RIAA: illegale registrare radio digitali

RIAA: illegale registrare radio digitali

Per
sostenere le proprie tesi i discografici americani denunciano il
produttore di un player portatile che può registrare le canzoni
trasmesse da radio satellitari. Vogliono 150mila dollari per ogni brano
registrato dagli utenti

da punto-informatico.it del 18.05.2006

Washington (USA) – Da decenni i consumatori registrano musica dalla radio via via che l’ascoltano ma ora qualcosa è cambiato: RIAA , l’associazione delle major musicali americane, ha infatti denunciato XM Satellite Radio
colpevole, a detta dei discografici, di aver messo in commercio un
registratore e player portatile che permette ai propri utenti, appunto,
di registrare i contenuti delle radio digitali gestite dalla stessa XM.

E
ci va giù pesante: RIAA nella sua denuncia dichiara di sentirsi frodata
da questa attività, che non contempla una remunerazione per i titolari
del diritto d’autore su quella musica, arrivando a chiedere la
stratosferica cifra di 150mila dollari per ogni brano "scaricato" dagli utenti di un dispositivo denominato Inno.
Inno, prodotto da XM in partnership con Pioneer offre la possibilità di ascoltare i contenuti di 170 canali digitali, di registrarli con un clic
, di creare delle playlist e di riascoltare in qualsiasi momento quanto
registrato. Per agevolare la registrazione è possibile pre-impostare la
registrazione di trasmissioni di proprio interesse in modo da
assicurarsi la cattura dei brani trasmessi, ma anche essere avvisati
quando certi brani o certi autori vengono "mandati in onda". Inoltre,
l’utente può caricare sul dispositivo mobile file mp3 e Wma.

Sono queste caratteristiche, cioè l’estrema facilità della
registrazione, che mandano su tutte le furie i membri di RIAA che nella
denuncia insistono: "Poich� XM rende disponibili ampi cataloghi di
musica di ogni genere, gli abbonati XM avranno ben poco bisogno di
acquistare copie legittime delle registrazioni audio prodotte dai
denuncianti".

RIAA sembra ben poco impressionata da una
caratteristica del player pensata proprio per impedire la circolazione
di file al di fuori di questo contesto "protetto", ovvero il blocco della portabilità : la musica attiva all’interno di Inno non può essere trasferita altrove o trasportata su altri dispositivi mobili.

Molte le illazioni che si fanno in queste ore sulla denuncia di RIAA,
che i più reputano strumentale. C’è chi la vede come un modo per
tastare il terreno in vista della broadcast flag ,
i tag inseriti nelle trasmissioni per impedire la loro registrazione su
dispositivi non autorizzati, che potrebbe diventare obbligatoria negli
USA già entro pochi mesi. Altri ritengono che sia un modo per i
discografici di rinegoziare i diritti pagati dalle radio digitali,
destinate a moltiplicarsi sempre più. Quel che è certo è che XM ha per
ora annunciato una "difesa a oltranza" e sul suo sito continua a
proporre e vendere Inno e derivati.

Un’interessante analisi sulle motivazioni dell’offensiva RIAA è fornita da Electronic Frontier Foundation qui ,

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