Stallman: ecco perch� il sw dev’essere libero

Stallman: ecco perch� il sw dev’essere libero

Terza
ed ultima parte dell’intervista rilasciata dal padre del Free Software
Movement a Punto Informatico, interamente dedicata alle ragioni del
Software Libero e alla sua possibilità di impattare sulle libertà
dell’individuo

da punto-informatico.it del 17.02.2006

Il software deve essere uno strumento manipolabile e ridistribuibile
per tante ragioni, anche perch� questo aiuta a cooperare, a lavorare
insieme, con vantaggi per tutti. Questo uno dei nodi su cui si articola
l’attività del Free Software Movement fondato e animato da Richard Stallman, presidente di Free Software Foundation,
qui al capitolo conclusivo di una lunga intervista rilasciata a Punto
Informatico, una "sezione" interamente dedicata proprio al movimento
che propone e sostiene il Software Libero (sezioni precedenti qui e qui).

Punto
Informatico: Parliamo quindi del Free Software Movement. Quali sono i
valori fondamentali del movimento? In cosa crede? Qualcuno dice che
crede soprattutto nella creatività

RMS: Attenzione, bisogna
fare un po’ di chiarezza. I programmatori del FSM credono innanzitutto
in due valori: libertà e comunità. Mi piace anche la creatività,
d’accordo, ma non bisogna mai anteporre questo valore alla comunità ed
alla libertà. Non si può perdere libertà importanti solo per preservare
la "creatività".

Tante volte, molti gruppi e molte persone
parlano della "creatività" come se fosse un vero e proprio ideale, un
credo con dei fini che ricadono sulla società. In verità, io ho
elaborato una teoria riguardo questa curiosa faccenda.

PI: Può essere più chiaro?
RMS:
Penso che tutta questa chiacchiera sulla creatività sia parte di una
lunga campagna di agenda setting mediatico, condotta soprattutto da
major discografiche e studios cinematografici. Vogliono insegnarci ed
inculcarci che la "creatività" è al di sopra di tutto, così da farci
sposare la causa della difesa estrema e belligerante del copyright.

PI: Il FSM va quindi contro le grandi aziende? Contro i poteri forti dell’industria multimediale e delle grandi software house?
RMS:
Nuovamente, bisogna fare un po’ di distinzioni: anche se è vero che
gran parte del "software non libero" viene prodotto da grandi aziende,
noi non siamo assolutamente contrari al mercato ed all’industria. Noi
siamo contrari a tutte quelle pratiche per la distribuzione del
software che tolgono agli utenti la libertà di manipolare, modificare e
ridistribuire i programmi.

PI: Volete forse creare un "modello alternativo"? Un’alternativa allo status quo?
RMS:
No, no: noi siamo interessati a creare un’alternativa nella stessa
misura in cui Greenpeace o Amnesty International vogliono cambiare le
cose. Greenpeace vuole salvare l’ambiente dalla distruzione – non
creare un’alternativa "verde" per una nicchia di persone. Amnesty
International vuole liberare gli oppressi ed i criminali torturati,
battendosi per dare loro i dovuti diritti umani – non vuole creare un
mondo dove questi scempi non sono possibili.

Noi, come Free
Software Movement, vogliamo dare a *TUTTI* gli abitanti del cyberspazio
il diritto di modificare, ridistribuire e cambiare il software che
usano – non abbiamo intenzione di creare un mondo separato dove solo
pochi eletti hanno questi diritti.

Fintanto che libertà e
comunità vengono indicate come due "alternative" all’attuale divisione
ed oligarchia dilagante, significa che FSM ha ancora molto da fare.

PI:
FSM si batte quindi per un mondo più libero. In che modo può
contribuire allo sviluppo dell’informatica, specialmente nei paesi in
via di sviluppo?

RMS: Quando un programma è libero, allora
gli utenti possono ridistribuirlo e modificarlo. Nessuno deve pagare
niente. Questo può far risparmiare soldi ai paesi più poveri, ed è
sicuramente un bene. Ad ogni modo, questo non è il vero motivo per cui
dovrebbero usare software libero.
Il motivo più importante è che
l’uso del software libero è il miglior modo per essere liberi e per
cooperare, una cosa positiva per tutti: ricchi e poveri.

PI: Cosa ne pensa del progetto di Nicholas Negroponte per distribuire computer a basso costo nei paesi poveri?
RMS: Mi piace. Io sono per chiunque distribuisca computer, laptop in questo caso, che utilizzano software libero.

PI:
Ci sono progetti per "Free Computers"? Fantascientifico, forse, ma
pensiamo a computer costruiti senza l’uso di brevetti. Ha mai
considerato l’ipotesi?

RMS: C’è una bella differenza tra
oggetti fisici ed oggetti digitali! Con libero accesso al sorgente, io
posso ricompilare, modificare e copiare un software. Non possiamo fare
la stessa cosa con i computer: non ci sono compilatori o sistemi per
copiare le macchine, può essere fatto solo in fabbrica.

Sull’argomento,
mi viene da pensare comunque a quello che io chiamo Treacherous
Computing – qualcuno lo chiama Trusted Computing. Sta prendendo piede.
Molti computer hanno hardware integrato che limita la libertà degli
utenti, spiandoli.
E la nostra incapacità di produrre chip è un
grosso problema che va affrontato: come possiamo essere sicuri di avere
accesso totale ad una macchina che viene controllata da altri?

a cura di Tommaso Lombardi

Si ringrazia Stefano Maffulli per la cortese collaborazione nella stesura dell’intervista

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