Un’italiana in Wikimedia

Un’italiana in Wikimedia

Tratto da Punto Informatico – di Luca Spinelli – 19 luglio 2007

Roma – Trent’anni, lunghi capelli castani, sguardo dolce ma deciso. Ha l’aspetto di una giovane mamma mediterranea la nuova eletta al consiglio direttivo della Wikimedia Foundation. Una mamma sempre attenta ai suoi pargoletti ma pronta pure a qualche sonora sculacciata alla prima marachella. Su Wikipedia la chiamano Ubi, per la sua tendenza ad essere ovunque e controllare tutto, ma senza invadenza. Frieda Brioschi è una delle poche amministratrici donne in Wikipedia, ed è anche il presidente di Wikimedia Italia, associazione senza scopo di lucro che ha lo scopo di promuovere Wikipedia nel nostro territorio. Dietro quel sorriso comprensivo e tenero, da giovedì scorso si nasconde uno dei temibili membri del Consiglio Direttivo della Wikimedia Foundation, l’associazione che fa da ombra a tutti i progetti di Wikipedia.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei.

Punto Informatico: La prima domanda è d’obbligo e so che potrei giocarmi tutta l’intervista per questo, ma correrò il rischio. Da cosa nasce quel nome che sembra una via di mezzo fra quello di un’inferocita Amazzone greca e quello di un cornetto Algida?
Frieda Brioschi: È la versione rivista e corretta del nome che appare sui miei documenti, che ho ereditato da mia nonna che a sua volta si dice l’abbia preso da un’amica tedesca della mia bisnonna. Vuoi mettere la comodità di nome e nick in un tutt’uno?

PI: Ma chi è Frieda Brioschi?
FB: Che domanda… non posso rimandarti alle mie FAQ, vero? In estrema sintesi sono una che nella vita fa altro (l’informatica) e che ha degli hobby molto interessanti (Wikipedia, tra le altre cose) che da quattro anni a questa parte le tolgono il sonno e i weekend, ma le danno molte soddisfazioni e un po’ di sana dipendenza.
In maniera un po’ più estesa, ho il pessimo vizio – preso in rete, tra l’altro – di non amare molto parlare di me stessa, prediligendo invece raccontare le cose che faccio.

PI: Ok, ok, allora parliamo del tuo nuovo ruolo. Quali sono le prime sensazioni dall’interno della Wikimedia Foundation, l’associazione che sta dietro ad un progetto da 60 milioni di utenti al giorno? Hai già qualche progetto in cantiere?
FB: Ci si sente emozionatissimi, soprattutto perché non me l’aspettavo proprio. La mia candidatura è nata in extremis dopo aver letto le altre candidature presenti, poiché sentivo il bisogno di dire qualcosa e speravo che qualcuno mi leggesse. Ma da qui a votarmi… Ho tante cose in mente, le principali (che sono anche quelle che offrivano spunti diversi rispetto agli altri candidati) sono far crescere gli altri progetti, cioè tutto il "mondo Wikimedia" oltre a Wikipedia, e dare una chiara identità ai chapter, ovvero le associazioni a carattere nazionale riconosciute da WMF (come ad esempio la stessa Wikimedia Italia). Penso di avere anche l’opportunità di portare in giro un’italianità diversa dal solito.

PI: Spiegaci un po’ il ruolo della Wikimedia Foundation in relazione a Wikipedia. Di cosa si occupa il consiglio direttivo?
FB: WMF si occupa principalmente di gestire tutta l’infrastruttura necessaria a far vivere i nostri progetti: server, banda, ma anche reperimento fondi, promozione, organizzazione eventi, e così via… Inoltre, saltuariamente, emana alcune policy generali per tutti i progetti.
Oltre a ciò la fondazione, insieme con la comunità internazionale degli utenti, studia nuovi progetti open content da lanciare. Lo scopo di fondo, naturalmente, rimane la diffusione della "conoscenza libera".

PI: Pensi siano fondate le accuse di censura e corporativismo che periodicamente qualcuno lancia verso Wikipedia?
FB: In tutta onestà? No. La maggior parte delle accuse denota solo scarsa conoscenza di Wikipedia e del suo funzionamento.
D’altra parte mi rendo conto che dall’esterno sia difficile capire come funziona una comunità che non ha un capo, né una gerarchia.

PI: Due parole anche sul caso "libertà di panorama" che è scoppiato in questi giorni. Cosa contate di fare in proposito?
FB: Da una parte alcuni wikipediani si sono impegnati a inviare una lettera per sensibilizzare istituzioni e media, ottenendo un buon riscontro in termini di diffusione e alcune risposte interessanti; dall’altra Wikimedia Italia e la Free Hardware Foundation stanno organizzando un incontro sull’attuale legislazione in materia di diritto d’autore, con particolare attenzione ai temi del fair use e della libertà di panorama, coinvolgendo giuristi, politici, giornalisti e personalità varie dalla Rete.

PI: Quali sono secondo te le prospettive di Wikipedia e i suoi principali difetti?
FB: Ho smesso da tempo di immaginarmi il futuro di Wikipedia, perché mi ha sempre sorpresa. In Italia Wikipedia deve ancora finire di costruirsi la propria immagine e far sì che il maggior numero dei suoi fruitori capisca cos’è esattamente: ovvero un’enciclopedia libera, gratuita, multilingue, scritta dai cittadini della Rete, che non ha un comitato editoriale e nessuno che sistematicamente controlla la veridicità di quanto c’è scritto, e, nonostante ciò, "funziona".
D’altro canto il progetto, secondo me, deve lavorare moltissimo sulla validazione dei contenuti e sullo snellimento delle "procedure interne": i nuovi utenti appaiono spesso spaesati e questo non è bene per un progetto wiki, che deve la sua forza proprio ai suoi contributori.

PI: Com’è che in Italia molti ancora non sembrano aver capito che "Wikipedia Italia" non esiste e che "Wikimedia Italia" è un’altra cosa?
FB: Un po’ per via del nome: sono troppo simili! Poi perché Wikipedia è una realtà, qualcosa di tangibile che si incontra tutti i giorni, per cui le persone tendono a ricordare più facilmente quel nome. In realtà, esiste semplicemente una "edizione italiana" di Wikipedia, e il suo essere italiana deriva dalla lingua che usa, non dal fatto che si trovi in Italia: poiché non è così. Inoltre Wikipedia non è una associazione, ma un progetto con una vasta comunità libera.
L’associazione si chiama Wikimedia Italia e si occupa di promuovere e far conoscere Wikipedia e i progetti fratelli.

PI: Per finire toglimi una curiosità. Io dico "Vichipedìa" con l’accento sulla "i", da un punto di vista formale dovrebbe essere l’italianizzazione più corretta. Come lo dice, invece, un autorevole membro del Consiglio Direttivo?
FB: Per me è uichipèdia o semplicemente ‘pedia. O it.uichi, se parlo dell’edizione italiana. La comunità italiana secoli fa si è posta il problema e ha censito un certo numero di pronunce, decidendo alla fine che, nel pieno spirito del progetto, ciascuno deve sentirsi libero di chiamarla come vuole.

A cura di Luca Spinelli

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