“Ricordi a mia figlia” di Pietro Verri

By Pagina Tre (voce di SopraPensiero)
Pubblicato Ricordi a mia figlia di Pietro Verri.
Dall’incipit del libro:
Un uomo può talvolta ridersi della opinione degli uomini. Io sono stato nel caso appunto. Non aveva certamente meritato il discredito, ma era però riuscito a taluno di farmi passare per un novatore, cattivo cittadino, poco buon cristiano, e compagnia pericolosa: io mi rivolsi alle lettere, ed alle cognizioni locali della economia dello Stato; stampai, scrissi, ottenni qualche nome; ebbi un impiego: l’opinione cambiò, e cambiò a segno che, fra le persone attualmente in carica, nessuno ha generalmente una opinione così favorevole come la ho io.
L’uomo, o per la carriera delle armi, o per l’ecclesiastica, o per le scienze, o per le cariche civili, ha il mezzo di forzare le dicerie popolari a tacere, e va da conquistatore sottomettendo l’opinione. Ma la donna manca di queste risorse. Debole, gracile, e timida per sua natura, non ha per mezzi che la dolcezza, la placida bontà, le virtù del cuore. Questi sono i pregi che le procurano un marito, che la affezionano, e che la conducono a quel grado di felicità cui può aspirare.
Le virtù stesse sembrano divise in gran parte per appannaggio dei due sessi: un giovine robusto, ardito, impetuoso, piace; una figlia, se tale fosse, dispiacerebbe. La virtù sua è la modestia, il contegno: un po’ di timidezza, la sensibilità squisita, la compassione, qualche poco ancora d’imbarazzo nella sua persona, formano il di lei pregio. Una donna decisa, aspra e di franchezza, spiace, e sembra affumicata dalle pipe d’un corpo di guardia.
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