Un problema di fiducia

Un problema di fiducia

Scritto da Alessandro Bottoni – marted� 18 luglio 2006

www.piratpartiet.it

Questa mattina (18 Luglio 2006), la stampa specializzata ha riportato la notizia che 8 aziende produttrici di chip di mempria DRAM per computer (Micron, Hynix, Nanya Technology, Elpida, NEC Electronics, NEC Electronics America, Infineon Technologies e Mosel Vitelic) sono state trascinate in tribunale da 30 (trenta!) stati appartenenti agli USA, tra cui la California, per aver dato orgine ad un cartello che nel corso degli ultimi decenni ha mantenuto artificiosamente alto il prezzo di questi componenti. Si pu� trovare traccia di questa notizia a Punto Informatico, ad esempio (http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1573842&r=PI).

Apparentemente, questa notizia meriterebbe al massimo uno sbadiglio di noia.

Dopo tutto, da questa parte dell’atlantico siamo abituati da decenni a dover fare i conti con i cartelli formati dalle agenzie di assicurazioni e dai produttori di latte per neonati. Tuttavia, c’� una ragione per cui questa notizia dovrebbe interessarci: il comportamento scorretto di queste aziende rende evidente quanto sia assurdo pretendere dal consumatore la fiducia nei confronti dell’industria quando si parla, ad esempio, di sistemi Trusted Computing e di DRM. Lo � a maggior ragione se si tiene presente che Infineon (www.infineon.com) � sia un produttore di TPM (ed un membro del Trusted Computing Group) che una delle aziende implicate nella formazione di questo cartello.Mi spiego: ogni volta che si fanno notare i possibili usi �malvagi� di queste tecnologie, si viene assaliti da qualche benpensante che urla: �Non c’� niente di tutto questo nei loro progetti! Queste sono solo ipotesi prive di qualunque fondamento!�. Dietro le quinte, ci viene poi �spiegato� che non � eticamente corretto attribuire alle aziende promotrici di queste tecnologie degli intenti diversi da quelli dichiarati nei loro documenti. Qualunque cosa possano tecnicamente fare i TPM od i sistemi DRM, non importa: le aziende li useranno solo per gli scopi �eticamente corretti� previsti dalla loro documentazione.

Insomma: dobbiamo fidarci (perch� � cos� che si fa tra gentiluomini).

La notizia di oggi, quella relativa al certello delle DRAM, rende dolorosamente evidente come sia impossibile accettare questa tesi. Non ci si pu� fidare delle aziende e dei manager aziendali pi� di quanto ci si possa fidare di un venditore di auto usate. Gli interessi di queste persone sono palesemente in diretto contrasto con i nostri. Loro guadagnano laddove noi perdiamo. Questa banale verit� dovrebbe essere evidente anche al pi� sprovveduto degli osservatori ma, incredibilmente, c’� sempre qualcuno disposto a sostenere il contrario.

Bene: questa notizia dovrebbe rendere chiaro una volta per tutte che, anche al di l� del semplice buon senso, non esiste nessun motivo per cui il consumatore dovrebbe fidarsi delle corporation. Hanno gi� agito di concerto, ai danni del consumatore, nel caso delle memorie, e lo faranno ancora. Lo faranno certamente.

Le potenzialit� �malvagie� del Trusted Computing e dei sistemi DRM verranno certamente sfruttate ai danni del consumatore. Si tratta solo di una questione di tempo. Il fatto che queste tecnologie siano destinate a diventare onnipresenti e ad essere tecnicamente accessibili a migliaia di diverse aziende, con milioni di diversi manager, lo rende inevitabile. La statistica gioca contro il consumatore: tra milioni di persone che avranno accesso a questa tecnologia, ce ne saranno sicuramente migliaia disponibili a sfruttare fino in fondo questi strumenti per i fini meno nobili, senza il minimo riguardo per i diritti dell’utente. Migliaia di manager privi di scrupoli, dislocati in centinaia di aziende sono abbastanza per condizionare il mercato e la nostra vita.

Qualcosa di simile � gi� successo decine di volte negli ultimi anni. All’inizio di quest’anno, ad esempio, c’� stato il clamoroso caso dei rootkit sviluppati da BMG e nascosti da Sony nei CD musicali da essa venduti. Si trattava di strumenti che permettevano ai tecnici di Sony/BMG di accedere di nascosto ai PC degli utenti (magari anche al vostro). Si pu� forse immaginare qualcosa di pi� subdolo, pi� illegale e pi� pericoloso?

Che dire allora?

Non siamo tra gentiluomini. Siamo sul libero mercato, tra filibustieri famelici e spietati. Non � sulla fiducia che si basa il rapporto tra operatori del mercato ma piuttosto sulla diffidenza e sul rapporto di forze.

Non ci resta che agire di conseguenza: non possiamo fidarci delle aziende pi� di quanto esse dimostrino di fidarsi degli utenti. Le aziende del settore, ricordiamolo, sono quelle che hanno preteso ed ottenuto dai nostri governi che noi tutti, al momento dell’acquisto di un CD vergine o di un masterizzatore, pagassimo una �compensazione� preventiva per i danni che avremmo potuto produrre loro nel momento in cui avessimo usato questi oggetti per creare una copia abusiva di un prodotto coperto da copyright (http://en.wikipedia.org/wiki/Blank_media_tax). Questa � la fiducia di cui ci onorano. Questa � la fiducia che devono aspettarsi dal consumatore.

La logica conseguenza di tutto questo � che � necessario aggregarsi, coordinarsi e �fare massa� per agire contro di esse. Possiamo dire �agire contro di esse� senza il minimo senso di colpa: queste aziende agiscono da anni contro di noi senza il minimo scrupolo, come dimostrato da questo caso e da molti altri. Dobbiamo �fare massa� per ribaltare un rapporto di forze che ora ci vede in svantaggio. Dobbiamo farlo perch� questa � la sola cosa che queste aziende capiscono: un rapporto di forze di cui esse sono costrette a tenere conto per non chiudere i battenti. Il resto sono chiacchere.

Alessandro Bottoni

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