Software libero, un incubatore a Roma

Software libero, un incubatore a Roma

Sotto
l’impulso del Comune un pugno di imprese che sviluppino software a
codice aperto troveranno servizi e ospitalità in un incubatore
dedicato. Oggi viene presentato il bando. Ecco chi e come può
partecipare

da punto-informatico.it del 31.01.2006

il progetto

– Nasce a Roma il primo incubatore per le imprese che sviluppano
software Floss. Sarà presentato questa mattina in Campidoglio il bando
per accedere al progetto che accoglierà una decina di piccole imprese,
neonate sviluppatrici di software libero sotto l’ala protettiva del
Comune di Roma. "L’idea – ha dichiarato l’assessore Mariella Gramaglia
– è quella di favorire lo sviluppo di un polo d’eccellenza nel campo.
Il Comune di Roma vuole spingere il software libero ed essere un punto
di riferimento. Il nostro sogno è riuscire a creare un distretto di
economia solidale capace di raggruppare una filiera di aziende che
opereranno in maniera responsabile".

Tutto
avverrà nella sede (ancora da arredare) di San Basilio, via
Scorticabove, – circa 800 metri quadrati, 18 postazioni di lavoro
collegate al web, spazi comuni, segreteria organizzativa – a
disposizione di una decina di aziende che lì potranno insediarsi e crescere
sfruttando le strutture comunali, servizi, connettività, assistenza e
formazione per 30 mesi, tempo stimato per poter camminare ed operare da
soli e senza protezioni. Le aziende (ditte individuali, società di
persone, società di capitale, società cooperative) dovranno pagare una
cifra simbolica di circa 100 euro per i primi sei mesi, somma di sicuro
abbordabile anche per le più fragili realtà imprenditoriali.

Con il termine "incubatore" si intende uno spazio fisico che ospita delle imprese e mette a disposizione di queste servizi logistici, materiali e immateriali
che ne possano facilitare lo sviluppo. Quello per ICT-Open Source
attende persone in grado di lavorare su piattaforme Linux e in generale
con l’uso e l’implementazione di free software.
In un prossimo
futuro si spera possa entrare in sinergia con il Polo Tecnologico
Tiburtino e l’Università di Tor Vergata, specializzate in informatica
open source, sia dal punto di vista della programmazione sia della
applicazione pratica. L’iniziativa ha un rilievo nazionale, scaturisce
infatti da finanziamenti del Ministero delle Attività Produttive in
attuazione dell’art. 14 della legge 266/1997. Roma peraltro ha già dato
vita a quattro incubatori in settori diversi, come quello di Corviale, di Cinecittào Play.

Del
nuovo incubatore Punto Informatico ha parlato con Alessandro Messina,
responsabile dell’assessorato alle politiche per le periferie, lo
sviluppo locale, il lavoro del Comune

Punto Informatico: Ma siete o no i primi?
Alessandro
Messina: Non posso essere sicuro. Abbiamo fatto ricerche e non abbiamo
trovato altri incubatori dedicati al free software. La nostra
peculiarità è che sono ammesse imprese la cui mission è la
commercializzazione di servizi o prodotti Free/Libre Open Source
Software. L”incubatore è in grado di supportare sia lo start up che il
consolidamento e lo sviluppo di imprese esistenti.

PI: A chi può essere utile?
AM:
È un’opportunità per chi vuole avviare un’impresa di servizi
informatici e chi ha in progetto di ampliarne o diversificarne una già
esistente. È un luogo di incontro, di interazione e di scambio ideale
per lo sviluppo di un centro di eccellenza sul software Open Source in
grado di diventare un punto di riferimento per la Pubblica
Amministrazione e le imprese private. Ma è anche un’occasione per
conoscere e confrontarci e fare rete.

PI: Per essere più precisi quali servizi siete in grado di offrire alle aziende?
AM:
L’incubatore Open Source è in grado di offrire un sistema articolato di
strutture e servizi. Verrà concesso l’accesso ad un’area di lavoro di
circa 800 mq organizzata e strutturata secondo i più moderni criteri di
incubazione di impresa: locali ed uffici dotati di strumenti necessari
allo svolgimento di una quotidiana attività di impresa (uffici,
telefoni, computer, stampanti, fax, connessione ad Internet, attività
di reception ecc.) come spazi comuni per la formazione, le riunioni e
sala conferenza. Verranno messi a disposizione, inoltre, una serie di
servizi aggiuntivi di animazione ed accompagnamento nelle varie di fasi
di crescita dell’attività di impresa.
PI:… come per esempio?
AM:
Assistenza tecnica: tutoraggio e monitoraggio delle attività
imprenditoriali lungo tutto il periodo di incubazione; seminari
tematici di cultura di impresa; networking interno: sviluppo di
relazioni e sinergie tra le imprese incubate attraverso incontri e
confronti periodici tra le imprese insediate; consulenza ai
finanziamenti ed altro.
PI: Ogni azienda incubata potrà rimanere 30 mesi, e poi?
AM:
È un limite prorogabile una volta al massimo di sei mesi. Ma devono
esserci elementi tali da giustificare la permanenza. In sostanza,
bisogna avere la certezza che con altri 6 mesi di incubatore l’azienda
sarà in grado di vivere da sola. In fondo, a questo serve il progetto:
agevolare il cammino autonomo.

PI: È un modo di concedere finanziamenti alle imprese un po’ particolare… qui sono le imprese che pagano…
AM:
È un nuovo modo anche poco sfruttato. Si concedono beni materiali e
immateriali. Ma la cifra è assolutamente simbolica: 100 euro per i
primi sei mesi per arrivare ad un massimo di 500 euro al mese.

PI: C’è però anche la possibilità di partecipare da "esterni" come associati…

AM:
Un associato è colui che gode di alcuni benefici non essendo incubato.
Tali benefici potrebbero essere per esempio la "rete" di aziende creata
dall’incubatore, oppure sfruttare sinergie o l’assistenza o la
formazione.

Il bando

PI: Oggi sarà presentato in Campidoglio il bando, quali saranno le fasi successive?
AM:
Una seconda fase sarà l’accoglienza, con informazione, orientamento e
scouting (fino esaurimento spazi), poi ci sarà una prima selezione di
aziende sempre fino ad esaurimento spazi. Seguirà l’insediamento.
Ultima fase è il networking post-incubazione.

PI: Le aziende saranno sottoposte a selezione sulla base di quali criteri?

AM:
In primo luogo sarà valutata la potenzialità del progetto, poi
conteranno molto anche gli aspetti occupazionali. Inoltre, altro
punteggio sarà assegnato per aziende che s’impegnano a realizzare forme
di certificazione e di sostenibilità

PI: Avete fatto una indagine preventiva? Vi sono molte aziende che operano nell’open source a Roma?
AM:
No, non abbiamo fatto ricerche ma speriamo che vi sia una buona
affluenza… è sempre una incognita. Sappiamo che c’è moltissimo
interesse ma a monte c’è bisogno comunque di qualcuno che faccia
investimenti…

PI: Quali obblighi avranno le aziende incubate?
AM:
Dovranno attenersi alle regole del buon vicinato, sviluppando rapporti
collaborativi con le altre aziende che occupano gli spazi comuni.
Dovranno tutti avere cura degli ambienti e delle strutture comunali.
Niente di più, in fondo è nel loro buon interesse.
PI:..ed anche il Comune potrebbe svolgere un ruolo importante per il futuro delle ex incubate…
AM:
È tutto da definire ma si potrebbe lavorare a progetto e sviluppare
sistemi utili alla gestione amministrativa interna. Al momento è presto
per parlarne, dovremo valutare lo sviluppo generale dell’iniziativa.

Bando e moduli sono disponibili su www.autopromozionesociale.it

a cura di Alessandro Biancardi

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