Torvalds: più distro per tutti

Torvalds: più distro per tutti

Al papà di Linux piace scegliere. Anzi, punta a sfruttare le leggi di mercato per migliorare il suo kernel e tutto il software che ci gira intorno. Che siano gli utenti a decidere cos’è meglio per lor

di Alfonso Maruccia da punto-informatico.it del 6 febbraio 2009

In una intervista pubblicata da DistroWatch, Linus Torvalds parla a ruota libera di Linux, come lo fece, quello su cui più gli piace concentrarsi e tutto quanto. Tra le varie dichiarazione del "papà" del pinguino, poi, ce n’è una che elogia, anzi difende l’esistenza di un numero senza fine di distribuzioni basate su Linux diverse tra loro: uno stato di cose che non può che far bene a tutti, agli utenti come al mercato.

Alla domanda sulla validità di un modello da "singola distribuzione", quasi si trattasse di un monolitico sistema a finestre a caso, Torvalds risponde che "le distro multiple non sono semplicemente una buona cosa, sono assolutamente obbligatorie! Abbiamo centinaia di distro, e molte di esse sono pensate soprattutto per mercati di nicchia. Ed è una cosa di cui hai bisogno semplicemente perché mercati differenti hanno requisiti differenti, e nessuna distribuzione universale si prenderà cura di tutto".

La forza di Linux è appunto l’adattabilità del kernel a scenari di impiego anche diversissimi tra loro, dice Torvalds. Se poi si pensa al numero "eccessivo" di distro destinate a uno stesso mercato, continua il coder, come nel caso di quelle per l’ambiente desktop openSUSE/Fedora/Ubuntu, la concorrenza tra player diversi non può che far bene alla qualità e sarà poi il mercato a decidere a chi dare fiducia.

In aggiunta, avere più distribuzioni fa in modo che tutti siano più onesti, continua Torvalds, e anche se il prezzo da pagare per questo vantaggio è "un po’ di confusione", rimane scontata la convenienza di un sistema "multi-party" rispetto a uno monocratico in cui a decidere sia soltanto un soggetto.

Per Torvalds la filosofia di apertura e trasparenza dell’open source funge anche e soprattutto da cane da guardia delle derive tecnologiche così come di quelle economiche, un principio sposato anche dall’associazione Linux Defenders recentemente nata per mettere all’angolo i professionisti del patent trolling attraverso la massimizzazione dei vantaggi del valore della prior art.

Attraverso la distribuzione, la pubblicazione e la descrizione particolareggiata di prodotti, dispositivi, tecnologie, Linux Defenders mira a ridurre al silenzio chi registra brevetti presso l’USPTO statunitense decenni prima che qualcun altro decida di creare un prodotto commerciale a esso riconducibile, approfittando del brevetto già registrato per minacciare il business o in taluni casi persino la sopravvivenza della società che ha avuto il coraggio di finanziare l’idea con denaro sonante.

Tra le nuove iniziative di Linux Defenders va segnalata una partnership proprio con l’USPTO è il progetto di revisione collaborativa dei brevetti noto come peer to patent: attraverso un portale comune tra i due istituti, gli utenti potranno fornire informazioni utili a stabilire se un brevetto in via di assegnazione meriti di essere concesso oppure se si tratti della solita trollata di chi è abituato a brevettare la brevettazione di brevetti come se si trovasse in un’avventura grafica dei bei tempi andati.

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