Rein – Est e Grantour

REIN

In una Babilonia di plastica e cemento, dal 1999 i Rein suonano e attraversano l’Italia in lungo e largo a bordo di una vecchia macchina diesel. Una storia lunga chilometri, fatta di autogrill sospesi nella nebbia, portapacchi strabordanti, pacchetti di sigarette accartocciati, bazar ai bordi della ss16 e binari ai lati della 106; una storia bruciata tra gli ultimi nei privè dei primi. Poche brandine e tanti sacchi a pelo che noi ci sappiamo adattare; caffè a portar via che magari poi ci viene sonno; che l’E45 è meglio dell’A1 perché non costa, mentre la Salerno-Reggio va bene comunque, tanto è l’unica.

Qui, dove la periferia è anche il centro di tutto e la musica resta l’unico modo per parlare di felicità e di tristezza allo stesso tempo, i Rein, incrocio ferroviario tra Messico e Ungheria, Francia e Irlanda, prendono e partono con poche certezze, poca benzina e qualche punto fermo stampato ai cigli delle strade. Libri francesi, musica latina e risorse slave, futbol e chitarre spaccate, qualche bottiglia di birra messina, quando si trova. E se povertà e ricchezza si confondono, la multiculturalità è un dato di fatto e non un’opinione. Qualcosa resta, tra tanta storia e poca identità.

Qualcosa resta. E allora questo qualcosa cerchi di farlo entrare in qualche modo nel portabagagli e di portarlo in giro, per raccontarlo. Per raccontare come avviene che da mille madri diverse nasca un solo figlio, triste come la soledad, fedele come le steppe del Connemara, feroce come il sud, poetico come l’est. Quaggiù, in provincia di Babele, qualcosa resta.

COPYLEFT

Dal sito dei Rein – www.rein99.it

Quando uscì "EST!", sul finire del 2005, i rein decisero di abbracciare in maniera convinta la politica del copyleft, che in musica significa pubblicare le proprie opere con le licenze CREATIVE COMMONS. Volendo semplificare il concetto, volevamo che la nostra musica fosse liberamente scambiabile e che i nostri cd potessero essere masterizzati senza andare contro la legge, permettendo queste azioni per nostra espressa volontà.

La formula adottata è "Alcuni diritti riservati", invece che "tutti i diritti riservati"; parte di questi diritti, insomma, li abbiamo riconsegnati alla comunità, a tutti, perché pensiamo che non sia giusto proteggere la creazione umana alla stregua della semplice proprietà privata, perché pensiamo che non sia giusto finire in galera perché si masterizza un cd (specie se si tratta di un cd dei rein), perché pensiamo che ogni autore abbia un debito nei confronti della comunità, da cui ha appreso una larga parte della sua capacità di "scrivere", dal momento che nulla viene realmente inventato dal nulla; forse il copyleft è un modo per saldare questo "debito", un modo per non appropriasi della creazione, che è si di chi la concepisce, ma è anche dell’ambiente storico-culturale in cui questo autore è cresciuto.

A metà 2007, con la pubblicazione del singolo GRANDTOUR, abbiamo affiancato alle CC anche l’autorizzazione DIFFUSION, sviluppata dallo Sportello Liberius, riconducibile alla Free Hardware Foundation e al network di FRONTIERE DIGITALI, che permette la libera diffusione dei brani negli esercizi pubblici

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