Il futuro è libero

DRUMBAMATIC - 2.3


12 Marzo, 2005 - 00:00

DRUMBAMATIC 2.3: LA PIEGA
Discovernissage: Sistemi non convenzionali di seduta progettati dagli studenti della Facoltà di Architettura di Roma “Valle Giulia”

Curatori: Marco Nardini, Alessio Fransoni
Drumbamatic concept matrix: Ilari Valbonesi
Visual: Andrea Pochetti
Allestimento: Zebra

Drumbamatic, progetto di consonanza elettronica tra musica e arti visive e performative, dalle ore 19 di sabato 12 marzo presenta al Linuxclub di Roma l’edizione 2.3 dal titolo La Piega in collaborazione con la cattedra di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura di Roma “Valle Giulia” del Prof. Marco Nardini. La tematica è stata banco di prova di una didattica sperimentale che, nell’ambito della stessa cattedra, ha integrato l’insegnamento degli specifici della progettazione con un’intensa attività seminariale condotta da Alessio Fransoni e dedicata ai rapporti tra arte e design e alle rispettive differenze di strategia comunicativa. Per la serata saranno esposti i progetti e più di 100 modelli di sedia (alcuni in scala 1:1, perfettamente funzionanti) realizzati dagli studenti prendendo spunto dalla varietà di indicazioni ricevute intorno alla piega come snodo strutturale e opportunità semantica.

L’allestimento, progettato appositamente per il Discovernissage, prevede una struttura espositiva interamente in cartone riciclato che istituisce una ripiegata contiguità formale tra ambiente e oggetti.

Il programma musicale corrisponde il tema della piega con “dispiegamenti sonori”: dal live act electro dub di Du.du e dal mitdjsein techno trance di Ilari & Dr.J (della trasmissione radiofonica Borderplanet) e sonorità tech house di f.r.w.d. e j.p.ro (Skilled dj's), fino all'incursione di vocali ripiegate con la performance della cantante lirica cinese Li Lih. All’idea di piegatura risponde essenzialmente anche il montaggio di un consonante video, a cura di Andrea Pochetti di Drumbamatic.

Live act - 000 (zero zero zero) - interventi dalle ore 22.00

Percussioni, basso, luci al neon, maschere, travestimenti, vocalizzi e voce (maschile e/o femminile) aka gli/le 000 per l’occasione. Ciò che contraddistingue la band è lo stile fatto in casa: i singoli elementi che la compongono e che possono variare a seconda della performance, cercano nelle loro abitazioni così come per strada i loro strumenti musicali, gli arredi e gli abiti di scena. Trait d’union la passione per la trasformazione e la soggezione del sacro. Gli/le 000 - veri e propri junkies sonori - si sacrificano sulla scena, offrendo nel rituale teatrale il loro mutevole corpus perché già in cammino verso l’assoluzione di ogni identità sonora. Ogni pezzo viene costruito con un ritmo ricorrente, a partire da un’idea indizio che invocata si comprime fino ad esplodere, dispiegandosi in modo anonimo sulla scena erotico-sonora come il movimento ondulatorio dell’infrangersi di un’onda sulla riva. Ogni suono, al limite si sente, va alla deriva, e la voce sfuma alla coscienza così come la vibrazione di una corda risuona solo in una cassa chiusa. Una poetica borderline, si potrebbe dire, dove la linea è intervallo temporale e interstizio spaziale, e dove gli/le 000 intervengono trasformando(si) in continuazione. Trasgressione continua del senso del limite che si attua con l’invenzione di nuovi strumenti sonori, ad esempio : la chitarra a plettri ruotanti, oppure mischiando suoni tecnologici di trapani con le corde e con le voci, gli/le 000 condonano così nuovi accessi “inaccessibili” e rivendicano il genio di nuovi spazi sonori.

La mostra

Tra i numerosi legami che uniscono diversi modi d'esplorare i concetti di spazio e forma, la piega rappresenta uno dei territori più incerti e molteplici, affascinanti e difficili da attraversare. Dalle suggestioni del Deleuze de Le Pli alle matematiche delle catastrofi di Thom, dalla geometria degli oggetti frattali di Mandelbrot alla topologia, il concetto di piega offre una grande varietà di spunti per il ripensamento del rapporto tra ambiente e pratiche comunicative e sociali.

La mostra è divisa in tre sezioni corrispondenti a tre gruppi di progetti. Il primo comprende quelli che partono da una matrice formale semplice, il semplice atto di produrre una piega, increspatura, onda, sfruttandone il moto i propagazione in una direzione. Altri progetti invece danno vita a sistemi di pieghe: la piega vista nel suo moltiplicarsi, rifrangersi in altre pieghe in direzioni libere nello spazio, a creare sistemi funzionali o a riconfigurare sotto la specie della piega fenomeni fisici anche complessi. E’ la dimensione dell’impiegare, se si vuole del piegare in maniera continuativa e sempre variata al fine di occupare e configurare lo spazio, quindi di delineare funzioni (impieghi). Il terzo gruppo di lavori infine sviluppa la modalità del ripiegamento, ossia l’atto del ripiegarsi della forma su se stessa e il suo conseguente complicarsi centripeto.

In questa triplice fenomenologia emerge in maniera decisa il concetto - considerato centrale durante in tutto il lavoro di laboratorio - di implicazione, come modalità specifica e variante di un darsi di spazi e significati non per separazione tra interno ed esterno, ma, appunto, per piegamento e ripiegamento di superfici continue. (Alessio Fransoni e Marco Nardini)

Drumbamatic 2.3 : La piega, il volto e la sedia.

Figura di una sensazione corporea non più motrice, bensì di un corpo che riposa nella quiete, la sedia ci introduce al clima emotivo del sentire la presenza discreta.

Mi siedo sulla sedia, chiudo gli occhi ed ascolto il mio corpo in quiete.

La sedia diviene una forma simbiotica del corpo statico, morfologia al singolare di una immaginata stasi spazio temporale che sempre concerne lo stare del corpo nel mondo.

Laddove spazio e tempo riposano nella quiete, puntualmente ci si sente e nel contatto risuona riflessivo il tratto responsivo della presenza che perdura nel suono inerte della quiete.

Il corpo seduto, la prima sedia, si sente.

La sedia diviene così il chiasma sensibile e traccia sonora del corpo che cede al tempo e che trapassa ogni corpo.
In questo concedersi al tempo il corpo sedia è consenziente : si consegna all'enigma del tempo e si dispiega come prima piega del tempo rimosso. Da qui il carattere inquietante di ogni musa-sedia: il suo essere corpo consegnato al tempo è traccia tangibile ed udibile di ciò che inquieta, piega immaginata, ruga spaziotemporale, ipostasi e ricorrenza al passivo dell'evento tutto al singolare dell’enigma della presenza.

Sedersi sulla sedia come la carezza sul volto ci ricorda il non coincidere mai e in nessun luogo di ogni contatto e il disordine insito in ogni ordinata presenza fenomenica. La verità di ciò che appare e che viene alla luce del mondo è un discontinuo sentire puntuale, così come stare seduti su una sedia è un evento prospettico. Ogni tentativo di appropriazione della presenza e delle cose trasforma l'eccesso vitale della sensazione in una rappresentazione di magrittiana memoria: la sparizione totale di Madame Récamier dalla scena reduplica l'enigma del supporto e lo rende immobile.

Il carattere di supporto del corpo definisce così l'orizzonte di percezione : il corpo non più contemplativo perché diastatico risiede in sé e riposa nel suono della quiete. La sedia diviene il simbolo evidente di una anarchia di ciò che non è mai stato presente, di un stare nel mondo che non è soggetto di dominio del mondo ma pelle rugosa,(ri) piegata in sé e traccia umile di sé con cui disporsi in modo accogliente al passare del tempo e all'improgettabilità del nuovo: basta mettersi in ascolto.

Drumbamatic, everybody drums.
(Ilari Valbonesi)

Linux Vision

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