Siae e degrado: dibattito aperto

Siae e degrado: dibattito aperto

Il comma 1-bis del progetto di legge “Lusetti 2221” s’è fatto una pessima fama per l’uso improvvido ed impreciso di alcuni termini la cui definizione è già nota. Discutiamoli costruttivamente prima che vengano confermati.

di Leo Sorge da www.01net.it del 10 Gennaio 2008

E’ nell’occhio del ciclone il testo di legge “Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori” (vedi questa pagina ), con l’emendamento 1 bis approvato definitivamente dal Senato il 21.12.2007.

Il testo modifica lo stato della Siae (Società italiana Autori ed Editori) e si occupa anche e soprattutto del libero uso di materiali sul web, indicando, per gli “usi liberi didattici e scientifici”, il comma 1-bis, che inizia così: “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”.

Una folla di giornalisti e giuristi, per tacer degli altri, s’è scagliata contro la legge e soprattutto contro l’emendamento, quasi sempre cercandone un’interpretazione in forma o in sostanza discutibile, onde esercitare l’italico diritto alla critica distruttiva. Si tratta per lo più di cattiva comunicazione: la critica dev’essere per lo più costruttiva. Dell’aspetto formale, ovvero se la legge sia o meno costituzionale, non sono in grado di discutere; di quello sostanziale, invece, posso dire la mia. Devo purtroppo segnalare che l’emendamento fornisce un assist straordinario a chiunque voglia parlarne male, perché usa la parola “degradate”, che in italiano è offensiva ed imprecisa. E’ veramente deprimente che nel 2007/8 si possa cadere in tranelli verbali del genere.

Degrado artistico
Della difesa dell’emendamento si sta occupando Guido Iodice, addetto stampa di Folena (che ha anche un blog). Le sue parole, apparse su svariati siti, sembrano francamente più chiare: “La versione originale dell’emendamento specificava cosa significa bassa risoluzione: Per bassa risoluzione delle immagini si intende la risoluzione standard dei monitor per elaboratori elettronici in commercio e dimensioni non superiori a 500 punti per ciascuna dimensione. Per bassa risoluzione delle musiche si intende una frequenza di campionamento non superiore a 8 kilohertz. Ai medesimi usi sono consentite le riproduzioni di brani e citazioni di opere tali da non arrecare danno ai detentori dei diritti”. (ved. questa pagina).

Altrove, Iodice commentava: “Il comma introdotto non riduce affatto le libere utilizzazioni, al contrario, seppur di poco, le allarga”.

Orbene i termini “musica” e “degradate” vanno precisati, ma vanno anche dettagliati gli ambiti degli “usi didattici o scientifici” e potendo anche gli “scopi di lucro” (gli Adsense sono sufficientemente lucrativi? E se ci assommo 1 dollaro al mese, che non riscuoterò mai, sono illegale?), nel decreto attuativo relativo. Ovviamente qualsiasi persona che si ritenga lesa potrà a buon diritto muoversi per far ampliare o restringere quelli che ritiene i suoi diritti. Per affermare una diversa proposta non c’è bisogno di urlare allo scandalo per forza, ma bisogna avere delle idee e non limitarsi ad urlare “Anatema!”.
E’ necessario quindi che ci si muova per fare proposte costruttive di regolamentazione, come fanno, tra gli altri, Altroconsumo e Frontiere Digitali.

Nuove regole per l’Occidente?Il problema fondamentale, a mio avviso, resta l’inapplicabilità del mirabolante impianto occidentale “codice pubblico più codice privato” al mondo d’oggi. La nazione di Internet segue regole sue, così come la nazione Gsm (e tecnologie conseguenti), ambiti nei quali il diritto d’autore è di fatto inapplicabile, come non lo è a chi vende in strada DVD copiati. Sono questi solo alcuni esempi, ma la realtà del cambiamento non è solo su internet, ma è più ampia, più terribile. In Africa la democrazia rappresentativa all’europea non è applicabile; ovunque nel mondo, il concetto di Stato sovrano è inapplicabile a tante organizzazioni terroristiche, i cui Paesi ospiti vengono trattati come server che ospitano siti illegali.

I tempi cambiano, certamente, e non sarà un emendamento a fermarli.

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