Web-violence – Discorso alla Camera dei Deputati

By Arturo Di Corinto
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Discorso alla Camera dei Deputati
Arturo Di Corinto
INVITO_2013-06-10
«Pietre e bastoni possono rompermi le ossa, le parole da uno schermo mi possono colpire solo se, e fino a che, io glielo permetto». Nell’anniversario dei dieci anni dalla sua scomparsa potrebbe partire dalle dichiarazioni di Jude Milhon ogni discorso sulla violenza in rete.

Jude era un hacker e come tale ha dedicato la sua vita a sostenere l’importanza di Internet e computer come strumenti di emancipazione per le donne. Jude diceva: «Dovremmo pensare ad Internet come a una scuola che molte di noi ragazze non hanno mai avuto l’opportunità di frequentare e usarla proprio per superare la paura di non essere carine abbastanza, educate abbastanza, forti abbastanza, belle abbastanza, sveglie abbastanza o abbastanza qualcos’altro».

Ma ridurre il tema della violenza del web alle aggressioni verbali verso le donne non basta. Il web ospita molti siti che incitano all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’islamofobia. Il punto è proprio questo: per contrastare la violenza su web non serve mettere il bavaglio alla rete, ma intervenire sul bigottismo dei carnefici e sulla fragilità e le paure dei loro bersagli, con un’opera di educazione dentro e fuori dal web.

È noto a qualsiasi studioso di scienze sociali che nelle situazioni di crisi la manifestazione di comportamenti aggressivi aumenta. Che l’aggressività diventi odio e si trasformi in violenza fisica o verbale è frutto di un’escalation tipica del mancato soddisfacimento dei propri bisogni, materiali oppure emozionali. A volte tuttavia la violenza è direttamente fenomeno delinquenziale soprattutto se è percepita e attuata come uno strumento adatto a raggiungere i propri fini.

Sono molti i fattori dell’aggressività, a cominciare dai tratti di personalità alla frustrazione causata da interazioni sociali insoddisfacenti, alla messa in discussione della propria weltanshauung e del proprio sé (come sono fatto, come mi vesto, da che famiglia provengo, etc.).

Le cause dell’aggressività, dell’odio e della violenza vanno ricercate nella società e non nel web che però è una delle sue espressioni più rilevanti.

E infatti le interazioni via web aggiungono qualcosa di nuovo e di diverso all’aggressività manifesta o latente delle persone. Innanzitutto è più facile che l’aggressività si manifesti per una presunta immunità garantita dall’anonimato o dall’assenza fisica dell’antagonista. Oppure dalla mancata conoscenza delle regole di interazione dello spazio virtuale che si abita e dalle norme giuridiche che lo regolano.

Mentre i siti dell’odio sono un fenomeno ben conosciuto e circoscritto, il linguaggio aggressivo e violento nel web, hate speech, è fenomeno dalle caratteristiche più ampie e sfumate. Nonostante riproduca antiche dinamiche di discriminazione ed esclusione, basate su stereotipi e pregiudizi, è un fenomeno relativamente nuovo laddove Internet assume il ruolo di palcoscenico.

La logica da palcoscenico tipica dei social network, la dinamica di esibizionismo/voyeurismo che innesca, è però un prodotto della cultura televisiva, quella dei tronisti e delle veline, nel disperato tentativo di farsi vedere, di vedersi, di vedere e di far vedere.

Internet è dalle origini uno spazio di relazione e come in qualsiasi …read more

Source: Frontiere Digitali

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