USA, battaglia sulla rete trasparente

USA, battaglia sulla rete trasparente

Una
coalizione di associazioni ed imprese contro l’amministrazione Bush:
non accettano che le infrastrutture Internet siano trasformate in nodi
di accesso per le forze dell’ordine. Il Garante locale traballa

da punto-informatico.it del 1.02.2006

Washington (USA) – Sta salendo rapidamente la temperatura sul
fronte delle intercettazioni telematiche: sta salendo naturalmente
negli USA, dove di queste cose si parla. Contro la linea
dell’amministrazione Bush, in questi giorni stanno scendendo in campo
un gruppo eterogeneo di imprese e realtà associative decise a fermare
la trasformazione di Internet in un mezzo di schedatura di massa.

Istituzioni accademiche, biblioteche e società ICT come Sun
Microsystems hanno inviato alla Corte d’Appello di Washington una
memoria di 71 pagine con cui chiedono che vengano subito sospese le
regole che consentono alle forze dell’ordine di monitorare la rete come
mai prima.

In ballo, in particolare, ci sono i regolamenti approvati dal Garante locale delle TLC, la Federal Communication Commission:
l’anno scorso la Commissione ha infatti esteso "a qualsiasi genere di
servizio di accesso broad band" la possibilità per la polizia federale
di accedere alle informazioni trasmesse in rete. Non è un giudizio da
poco: si è data attuazione in questo modo al CALEA, il "Communications
Assistance for Law Enforcement Act", che il Congresso non aveva voluto
applicare ad Internet, una legge che in sostanza costringe i produttori
di infrastrutture di comunicazione di prevedere una backdoor di accesso ad usi investigativi.

Alla
Corte d’Appello, dunque, gli oppositori fanno notare come il dibattito
congressuale sul CALEA avesse chiarito che non doveva essere applicato
ad Internet. Soprattutto, spiegano, nessuno ha mai pensato che dovesse
costringere i fornitori di servizi di connettività, dalle università
alle imprese, di strutturare nodi di sorveglianza elettronici per le forze dell’ordine.

"La
memoria (che abbiamo presentato, ndr.) – ha dichiarato uno dei legali
che partecipa all’iniziativa assieme alle associazioni americane delle
università e dei community college – dimostra le falle nel ragionamento
del Garante ed evidenzia come la sua analisi giuridica non ha alcuna
validità".

Questo scontro a Washington arriva in un momento
molto caldo per le polemiche sulle intercettazioni negli Stati Uniti:
nelle scorse settimane prima il presidente Bush e poi la National Security Agency hanno fatto capire quanto gravi, pesanti e reiterate siano le azioni di monitoraggio compiute dentro e fuori dalla rete.

A difesa dell’interpretazione forzata del CALEA c’è l’FBI
secondo cui "capacità di intercettazione standardizzate sono
particolarmente urgenti dinanzi alle molte minacce di oggi contro la
sicurezza e alla tendenza dei criminali di utilizzare i mezzi di
comunicazione underground".

Di interesse, come hanno notato i
media americani, il fatto che anche alcuni membri della Commissione
americana abbiano espresso dubbi sulla legalità dell’interpretazione
data del CALEA.

Va da s� che seppure vincessero le università,
l’FBI continuerebbe a poter in qualsiasi momento intercettare le
comunicazioni elettroniche. La differenza sarebbe tutta nei tempi e nei
modi, nonch� nelle responsabilità dei fornitori di servizi.

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