, come infatti è avvenuto.
La nostra posizione è chiara: lo standard per i documenti da ufficio c’è, ed è ODF. Se Microsoft e W3C intendono collaborare alla sua evoluzione, nel rispetto delle regole definite da OASIS (un consorzio indipendente a cui Microsoft è associata sin dalla fondazione), noi non possiamo che essere felici, perché questa sarebbe la conferma del fatto che la nostra proposta iniziale era quella corretta.

PI: In Nord Europa, in Olanda e in Norvegia ad esempio, ODF viene sospinto nelle pubbliche amministrazioni. Secondo Microsoft scegliere ora, in un momento in cui i formati XML sono ancora così giovani, potrebbe rappresentare un rischio di spesa soprattutto in ambito pubblico. Adottare subito un formato piuttosto che un altro, anziché puntare ad esempio su entrambi, può davvero essere un rischio?
IV: Anche in questo caso, prima di rispondere vorremmo fare chiarezza. Il confronto sui costi tra OOXML e ODF deve rispettare gli stessi parametri, e – per uniformità – deve includere il costo della licenza più quello della formazione e del supporto, o solo il costo della licenza. Altrimenti, si spacciano per obiettivi dei confronti che non lo sono, in quanto le due soluzioni non partono da una base di parità.

Perché chi adotta OOXML deve pagare solamente il costo della licenza di Office, mentre chi adotta ODF ha sempre bisogno anche della formazione e del supporto? Tra l’altro, è molto più complesso il passaggio da Office 2003 a Office 2007 che quello da Office 2003 a OpenOffice.org, e i problemi di sicurezza più gravi sono quelli di Office e non quelli di OpenOffice.org e degli altri software che adottano ODF.
Perché tutti danno spazio e ampio credito alle ricerche sponsorizzate o ispirate da Microsoft e ignorano quelle veramente indipendenti – Unione Europea, Ministero delle Finanze della Finlandia – che affermano esattamente il contrario, ovvero che passare a OOXML costa molto di più che passare a ODF, sulla base di indagini tra gli utenti e non di proiezioni degli analisti?

PI: La suite Microsoft Office 2007 propone come formato di riferimento OOXML ma, come noto, è da tempo in grado di interpretare anche ODF. Anche WordPerfect di Corel punta alla coesistenza dei due formati. Nella comunità di OpenOffice.org come si interpreta questo genere di approccio?
IV: Crediamo che non ci sia bisogno di dare un’interpretazione a questo tipo di scelte. Corel e Microsoft, evidentemente, hanno compreso che per operare a tutti i livelli in alcuni mercati europei è necessario il supporto di ODF.

PI: La comunità di OpenOffice.org si è arricchita nel tempo di importanti player del settore tecnologico, come IBM, Sun o Novell, per fare un esempio. In che modo si va evolvendo il rapporto con queste realtà industriali di primo piano? Gli interessi di queste corporation, naturali competitor di Microsoft, possono riversarsi anche nelle scelte strategiche di OpenOffice.org ad esempio rispetto proprio ai formati documentali?
IV: La comunità OpenOffice.org è nata per iniziativa di Sun, che nel 2000 ha donato il codice sorgente di StarOffice e fino a tutto il 2006 ha fornito la maggior parte delle risorse di sviluppo. La situazione è progressivamente cambiata con l’arrivo di Red Hat, Novell e Google, che hanno gruppi più o meno grandi di sviluppatori di OpenOffice.org, e si è rovesciata nel corso del 2007 con l’ingresso di Red Flag (la software house dell’Accademia delle Scienze del Governo Cinese) e IBM, che hanno apportato ciascun un gruppo di circa 50 sviluppatori. Oggi, Sun non è più l’unico sponsor di OpenOffice.org, anche se mantiene la proprietà intellettuale del codice e il coordinamento del progetto.
La presenza di tutte queste aziende, caratterizzate da culture, strategie e obiettivi diversi nell’area del software open source, ha rafforzato la comunità, che oggi è il luogo all’interno del quale vengono prese le decisioni di tipo strategico, perché in questo modo si evita che qualcuno prenda il sopravvento e orienti le scelte in base agli interessi privati e non a quelli pubblici. Nel caso del formato, poi, questo è in mano a OASIS, e quindi a un consorzio di imprese molto ampio, di cui fa parte anche Microsoft (che, pur non essendo mai intervenuta, ha comunque il diritto e la possibilità di farlo in qualsiasi momento).

Le comunità open source, che pochi conoscono e molti confondono con gruppi di scalmanati facinorosi, sono un formidabile strumento di equilibrio e selezione dei progetti sulla base degli interessi degli utenti, proprio perché i meccanismi interni sono trasparenti – le minute di tutte le riunioni sono accessibili a tutti i membri – e soggetti al giudizio comune. Questo impedisce che un singolo soggetto – azienda o gruppo di interesse – prenda il sopravvento sulla base di obiettivi che non vengono condivisi dalla maggioranza.

PI: Di OpenOffice e di ODF si parla molto anche in Italia. Che interesse riscontrate nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni? Si tratta di ambienti tradizionalmente legati ai software proprietari?
IV: Il numero di aziende e pubbliche amministrazioni che migrano a OpenOffice.org cresce di giorno in giorno, come dimostrano la crescita del numero dei download e delle richieste di supporto che arrivano alle mailing list del PLIO e al newsgroup in italiano. In Italia, OpenOffice.org – grazie all’attenzione di tutti i media – ha un livello di visibilità superiore a quello di tutti gli altri Paesi, con l’eccezione della Francia, dove la maggior parte della Pubblica Amministrazione e alcune aziende di grandi dimensioni sono migrate con decisione verso il software open source. Il fenomeno si sta allargando, e sta intaccando in modo progressivo gli ambienti più vicini al software proprietario. La scommessa, per noi dell’Associazione PLIO, è quella di sostenere la crescita potendo contare solamente sulle forze dei volontari e sulle donazioni dei sostenitori.

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