Svezia: arriva il grande fratello su e-mail e telefonate internazionali

Svezia: arriva il grande fratello su e-mail e telefonate internazionali

Il Governo vuole fare approvare dal Parlamento una legge per spiare tutte le comunicazioni che varcano i confini svedesi

Tratto da Off – Quotidiano di spettacolo – 14.3.2007 – di Simona Carloppi

Giovedì prossimo verrà presentata al Parlamento svedese una proposta di legge per il controllo dei contenuti di e-mail e telefonate scambiate tra la Svezia e altri Stati. L’iniziativa di questo data mining a tappeto “per fronteggiare terrorismo e crimine internazionale” è partita dalla “Försvarets Radioanstalt” (FRA), l’agenzia civile, ma dipendente dal Ministero della Difesa, che decodificava le crittografie tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale e intercettava le trasmissioni radio del blocco sovietico durante la Guerra Fredda.

Se la Legge sarà approvata tutti i flussi di comunicazione che varcano i confini della Svezia potrebbero essere monitorati, alla ricerca di correlazioni e cospirazioni, secondo una routine operativa e senza la necessità di ordini della magistratura. Secondo il ministro della Difesa svedese Mikael Odenberg, la misura si sarebbe necessaria per "proteggere il paese e i suoi cittadini".

Al quotidiano svedese in lingua inglese “The Local” il ministro ha dichiarato: "Vogliamo sventare minacce militari ai loro stadi iniziali, e individuare altri pericoli che provengono dall’estero, quali il terrorismo, la criminalità informatica, o la diffusione di armi di distruzione di massa… e vogliamo proteggere le nostre truppe impegnate in missioni internazionali".

Queste motivazioni dovrebbero essere sufficienti a giustificare una sorveglianza che viola la privacy dei cittadini e ha costi esorbitanti, – fra i 10 e i 20 milioni di euro l’anno, con una spesa di avvio minima di 50 milioni di euro. Inoltre numerosi esperti di sicurezza come Bruce Schneier sostengono da tempo che le procedure di data mining sono sostanzialmente inefficaci per questi scopi: gli scarsi successi non sono in grado di compensare i falsi allarmi e la compressione della privacy.

Secondo la vicepremier Maud Olofsson, comunque non ci sarebbe nulla di nuovo perché, fino a quando le telecomunicazioni sono state monopolio statale, la Svezia si è sempre adoperata per monitorare le conversazioni che vi transitavano. Il Ministro della Difesa, invece garantisce che i cittadini saranno tutelati da una Commissione, che dovrà costituirsi presso la FRA.

Intanto un’indagine commissionata dal Governo sembra rivelare che 4 svedesi su 5 sarebbero favorevoli a una più stretta sorveglianza, attraverso data mining, telecamere nei luoghi pubblici, ed eventuali database del DNA, ma i dati sono contraddetti da quelli raccolti dall’istituto di ricerca “Skop” secondo cui il 60% della popolazione svedese sarebbe contraria alle intercettazioni. Inoltre la misura violerebbe anche la privacy di cittadini di stati esteri e appare in contrasto con l’articolo 6 del capitolo secondo della Costituzione svedese che tutela la privacy dei cittadini dalle intrusioni dello stato.

Nessuna Nazione europea, inoltre, utilizza o ha i progetto interventi così invasivi. Ad oggi lo scomodo primato di “Stato più ficcanaso” spetta infatti all’Italia, che “vanta” il maggior numero di intercettazioni autorizzate dalla magistratura e il discusso decreto Pisanu, che obbliga alla conservazione di log e tabulati telefonici. Le associazioni svedesi per la difesa dei diritti civili sono sul piede di guerra. Secondo il portavoce di una di esse “Den Nya Valfarden”, la proposta di legge oltrepasserebbe un limite fondamentale.

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